Perché la foto di questa farfalla? Questa bellissima creatura è semplicemente sé stessa, non pretende altro. Nella sua coda manca un pezzetto (nota che non è simmetrica, a destra è mozzata): anche questa è una sua caratteristica, che la rende unica, ed è specchio del suo passato, che evidentemente è stato traumatico. Non per questo ha perso la sua natura, continua a vivere nella libertà. Quando riconosciamo la meraviglia di cui siamo fatti, ma anche le difficoltà che ci hanno plasmato, possiamo amarci semplicemente così come siamo.
Tutto ciò che esiste è in relazione col resto dell’Universo, la relazione è in grado di plasmare, e quando crea è amore. Siamo quindi fatti d’amore e pertanto il nostro scopo è essere felici, ma per essere felici dobbiamo essere liberi.
Essere liberi significa poter esprimere totalmente la nostra indole, il nostro spirito interiore, la nostra verità. La paura di sbagliare, essere giudicati o puniti sono tutti ostacoli che sopprimono ciò di cui siamo fatti: l’amore.
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12,31): per amare il prossimo è necessario che prima impari ad amare te stesso! Non puoi amarti se non sei libero, se non sei nella verità. Infatti “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).
Quando non siamo liberi, veri, e quindi felici, abbiamo sentimenti contrastanti, non riconosciamo noi stessi. In questo soffocamento interiore iniziamo a vivere emozioni negative, che si esprimono nella mente tanto quanto nel corpo. I sintomi di tutto questo diventano un malessere più o meno localizzato, ma spesso generalizzato. Il nostro essere non si esprime più come vorrebbe e a livello psichico insorgono depressione, ansia, conflitto, paura, chiusura e stanchezza. Quella parte bloccata della nostra interiorità si rispecchia in un blocco più corporeo, che a lungo andare può diventare vera e propria malattia.
Scoprire chi siamo veramente è una delle mete più importanti della nostra vita. Questo seminario consente di andare oltre quello che crediamo di essere, oltre le maschere e gli strati della nostra personalità.
con Kapil Pileri, presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
Kapil Pileri pratica e insegna Cranio- Sacrale da molti anni; facilita ritiri intensivi di Consapevolezza: “Chi sono io?” e “Satori”, e seminari sul Giudice Interiore. Di questi lavori offre anche sessioni individuali in varie città italiane. E’ insegnante dell’Associazione Culturale MU, dell’Accademia Olistica del Villaggio Globale di Bagni di Lucca, dell’Integral Being Institute e dell’Academy of Awareness and Creative Expression
Quando si effettua un esperimento di laboratorio vengono spesso utilizzati supporti o contenitori, come ad esempio un tavolo o una provetta. Ci assicuriamo che tali supporti siano neutri, in modo da non influenzare (per lo meno in maniera significativa) il processo studiato. Così si utilizza acqua, o soluzioni acquose, per contenere il materiale vivente che desideriamo studiare, dando per scontato che questa sia solo un fluido neutro e che non prenda parte ai processi, se non come solvente e mezzo di supporto. Anche all’interno delle cellule (nel citosol, nel nucleo, nei mitocondri) c’è acqua, quindi tutte le molecole biologiche sono immerse in questa sostanza.
Tutti sanno che l’acqua è essenziale per la vita, ma le più recenti teorie quantistico-informazionali hanno suggerito che essa è un veicolo di informazioni e che determina la formazione di domini di coerenza, i quali consentono alle altre molecole di organizzarsi, incontrarsi e trasformarsi, dando un supporto che va ben oltre ciò che si è sempre pensato.
L’acqua, in poche parole, “guida” i processi e permette alle altre molecole di relazionarsi in maniera efficace diventando la vera “matrice della vita“. Se l’acqua non avesse queste particolari proprietà non sarebbe possibile alcun processo vitale, perché le molecole per incontrarsi in maniera del tutto casuale (come si sostiene nelle teorie classiche) richiederebbero tempi esageratamente lunghi, non compatibili con la vita stessa.
