Tutti gli articoli di Pier Luigi Masini

23-24 nov. 2018 – LA CURA. UNA NUOVA VISIONE DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA (Novara)

Dalla riscoperta dell’afflato poetico e della motivazione interiore nell’attività clinica, alla presa di consapevolezza rispetto alla Medicina come Bene Comune da tutelare.

Conoscendo un po’ Aleph e Mauro Scardovelli sono certo che si tratterà di un evento molto interessante e dotato di notevole profondità. Da non perdere per tutti coloro che potranno partecipare!

A prescindere da quale tipo di cura intendiamo non si può certo prescindere dalla relazione. Questo può apparire ovvio nella relazione psicoterapeutica o di aiuto spirituale, ma per me lo è anche nella cura medica, in quanto ciò che si cura è una persona e non un organo o una malattia!

Pier Luigi Masini


Informazioni e iscrizioni:

https://alephumanistica.it/convegno-workshop-la-cura-una-nuova-visione-della-relazione-terapeutica-novara-23-24-novembre-2018/

19-20 ottobre 2018 – 4° CONVEGNO DI MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA

La centralità del malato: tra Terapie Complementari e Medicina di Precisione, umanizzazione delle cure ed integrazione

Rimini 19-20 0ttobre 2018

Responsabile Scientico: Dr. Franco Desiderio

La partecipazione al Convegno è gratuita, ma con iscrizione obbligatoria.

Per informazioni ed iscrizioni:

https://www.formazione-saluteinarmonia.it/32/4-convegno-di-medicina-integrata-in-oncologia-la-centralit-del-malato-tra-terapie-complementari-e-medicina-di-precisione-umanizzazione-delle-cure-ed-integrazione.html

Formazione per insegnanti: Obiettivo Benessere Globale nelle scuole A.S. 2018-2019

Anche quest’anno ripropongo O.B.G. nelle scuole: si tratta di un progetto di formazione per gli insegnanti dedicato al loro benessere e a quello di tutti gli attori scolastici.

Il corso, in via sperimentale, viene proposto in maniera totalmente gratuita.

Ecco di seguito un estratto della proposta. Se interessati contattatemi e invierò il progetto completo.

Obiettivi

L’obiettivo principale di questo progetto è di fornire nuovi strumenti pratici e basi teoriche per affrontare le sfide di questo tempo, mirando a incrementare la percezione di benessere soggettivo, la comunicazione empatica, il riconoscimento positivo di sé e dell’altro, la riscoperta di un senso profondo dell’esistenza umana.

Tutto questo può avvenire sviluppando una maggiore conoscenza di sé, della propria natura di esseri umani e della particolare situazione di questo periodo storico, favorendo una costruttiva espressione delle emozioni, la capacità di concentrarsi, rinforzando l’autostima delle persone e la coesione nel gruppo.

Il miglioramento del benessere percepito costituisce anche una base per instaurare relazioni più empatiche, positive ed efficaci.

Una maggior coesione di gruppo viene favorita dalla condivisione delle esperienze e dalla presa di coscienza che le difficoltà vissute quotidianamente sono condivise.

Gli obiettivi generali del lavoro con gli insegnanti sono quindi:

  • miglioramento del benessere percepito, sia mentale che corporeo;
  • riduzione dell’affaticamento lavorativo, dello stress da lavoro e del burnout;
  • miglioramento del rendimento lavorativo;
  • miglioramento delle relazioni tra i vari attori scolastici;
  • prevenzione dello sviluppo o aggravamento di malattie fisiche e mentali.

Metodi

Il corso prevede l’esposizione di elementi teorici, pratiche di ascolto e movimento corporeo, respiro consapevole, momenti di condivisione e confronto.

La mindfulness (in italiano “consapevolezza”) è la pratica principale proposta e consente ai partecipanti di sperimentare e conoscere nuovi modi e prospettive per conoscere sé stessi e la realtà attraverso un’esperienza consapevole e non giudicante del momento presente.

Le pratiche proposte (si veda oltre) sono state scelte per le numerose ricerche psicologiche e cliniche che ne provano l’efficacia in termini di miglioramento del benessere psicosomatico, riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione (per i dettagli si rimanda al progetto completo).

I partecipanti avranno modo, quindi, di conoscere basi teoriche e sperimentare strumenti pratici per il lavoro su emozioni, consapevolezza di sé e benessere psicofisico.

