E’ molto difficile oggi, nel nostro mondo moderno, trovare il silenzio. Eppure è qualcosa di essenziale, necessario per poter trovare la possibilità di un ascolto profondo e vero.
Si può pensare che le pratiche meditative di concentrazione e silenziose appartengano alla tradizione orientale, ma ci sono diverse prove che da noi sono state solo dimenticate. San Basilio, nel III secolo, quindi uno dei primi santi della Chiesa, scriveva :
《Bisogna cercare di tenere la mente nella quiete. Non è possibile scrivere sulla cera se prima non si sono spianati i caratteri che vi si trovavano impressi: allo stesso modo, non è possibile offrire all’anima gli insegnamenti divini, se prima non si tolgono via le idee preconcette derivanti dai costumi acquisiti. A questo scopo, ci è di grandissimo vantaggio il luogo solitario, poiché esso assopisce le nostre passioni e dà alla ragione lo spazio necessario per reciderle completamente dall’anima.
Come infatti le belve possono essere facilmente vinte se vengono ammansite, così anche le brame, le collere, i timori, le tristezze, questi mali velenosi dell’anima, una volta che siano stati assopiti dalla quiete e non siano più esasperati dalla continua provocazione, vengono facilmente vinti dalla forza della ragione. Sia dunque tale luogo – com’è appunto il nostro – così libero dal commercio con gli uomini che la continuità dell’ascesi non venga interrotta da alcuno di quelli di fuori.》
Dalle Lettere di san Basilio Magno. Epistola II, Basilius Gregorio. PG 32, 224. 225-229.
«Per ottenere l’intelligenza luminosa, calma e benevola della saggezza che ascolta la paura e che guida il coraggio, è necessario il silenzio. Il silenzio interiore. Calmare il mare spesso agitato delle nostre acque interiori. Zittire le chiacchiere e i pensieri degli altri che troppo spesso si aggirano dentro di noi, anche quando siamo soli. Dire loro con gentilezza ma con altrettanta fermezza: «Adesso basta, pensieri invasori, andate a casa vostra, qui mi serve serenità». Entrare nella propria camera, chiudere la porta e pregare nel silenzio. Si può pregare Dio, certamente, ma non solo; si può pregare anche senza credere in un Dio personale, pregare qualcos’altro, la Vita, come più avanti approfondirò con l’aiuto di Wittgenstein. L’importante, anzi l’essenziale, è il silenzio della mente. Liberare la mente dai pensieri e dalle parole degli altri. Ed entrare nelle proprie acque interiori e così, a poco a poco, imparare a nuotare dentro se stessi».
Vito Mancuso (Il Coraggio e la Paura, Garzanti)
“Se entro sei quieto, e sei vigile all’esterno,
Potrai fare ritorno
Alla tua natura autentica
E allora tale natura
Potrà stabilmente instaurarsi in te”.
Neiye, Cina, IV Secolo a.C.