Da tempo ormai si è scoperto che l’acqua è un vero e proprio veicolo di informazioni: può immagazzinarle, trattenerle e cederle. Questo avviene attraverso la memorizzazione del campo elettromagnetico di altri materiali o fonti energetiche con cui viene a contatto. In realtà, come spiega il prof. Emilio del Giudice (vedi in fondo) per quanto riguarda l’acqua negli organismi viventi, più che di informazione sarebbe corretto parlare di conoscenza, perché non si tratta di un atto meccanico di trasmissione informazionale, ma di un passaggio più complesso di alcuni “dati” che vengono in qualche modo poi rielaborati per ottenere qualcosa di più ampio rispetto ad essi.
I domini di coerenza presenti nell’acqua sono il primissimo rudimentale segno di “unità di informazione”, che è alla base della vita e del più ampio concetto di “unità di coscienza”. Inoltre sono anche il primo segno dell’inversione della tendenza entropica (caratteristica dell’universo) che caratterizza il fenomeno della vita. La vita, infatti, organizza, dà senso, porta informazione, immagazzina ed elabora l’energia, al contrario della materia inanimata che tende al caos ed alla perdita di energia.
Tutta la medicina e tutta la biologia si sono sviluppate senza conoscere né comprendere l’importanza di questi concetti. Si pretende ancor oggi di studiare i processi vitali, quindi anche le malattie e la loro cura, senza tener conto di evidenze che possono cambiare in maniera importante la prospettiva del medico e del biologo.
A questo punto è inevitabile pensare che la vita sia nata, e ovviamente sviluppata, nell’acqua. Non è una novità, direte voi. In realtà le molecole biologiche non si formano spontaneamente in acqua… hanno bisogno di altre molecole biologiche che ne sostengano la sintesi. La risposta finale sull’incipit della vita credo non l’avremo mai, ma ritengo che sia la stessa che dà un significato e un senso anche all’evoluzione della vita stessa e alla sua complessità: la presenza di un’Intelligenza superiore che governa tutto l’universo. Questa Intelligenza è iscritta in ogni cosa, a partire dalle particelle subatomiche e dall’energia, che nelle loro interazioni consentono lo sviluppo di tutto ciò che conosciamo.
Da questo presupposto è evidente che la vita non è figlia del caso, e che quest’ultimo è solo una rappresentazione mentale pseudorazionale necessaria a giustificare ciò che non conosciamo e non comprendiamo.
I Cinque elementi, le costituzioni dei bimbi e gli alimenti più indicati per ogni stagione. Un piccolo viaggio nel mondo del gusto nella prima infanzia: perché mangiare riguarda tanto il corpo quanto le emozioni!
Conferenza gratuita col dott. Davide Angelucci, Medico pediatra, omeopata, agopuntore, direttore del Centro di Eubiotica specializzato in Medicina naturale di Corcagnano (Parma)
Biblioteca Comunale, via Pascoli 3, Santarcangelo di Romagna (RN)
Il titolo richiama un argomento a cui siamo sicuramente sensibili in particolare in questi giorni…
Sergio Givone, filosofo che da anni indaga il problema del nulla – possibilità di grazia, ma anche di annientamento –, approfondirà La paura del disumano, giungendo a delineare «un pensiero tragico che è, nel medesimo tempo, una filosofia del bene di vivere». Un nucleo centrale del percorso di Biblioterapia 2015, perché «certamente l’angoscia, il senso di finitezza sono una via d’accesso, un varco verso il senso. In realtà o si passa di lì o da nessuna parte» ha spiegato Givone. Che continua: «La nostra finitezza, il nostro dovere di morire ci dicono se la vita ha o non ha senso. Il nostro sentire – provare paura, provare angoscia, provare felicità, provare gioia – ci dicono se la vita ha o non ha un senso». La paura è quindi componente inscindibile dell’esperienza umana. Ma l’odierna crisi dei fondamenti del sapere, la “morte di Dio”, il politeismo dei valori, la possibile fine del genere umano a causa di catastrofi e guerre, aprono all’uomo contemporaneo un orizzonte di paura globale che lo espone al pericolo di perdere la propria umanità, e ci richiama per questo a una più alta responsabilità verso noi stessi e il prossimo. Di fronte al circolo vizioso che dall’insicurezza crescente porta a una violenza dell’uomo verso l’uomo che ha acquistato, forse come non mai, un carattere devastante e scandaloso, possiamo interrogarci su come limitarne i danni, consapevoli che l’uomo viene da un fondo di violenza, che non è soltanto un puro residuo bestiale, ma un fatto culturale. Bisogna quindi fare appello all’etica dell’individuo, ovvero alla nostra coscienza, alla nostra responsabilità nei confronti degli altri. E sopportare le paure e le contraddizioni dell’esistenza continuando a tendere verso il bene «come modo di stare al mondo, custodendo le parole in cui si svela l’umano».