Programma teorico-pratico del corso

Il corso è principalmente di natura esperienziale, tuttavia durante gli incontri verranno inseriti alcuni elementi teorici riguardanti:

  • la crisi antropologica attuale: decadenza della specie o opportunità?
  • sviluppo e integrazione psicosomatica: la persona come essere integrato;
  • provenienza ed effetti delle pratiche proposte;
  • moderne conoscenze riguardanti la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e le reti comunicative dell’organismo, la psicosomatica, le emozioni;
  • alimentazione e stili di vita: le basi per la prevenzione in una visione non solo biomedica, ma che integri tutti gli aspetti della persona;
  • interazione relazionale: come i nostri vissuti emozionali agiscono sulle relazioni e viceversa;
  • sostenibilità dell’attuale organizzazione umana e impatto sul sistema Terra: favorire comportamenti sostenibili e pacifici.

Gli strumenti esperienziali principali sono i seguenti:

  • pratiche meditative statiche (mindfulness o consapevolezza di sé, ascolto del respiro, vocalizzazioni, mantra);
  • pratiche di ascolto, scioglimento del corpo e riequilibrio delle energie (derivanti da diverse discipline e culture);
  • esercizi di autoconoscenza psicosomatica, disegno psicosomatico;
  • condivisione delle esperienze a coppie e in gruppo, orale e scritta.

Modalità esecutive

La presente proposta prevede 8 incontri della durata di 90 minuti circa ciascuno (12 ore totali) a cadenza settimanale.

Il tempo della cura

Tempo di cura, quello passato a parlare col paziente. Eppure ce n’è sempre meno, ma deve rimanere almeno l’essenziale. Credo che le spiegazioni, fatte anche con cuore ed empatia, non solo con sapere tecnico, siano un momento che può alleggerire, per quanto possibile, una situazione di malattia, di ospedalizzazione, di dolore, di preoccupazione.

Noi medici siamo sempre più pressati a fornire prestazioni in tempi ridotti. Così facendo diventiamo dei tecnici e la salute prende la forma di un oggetto meccanico, da controllare e riparare. Occorre invece il giusto tempo, anche per comunicare le informazioni relative a comportamenti adeguati da seguire oppure riguardo lo stato di salute della persona. Per esempio dovremmo essere noi medici a consegnare i referti ai pazienti, per evitare spiacevoli incomprensioni e inutili o eccessive preoccupazioni. Inoltre si eviterebbero anche possibili mancanze nel percorso diagnostico o terapeutico.

Dal Codice di deontologia medica:

Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura. (Art. 20)

Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza. (Art. 33)

Consapevole del fatto che quel tempo passato insieme al paziente è non solo importante, ma proprio fondamentale, cerco sempre di renderlo utile e possibilmente piacevole. Quando si creano un po’ di empatia e di fiducia tutto scorre più agevolmente, il paziente si rilassa un po’ e si affida maggiormente. Tutti abbiamo bisogno di sentirci accuditi, accolti e compresi. Se questo accade, allora un po’ di malattia è già stata superata, e se non è guaribile, il dolore può diventare almeno più accettabile.

 

Uno stato collettivo di disordine profondo

«La nostra civiltà moderna industrializzata, frenetica, angosciosa, reca con sé tutti i germi delle malattie che le assomigliano. Queste, in linea di massima, nascono da uno squilibrio cerebrale in cui l’attività del sistema autonomo risulta affievolita in modo abnorme, mentre l’attività della corteccia cerebrale è intensificata in misura esagerata. […] Tutte queste malattie esigono senza dubbio un trattamento medico specifico. Tuttavia, anche in questo caso, la medicina non accorderà se non una tregua a disturbi la cui origine profonda è di natura esistenziale».

Taisen Deshimaru

Citato in M. Guzzi, La Nuova Umanità, pp. 74-75

13 feb 2018 – La prevenzione comincia a tavola: la frutta e i colori degli antiossidanti (Prato)

Un’alimentazione sana ed equilibrata è uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione e nella terapia delle principali “malattie del benessere” tipiche delle società occidentali.
L’alimentazione sembra coinvolta in circa il 30-35% dei tumori. I principali responsabili dell’insorgenza del tumore sono i radicali liberi, derivati dell’ossigeno che, in notevoli quantità, “ossidano” cioè distruggono le cellule del nostro corpo, aumentando il rischio di malattie degenerative come il cancro. Da qui la continua ricerca di meccanismi difensivi per il nostro organismo, rappresentati dagli agenti anti-ossidanti presenti negli alimenti, capaci di neutralizzare i radicali liberi.
Sono proprio gli antiossidanti a dare il colore alla frutta e alla verdura, di cui sono particolarmente ricche, ed è per questo che si consiglia di variare spesso tra i prodotti ortofrutticoli di diverso colore.
Impariamo a coniugare questi alimenti tra loro l’alimentazione eubiotica (dal greco eu=buona e bìos=vita), una serie di regole di combinazione alimentare che, rispettando il nostro organismo e la corretta digestione degli alimenti, migliora il nostro stato di salute e la nostra possibilità di difesa verso le malattie.