Sabato 21 novembre. Rimini, Sala del Giudizio, Museo della Città, ore 17.
Da dove deriva la vita? In quale ambiente si è sviluppata? Quali sono i materiali che hanno consentito la formazione delle prime molecole biologiche? Sono domande che ogni ricercatore attento si pone, ma a cui è difficile dare risposte. La vita sembra esser nata una volta sola, in condizioni del tutto particolari che non si sono ripetute più. Una volta instaurato il processo, questo si è rigenerato autonomamente e allo stesso tempo si è evoluto.
Ciò che sottende la vita e che genera più stupore nei ricercatori è l’intelligenza che la governa. La coordinazione degli eventi, la capacità di rispondere agli stimoli e all’ambiente, le relazioni tra le varie parti e tra le diverse entità, sono caratteristiche di esseri viventi estremamente semplici, che nell’uomo si esprimono all’ennesima potenza. Studiando le funzioni vitali viene continuamente da chiedersi: come può avvenire tutto questo? Non è possibile concepire una tale complessità senza un’intelligenza che la governi.
Chi crede che la vita si sia creata per caso e che per caso si sia evoluta fino ai giorni nostri commette un errore molto grossolano: il tempo evolutivo a disposizione da quando si è formato l’universo non basterebbe a formare una singola proteina per puro caso! Sarebbe molto più probabile prendere un sacco pieno di lettere e sperare di trovare scritto qualcosa di sensato (e la vita è ben di più di questo) semplicemente scuotendolo e gettandone il contenuto a terra, oppure acquistare un biglietto della lotteria e sperare di vincere due volte il primo premio con lo stesso numero. Pensare che la vita non derivi da un processo intelligente (ovvero “pensato”, “voluto” e “sensato”) è come leggere un libro o una poesia, oppure guardare un’opera d’arte, o ascoltare una musica, e credere che non l’abbia creato un essere dotato di intelligenza. Per di più in questi casi siamo certi che colui che l’ha prodotto è un essere umano, e non un animale, sebbene consideriamo anche quest’ultimo dotato di intelligenza.
Purtroppo è il modo di studiare i sistemi viventi (inserito in un contesto culturale predisponente) che ha portato ad una visione di questo tipo: tutti i processi vitali vengono ridotti a “casuali incontri tra molecole” che provocano “eventi che si susseguono in cascata determinandosi l’un l’altro”. In questo modo si riduce la complessità a complicatezza. Un sistema complicato, come ad esempio un’automobile o una qualsiasi macchina creata dall’uomo, ha dei comportamenti predicibili, perché è smembrabile nelle sue varie parti e comprensibile come somma delle stesse. Un sistema complesso, come una cellula o un organismo pluricellulare, o addirittura l’uomo, non è comprensibile se non studiato nella sua globalità e nel suo ambiente. Cercando di ridurlo a sistema complicato (quindi ad una macchina) perdiamo gran parte del suo significato, e soprattutto l’intelligenza che lo governa.
La biologia cerca di studiare e comprendere il funzionamento degli esseri viventi. Insieme ad essa la chimica, la biochimica e la fisica danno contributi diversi al fine di elaborare modelli di funzionamento dei vari “meccanismi” cellulari. Sono stati studiate le interazioni tra ligando e recettore, le cascate di segnali intracellulari, i segnali ormonali, le membrane cellulari, gli acidi nucleici, le informazioni stoccate nel DNA e il loro utilizzo per la sintesi di proteine, ecc. ecc. Qualcosa di oscuro, però, rimane: come si è creato tutto questo? Come è stato possibile creare molecole così complesse come il DNA, che contiene informazioni su più livelli, le quali una volta utilizzate in modo opportuno (da molecole a loro volta sintetizzate per mezzo dello stesso DNA) danno origine ad altre molecole complesse come le proteine, le cui catene aminoacidiche si autoripiegano al fine di generare forme che determinano funzioni specifiche? Chi governa tutto questo, e come?
Se accettiamo la presenza di un’intelligenza superiore dobbiamo accettare anche che la nostra natura prevede di accordarci con essa. Io identifico tutto questo in una entità che chiamo Dio, l’essere intelligente che ha creato l’universo, dandogli un senso e un percorso.
Ognuno di noi ha la propria individualità, unica e irripetibile, che si può (e si deve) esprimere liberamente, ma trovandosi immersa in un’intelligenza molto più grande e potente, non può fare a meno di relazionarsi con essa, riconoscerla, e in qualche modo allinearsi al suo campo. Tutto questo può spiegare ragionevolmente la nostra origine, ma soprattutto dona senso alla nostra esistenza.
Il contributo della Psiconeuroendocrinoimmunologia alla riflessione su come le dimensioni psicologiche e sociali comunichino con la dimensione biologica e come entrambe si influenzino reciprocamente.
Questo seminario desidera portare la riflessione su alcuni temi quali:
esperienza del proprio lavoro e gli spunti teorici inerenti alla dimensione di gruppo;
quanto i fenomeni biologici siano intrecciati a quelli psicosociali e come l’approccio PNEI fornisca gli strumenti e la documentazione per spiegare in termini scientifici l’interazione complessa tra i diversi livelli;
come/quali strumenti per l’operatore per monitorare lo stress;
cosa significa lavorare all’interno di una cooperativa sociale in termini etici.
Poiché l’importanza di “Scrivere del proprio lavoro implica un profondo cambia- mento dello sguardo rispetto a ciò che si fa: anziché continuare ad agire, ci si ferma si riflette su ciò che si è fatto, la scrittura ha una funzione autoriflessiva. La posizione mentale che l’operatore assume, nel momento che si siede e scrive, ha effetti auto-formativi, professionalizzanti, perfino “terapeutici” (Longoni et altri, 2012).
A CHI E’ RIVOLTO:
Il Seminario è rivolto agli operatori dell’area socio-sanitaria: educatori, psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali pedagogisti, medici, psichiatri, neuropsichiatri, infermieri, oss, ma anche personale scolastico, volontari, genitori.
Relatori: Francesco Bottaccioli, Idio Baldrati, Alberto Camprini, Roberto Ghetti, Raffaella Cardone, Michaela Orioli, Milena Pilotti, Cristina Ricci, Christian Rivalta, Davide Baldrati, Giovanna Durante, Andrea Balzani, Sonia Giannini, Veronica Costabile, Lucia Iabichella, Cinzia Saitta, Roberta Vitali, Giovanna Rossi, Ronny Berdondini.
Il gruppo è rivolto a coloro che soffrono di un disturbo, anche lieve, nella condotta alimentare (DCA). Verranno sperimentate tecniche corporee di consapevolezza emozionale e percorsi profondi di meditazione.
Con la dott.ssa Luisa Barbato, presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
In questo corso intensivo verranno trattati i seguenti argomenti:
ALIMENTAZIONE NATURALE: principi scientifici, basi di anatomia e fisiologia, vitamine, oligoelementi, inquinamenti alimentari, dieta dissociata, vegetariana, macrobiotica.
FITOTERAPIA:le 50 principali erbe medicinali, tinture madri, macerati e gemmoderivati, i principi attivi e le applicazioni pratiche.
AROMATERAPIA: le principali essenze utilizzate per la prevenzione e la cura, modalità di estrazione degli olii essenziali, il loro potere antibatterico, antifungino e antivirale.
Con Lucia Kiran Vigiani e Pritamo Montecucco, presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
Il concetto di “blocco energetico” è presente nelle antiche medicine tradizionale cinese e indotibetana. Difficile, per persone di cultura occidentale che non hanno ancora approfondito questi temi, comprendere cosa possa significare. Se consideriamo la vita-vitalità come un flusso di energia¹, il “blocco” è l’ostruzione della sua circolazione nella persona. Come nel flusso d’acqua di un fiume possono esistere accumuli (a monte di un blocco) e carenze di energia (a valle del blocco). Un accumulo di energia può manifestarsi con dolore, infiammazione, ipersensibilità, mentre una carenza con una zona fredda, iposensibile, rallentata.
Secondo una visione più moderna, basata sulla PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), il blocco può essere interpretato come un eccesso o un difetto dell’intensità dell’espressione dei comportamenti istintivi, emozionali e psicologici (Montecucco, 2010, pag. 184). Questo determina uno squilibrio nel sistema PNEI, con conseguenze che possono andare dal livello psichico a quello corporeo, con infinite sfumature in mezzo che comprendono entrambi.