Caffescienza Prato 13/2/2018 ore 21:00

Sala Ex Celle Frigo
Officina Giovani
Piazza Macelli, 4 Prato

con Enrico Ruggeri, medico nutrizionista, ANT
modera Francesca Camilli, IBIMEt – CNR
Introduce Antonio MauroR.S. Ricerche e Servizi s.r.l. Prato

Questo appuntamento si terrà in collaborazione con Fondazione ANT, Assistenza Nazionale Tumori Delegazione Firenze Prato – Pistoia, che durante la serata informerà delle sue attività gratuite di assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione oncologica.

Per informazioni:  Caffè-Scienza Firenze e Prato

WALK WITH ME – Il potere della Mindfulness

Evento speciale al cinema Tiberio di Rimini.

Con chi vorrà aggregarsi per guardare insieme questo film ci vediamo per la proiezione delle ore 17!

Tutte le informazioni qui: http://www.cinematiberio.it/cinema/walk-with-me/

WALK WITH ME
Il potere della Mindfulness
Regia: Marc Francis, Max Pugh
voce recitante Benedict Cumberbatch
USA 2017
Durata: 93 minuti

Versione originale in inglese con sottotitoli in italiano

Narrato dalla voce del candidato all’Oscar Benedict Cumberbatch Walk With Me è un viaggio nel microcosmo della comunità monastica del maestro Zen Thich Nhat Hanh, che insegna l’antica arte della meditazione buddhista oggi nota come Mindfulness.

Realizzato nel corso di tre anni nel monastero in Francia, ma anche on the road negli Stati Uniti, il film racconta per la prima volta dall’interno la quotidianità di un monastero Zen del XXI secolo, nel quale un gruppo di occidentali dalle più diverse provenienze ha scelto di ricominciare a vivere impostando la propria vita su nuovi valori, capaci di aprire inedite prospettive spirituali.

È silenzioso e puro; contiene immagini e suoni che si traducono in una dimenticata concisione. Mi è piaciuto come i registi siano riusciti a catturare e trasmettere, cinematograficamente, lo stato a volte inspiegabile di essere risvegliato”
Alejandro González Iñárritu

Io prima di nascere. Desideri, sogni, memoria e dolore nella vita prenatale.

La vita prenatale è sempre stata considerata una condizione di pre-vita, uno stato anonimo di crescita finalizzato alla “vera vita” che si svolgerebbe solo dopo il parto.

In realtà la nostra esistenza è iniziata nel momento del concepimento, quando una cellula di nostro padre si è unita ad una cellula di nostra madre, diventando qualcosa di unico e irripetibile nella storia dell’umanità: un nuovo individuo.

Da quel momento la danza della vita porterà allo sviluppo della persona con il suo carattere e le relazioni più importanti, prima fra tutte quella tra madre e figlio, ma è sempre più evidente come il padre sia in rapporto col bambino già prima del parto e come questo assuma una rilevanza fondamentale nello sviluppo.


Rimini, 16 aprile 2010

Sono intervenuti:

– dott. Carlo Bellieni (neonatologo Policlinico Universitario di Siena, ricercatore nel campo della sensorialità fetale, del dolore e dello stress del bambino)

– dott. Giuseppe Battagliarin (direttore U.O. ostetricia e ginecologia – Ospedale Infermi di Rimini )

– dott. Nicola Romeo (direttore U.O. neonatologia – Ospedale Infermi di Rimini)

– Coniugi Pasolini Paolo e Marilena (testimonianza dell’esperienza di relazione prenatale tra padre, madre e figlio)

Enti promotori: – Movimenti per la vita e Centri di aiuto alla vita della Provincia di Rimini – Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII – Ass. Difendere la Vita con Maria – Ass. Pro-Farma – Casa di Accoglienza Sant’Anna – ACLI Provincia di Rimini – Scienza e Vita – Medicina e Persona In collaborazione con: – Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e della salute (commissione diocesana di Bioetica) – Rimini – Azienda U.S.L. Rimini

PRIMA PARTE:

SECONDA PARTE:

Maternità e Psiche

L’evento della maternità ha un notevole impatto psicologico sulla neo-mamma e la sua famiglia. Una tavola rotonda di discussione sulle problematiche, la gioia, l’evoluzione dei rapporti nella famiglia, quando una gravidanza bussa alla porta.