L’individuo in equilibrio prova piacere nell’esistere, sia in senso corporeo che in senso psichico. E’ libero da tensioni e dolore, tutto il suo sistema “persona” è ben integrato, funzionale.
Il “blocco psicosomatico” è quindi una mancanza di armonia in questo sistema, e può essere localizzato in varie parti del corpo, con corrispondenze sul piano psichico ed energetico², e specifiche conseguenze sul comportamento della persona.
Ogni persona ha una propria sensibilità, che si è plasmata soprattutto durante il periodo intrauterino (gravidanza) e nell’infanzia, attraverso il rapporto con le figure di attaccamento, la madre in particolare.
I blocchi psicosomatici sono in relazione al tipo di sensibilità del sistema nervoso, ma si potrebbe dire che sono in relazione al tipo di anima; con un’anima molto evoluta la persona si ammala di più, perché anche una piccola cosa che non va viene registrata più intensamente, proprio perché è sensibile e vorrebbe vivere situazioni più profonde e armoniche del normale.
Montecucco, 2010, pag. 266
Note
La materia stessa è energia, quindi il sangue che circola nei vasi è anche un flusso energetico, oltre al fatto che porta nutrienti, calore, cellule immunitarie, metaboliti. Qui però si parla soprattutto di energie più sottili.
Il livello energetico verrà approfondito in atri post più specifici.
La divisione tra corpo, mente e anima operata nei secoli scorsi da correnti filosofiche, scientifiche e religiose si è sedimentata nella nostra cultura. Non siamo abituati a pensarci come esseri unitari, tendiamo a considerare il nostro corpo come qualcosa che non ci appartiene pienamente, quasi un goffo vestito che ci siamo ritrovati addosso senza volerlo. Quando questo è malato diventa pesante e doloroso, fastidioso e insopportabile, inefficiente e difettoso. Oggi sentiamo la mente, ed in particolare la sua parte più razionale, come ciò che ci rappresenta veramente, siamo degli esseri degni di rispetto perché pensiamo, calcoliamo, desideriamo, progettiamo, comunichiamo. “Cogito ergo sum” (“penso dunque sono) diceva Cartesio (1596-1650) , la cui dicotomica visione filosofica è considerata fondamento e partenza della scissione di cui stiamo parlando. Se possiamo concepire separati mente e corpo tendiamo a pensare che lo sono realmente: questa prospettiva porta a vedere il corpo come fosse una macchina.
La medicina occidentale è divenuta così strettamente incentrata sugli aspetti puramente biologici-biochimici, seguendo un metodo che oggi è riconosciuto come inappropriato.
Nel bene e nel male questa visione ha favorito una tendenza meccanicista e determinista che ancora oggi è alla base del pensiero scientifico occidentale.
(Baldoni, 2010, pag. 17)
Franz Alexander
La psicosomatica propriamente detta è nata alla fine dell’Ottocento (il termine è stato coniato da Franz Alexander negli anni ’30 del ‘900), come corrente di pensiero che proponeva l’esistenza di forti connessioni tra mente e organismo. Vennero così studiate le influenze della mente, delle esperienze psichiche e di quelle emotive, su stati fisici e malattie, tentando di ricostruire una visione unitaria dell’essere umano.
Il problema della psicogenesi è legato all’antica dicotomia psiche contro soma. Fenomeni psicologici e somatici si manifestano nello stesso organismo come due aspetti di un unico processo. Alcuni determinati processi fisiologici vengono soggettivamente percepiti dall’organismo vivente come sensazioni, idee, impulsi. Come già si è detto, questi particolari processi fisiologici possono essere studiati nel modo migliore col metodo psicologico, che si occupa delle percezioni soggettive suscitate dai processi fisiologici stessi e comunicate attraverso il linguaggio. Fondamentalmente, dunque, l’oggetto degli studi psicologici e di quelli fisiologici è il medesimo; diverso è il metodo.
(Alexander F., 1951, pag. 43)
Questo ha portato inizialmente a definire alcuni stati patologici come “malattie psicosomatiche”, ovvero determinati da disturbi mentali o traumi psicologici. Purtroppo ancora oggi il termine “psicosomatica” viene da molti inteso con questa accezione, riferendosi in genere a disturbi funzionali (cioè disturbi fisici in cui non si riscontrano rilevanti alterazioni organiche).
L’evoluzione del pensiero psicosomatico è andato molto oltre, fino a comprendere che tutta l’esistenza dell’uomo è psicosomatica. Quindi tutte le malattie, in questo senso, sono psicosomatiche: malattie fisiche determinano malessere psicologico, problemi mentali portano a disturbi fisici.
Il dolore, per esempio, è un esperienza con una forte componente psichica, sebbene possa derivare da una condizione puramente fisica (come nel caso di un trauma), ma rimane sempre del tutto soggettiva.
A parità di stimolo nocicettivo, l’esperienza dolorosa è profondamente diversa a seconda del significato soggettivo che il dolore ha per l’individuo.
(Ercolani M., 1997)
Quando siamo preoccupati, ansiosi, o arrabbiati viviamo questi sentimenti come tensioni muscolari, mal di pancia, senso di peso al petto, e così via. In psicosomatica queste manifestazioni vengono anche chiamate “blocchi”. La cronicizzazione delle tensioni può portare ad alterazioni importanti nella funzionalità e nella struttura corporea, fino a diventare vera e propria malattia.
Anche la salute è quindi una questione psicosomatica: non esiste un vero benessere fisico con un malessere mentale e viceversa.
Il corpo non è solo un fenomeno biologico, ma anche una costruzione mentale graduale e complessa che si sviluppa, inizialmente, soprattutto all’interno della relazione con la madre. […] L’idea che abbiamo del nostro corpo si modifica per tutta la vita e varia nelle condizioni di salute e di malattia.
(Baldoni, 2010, pag. 14)
Il modello biopsicosociale è nato dalla brillante mente di George L. Engel, medico internista e psichiatra che decise di dedicarsi alla psicosomatica ed allo studio di un approccio sistemico alla persona, arricchendo così il campo di tutto il mondo di relazioni della persona e dei suoi rapporti con la società (il lavoro, la scuola, le aspettative sociali, ecc.).
La crisi della medicina deriva dall’inferenza logica che porta a definire la “malattia” solo in termini di parametri somatici, cosicché i medici non sono tenuti ad occuparsi delle istanze psicosociali in quanto queste ricadrebbero al di fuori della responsabilità e dell’autorità della medicina. […] Il modello biomedico è così diventato un imperativo culturale e le sue limitazioni sono state semplicisticamente trascurate. In breve, il modello ora ha acquisito lo status di dogma.
(Engel, 1977)
L’essenza di questo modello non sta tanto nel considerare variabili psicologiche e sociali insieme a quelle biologiche, ma soprattutto nell’apprezzarne le strette connessioni, all’interno di un approccio sistemico, contrapposto ad una visione determinista di stampo biomedico. La persona è qualcosa di indivisibile, considerarne la cura del solo corpo, o della sola mente, significherebbe snaturarla. Questa visione costituisce un punto di incontro tra discipline che hanno in comune la cura della persona, ma che sono storicamente distinte, come la medicina e la psicologia. Non è necessario che il medico, soprattutto se non ne ha le competenze, sconfini nel campo d’azione dello psicologo, ma non può nemmeno delegare totalmente a questi la responsabilità di considerare aspetti non prettamente fisiologici.
Nel processo di guarigione non può mancare la valutazione del peso di tutti questi fattori, che hanno un forte peso su uno stato di malattia. Del resto anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) lo ha riconosciuto:
La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia o infermità.
(WHO, 1948)
La PNEI(psiconeuroendocrinoimmunologia) può essere considerata una delle espressioni più moderne, scientifiche, ed ampie della psicosomatica e del modello biopsicosociale. Si occupa di mettere in luce tutti i collegamenti e le interazioni tra i vari apparati e sistemi dell’organismo, psiche compresa, attraverso le evidenze scientifiche ottenute dalle ricerche biomediche e psicologiche.
Alexander F. (1951), Psychosomatic medicine, New York, Norton & Co., 1950; trad. it. Medicina psicosomatica, Firenze, Marzocco, 1951
Baldoni F. (2010). La prospettiva psicosomatica. Bologna: Il Mulino.
Ercolani M. (1997), Malati di dolore – Aspetti medici e psicologici del paziente con dolore cronico. Bologna: Zanichelli
Engel G. L. The Need for a New Medical Model: A Challenge for Biomedicine. Science, New Series, Vol. 196, No. 4286 (Apr. 8, 1977), pp. 129-136
WHO. (1948). Preamble to the Constitution of the World Health Organization as adopted by the International Health Conference, New York, 19-22 June, 1946; signed on 22 July 1946 by the representatives of 61 States and entered into force on 7 April 1948. New York.
Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta.
Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve.
La PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) è una scienza, nata piuttosto recentemente, che si occupa di ripristinare il senso unitario dell’essere umano.
Gli ultimi secoli hanno visto una progressiva settorializzazione della medicina, che ha portato da un lato ad un grande approfondimento delle conoscenze delle varie specialità mediche su base scientifica, ma dall’altro anche ad un allontanamento reciproco. Gli organi e i tessuti, o meglio gli apparati e i sistemi che li raggruppano, venivano studiati in maniera separata gli uni dagli altri, come parti indipendenti di una grande e complessa macchina. Progressivamente ci si è accorti che esistono forti interconnessioni e reciproche influenze tra queste “regioni” del corpo umano. Si è teorizzata allora la presenza di “assi” di collegamento, ad esempio il cosiddetto “asse dello stress”, che vede una cascata di segnali a partenza dall’ipotalamo che raggiunge le ghiandole surrenali e attraverso queste una grande quantità di cellule e tessuti. Oggi sappiamo che questo modo di vedere è semplicistico, figlio di una visione meccanicista e riduzionista inappropriata alla spiegazione di questi fenomeni.
Nell’integrazione tra mente, corpo e socialità un passo notevole è stato compiuto grazie al modello biopsicosociale proposto da G. L. Engel e dagli studi di psicosomatica del secolo scorso.
La PNEI si occupa di quella complessa rete di informazioni che continuamente viene scambiata tra psiche, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. Questi interagiscono a loro volta con tutte le altre parti dell’organismo, regolandone la funzione, il trofismo e la crescita secondo le necessità del momento. Per comprendere questo concetto di rete, che riconduce anche ad una visione unitaria di corpo, mente e coscienza, ci sono voluti decenni e ancora pochi specialisti lo conoscono e lo comprendono, e anche quando questo accade quasi mai hanno la capacità di utilizzarlo per i loro pazienti.
La PNEI è sostenuta da migliaia di ricerche scientifiche ed ha permesso di comprendere che le malattie sono influenzate da fattori fisici, ma anche da disagi emotivi e psicologici. Da questi studi è nata una nuova visione del concetto di terapia, di guarigione e di crescita umana.
Francesco Bottaccioli
In Italia un notevole contributo allo studio e alla diffusione della PNEI è stato dato da Francesco Bottaccioli, padre fondatore e presidente onorario della SIPNEI (Società Italiana di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), nonché autore di numerosi testi sulla materia.
La ricerca medico-scientifica, con i suoi enormi progressi, ha potuto svelare tantissimo su meccanismi cellulari, fattori di crescita, DNA, citochine, ormoni, neurotrasmettitori, ecc., credendo spesso di poter dare risposte precise attraverso studi settoriali basati su una visione meccanicistica. Oggi questa modalità è da considerarsi superata, non possiamo più prendere alcun elemento senza considerarlo nel contesto globale della rete informazionale sistemica della persona. Per esempio un’alterazione del sistema endocrino, valutata attraverso dosaggi ormonali ematici, riflette spesso una personalità più o meno alterata e irrigidita, che inizialmente rappresentava un meccanismo di adattamento, ma in seguito è divenuta disfunzionale. Il sistema immunitario è estremamente correlato alle modulazioni ormonali ed esso stesso è in grado di regolare alcune risposte del sistema endocrino. La regolazione nervosa della circolazione sanguigna e delle tensioni muscolari involontarie nei vari distretti dell’organismo è strettamente connessa al nostro vissuto psichico, quindi alle nostre emozioni, alle relazioni, agli stati d’animo. Il risultato di una regolazione modificata dal vissuto può essere un’alterazione del trofismo del tessuto (ad esempio su pelle e mucose), della sua motilità (ad esempio nell’intestino), della sua funzionalità (ad esempio negli organi interni), e così via. Riuscire a considerare questi segni o sintomi nel contesto di una “rete PNEI” significa poter agire terapeuticamente in maniera più consapevole, efficace e meno invasiva.
Federico Nitamo Montecucco
La Psicosomatica PNEI è un nuovo paradigma per le neuroscienze, proposto dal dott. Federico Nitamo Montecucco (docente di psicosomatica presso l’Università di Milano e direttore dell’Istituto di Psicosomatica PNEI – Centro Studi, Formazione e Ricerche del Villaggio Globale di Bagni di Lucca). Questo modello si integra con la medicina olistica e col lavoro di molti scienziati di fama internazionale (come F. Bottaccioli, D. Bohm, F. Capra, A. R. Damasio, E. Laszlo, P.D. MacLean, J. Panksepp, C. Pert, ecc.) appartenenti a svariate discipline, e sta lavorando per la comprensione scientifica della coscienza di Sé, del suo ruolo primario sui sistemi viventi, e di come si riflette sui disturbi emotivi, psicologici e fisiologici.
Montecucco F. (2010), Psicosomatica olistica, ed. Mediterranee
Bottaccioli F. (2005), Psiconeuroendocrinoimmunologia. I fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo. Le basi razionali della medicina integrata, ed. Red
Sei veramente consapevole di ciò che ti succede e di come scegli di agire? La consapevolezza è la capacità di conoscere ciò che sei, a partire dall’ascolto di te stesso, della tua interiorità.
Essere consapevoli significa quindi prima di tutto ascoltarsi. L’ascolto porta alla conoscenza di sé, delle proprie percezioni, dei propri bisogni, delle proprie attitudini.
Questa domanda richiama anche il tanto discusso concetto di libero arbitrio: come scegliamo? La consapevolezza consente di liberarti dai condizionamenti e di agire in piena libertà.
Come aumentare la propria consapevolezza? Esistono molte tecniche ben sperimentate che consentono di farlo, quelle meditative sono le più efficaci.
Perché è necessario aumentare la consapevolezza? Perché è l’inizio di un cammino interiore che può portarti a migliorare i tuoi sintomi fisici (tensioni, malesseri, disturbi funzionali, ecc.) e psichici (paura, ansia, depressione, ecc.) a potenziare le tue capacità di autonomia ed a riscoprire le tue risorse interiori.
Il massimo grado di consapevolezza viene chiamato “illuminazione”, una esperienza estatica di coscienza espansa raggiungibile dai grandi meditatori, che il Sathya Darpana descrive così:
L’esperienza estetica pura (rasah)… è conosciuta intuitivamente, in un’estasi intellettuale non accompagnata da ideazione, al più alto livello dell’essere cosciente; gemella della visione di Dio, la sua vita è come un lampo di luce abbagliante di origine trascendente, impossibile da analizzare, eppure nell’immagine del nostro essere.
Spesso non siamo più in contatto con noi stessi, perdiamo la capacità di ascoltarci e di sentirci. Il corpo è un importante canale di accesso a noi stessi e alle nostre emozioni profonde. Nel Laboratorio entreremo nelle emozioni attraverso tecniche di respiro consapevole. Il “sentirsi” diventa strumento della conoscenza di noi stessi, delle emozioni che ci muovono e che non sappiamo riconoscere o gestire. L’ascolto consapevole del corpo diventa uno strumento per lavorare sulle nostre emozioni profonde.
Con Silvia Ghiroldi, presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
Dalle nuove ricerche nel campo dell’epigenetica, delle neuroscienze e della psiconeuroendocrinoimmunologia emerge una visione complessa e unitaria dell’individuo e degli stessi microsistemi vitali che reclama un nuovo modello integrato nella ricerca e nella cura, superando il riduzionismo che, storicamente, ha assegnato alla psicologia lo studio e la cura di una mente senza corpo e alla medicina lo studio e la cura di un corpo senza mente.
Di qui la necessità di una discussione sui fondamenti che coinvolga sia i ricercatori e gli operatori della salute sia gli studiosi dell’umanità come specie culturale e sociale.
Il Congresso si svolgerà in Sessioni di tipo fisiopatologico e clinico con una ricognizione delle principali novità su temi di rilievo per la ricerca e per la cura integrata (metabolismo e intestino, mente-cervello, stress e infiammazione, dolore). L’ultima sessione è dedicata ad una riflessione epistemologica sui paradigmi in medicina e in psicologia.
Per una Medicina della Persona, nella ricerca della Verità
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