Con una testimonianza di due coniugi trovatisi di fronte a scelte difficili…

 


Rimini, 2 aprile 2009

Sono intervenuti:

– dott. Gabriele Soliani (Medico sessuologo, adolescentologo, psicoterapeuta esperto in comunicazione)

– dott.ssa Vittoria Maioli Sanese (Psicologa psicoterapeuta della coppia e della famiglia)

– dott.ssa Maria Cristina Felici Belicchi (Psicologa del consultorio AUSL di Rimini)

– Coniugi Gasparre Luigi e Laura (Coord. Provinciali “Ass. Quercia Millenaria” Onlus zona Marche)

Enti promotori: – Movimenti per la vita e Centri di aiuto alla vita della Provincia di Rimini – Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII – Ass. Difendere la Vita con Maria – Ass. Pro-Farma – Casa di Accoglienza Sant’Anna – ACLI Provincia di Rimini – Scienza e Vita – Medicina e Persona In collaborazione con: – Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e della salute (commissione diocesana di Bioetica) – Rimini – Azienda U.S.L. Rimini

 

Charlie Gard – Eutanasia di Stato

Segnalo l’uscita di questo libro riguardante la storia del piccolo Charlie Gard e dei suoi genitori. Ho discusso ampiamente  del caso nell’articolo: Il bambino e il gigante (una storia vera, purtroppo)

Charlie Gard – Eutanasia di Stato

La storia di Charlie Gard raccontata da Assuntina Morresi.
Fatti, documenti e dettagli di una vicenda drammatica che segna, simbolicamente, la fine dell’umanesimo occidentale.
Un libro per capire, e per non lasciare che il piccolo Charlie venga dimenticato.

La nostra storia comincia con una data e un fatto: venerdì 28 luglio 2017 muore un bambino gravemente malato, alla vigilia del suo primo compleanno. Il suo nome è Charlie Gard. È inglese, figlio di due giovani londinesi, un postino e un’assistente di disabili. Muore accanto ai suoi genitori in un hospice per bambini terminali, al termine di un lunghissimo ricovero in un antico ospedale pediatrico a Londra, il famoso Great Ormond Street Hospital for Children. Medici e giudici hanno imposto la sospensione della ventilazione meccanica che lo teneva in vita, dopo avergli negato un tentativo di cura con un trattamento sperimentale.

Questo libro racconta il coraggio ostinato di una giovane coppia, e della disperata battaglia per il loro piccolo bambino “senza qualità”: una battaglia che ha coinvolto il mondo intero, fino a Papa Francesco e al Presidente Trump, soprattutto grazie a una mobilitazione popolare che ha avuto in Italia il suo fulcro e il web come strumento. Racconta anche la sollevazione di un popolo che non ha avuto bisogno di capi, e che non ha dovuto aspettare spiegazioni sulle cartelle cliniche del piccolo malato per capire che qualcosa di minaccioso e crudele stava succedendo, in uno degli ospedali più rinomati di quella che si vanta di essere la patria della moderna democrazia europea.

In un’Europa sempre più vecchia e infeconda, ferita dagli attentati del terrorismo jihadista, incapace di affrontare una delle ondate migratorie più impressionanti e anomale, immersa in una profonda incertezza politica, la morte per eutanasia di Stato del piccolo Charlie Gard segna, simbolicamente, la fine di un’epoca, quella dell’umanesimo occidentale. E la sollevazione popolare che ha accompagnato la sua breve vita potrebbe essere l’inizio di una nuova.


Il libro può essere ordinato al seguente link: https://www.loccidentale.it/shop/index.php/prodotto/charlie-gard-eutanasia-di-stato/

Uno stralcio del libro è riportato nel seguente articolo apparso il 30/11/2017 su Avvenire: Qualità o dignità della vita? Cosa ci ha insegnato Charlie Gard

Grazie!

Un ringraziamento a tutti i partecipanti alla serata di introduzione a Obiettivo Benessere Globale del 21 novembre 2017 e in particolare un caloroso benvenuto a tutti i nuovi iscritti! Alcune persone interessate non riusciranno a partecipare per motivi di distanza, speriamo di poter organizzare altri percorsi in sedi e orari diversi.

E’ con sincero piacere che porto avanti questo progetto di evoluzione personale verso un nuovo modo di essere-bene! Grazie perché in questo percorso insieme trovo prima di tutto la mia realizzazione personale, vedendo al contempo che altri ne beneficiano. Faremo ancora 1-2 incontri liberi di “prova”, se qualcuno è interessato mi contatti.

Per conoscere il progetto visita la pagina: Obiettivo Benessere Globale

La società della stanchezza

Foto: Hernan Sanchez (unsplash.com)

Molti di noi si sentono spesso affaticati oltre il dovuto. Una stanchezza che può essere sia mentale che fisica, anche se il nostro lavoro è soprattutto di tipo intellettuale. Molti di noi non spostano più, come un tempo, carichi pesanti e non fanno chilometri e chilometri a piedi per andare a lavorare. Eppure siamo stanchi, troppo stanchi. Un’epidemia di stanchezza!

La stanchezza cronica è spesso associata a malessere generale, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e memoria, umore depresso, dolori articolari o muscolari, sistema immunitario debole o infiammazione cronica, cefalea, ecc. Le persone affette da questo problema vedono i loro sintomi alternarsi a periodi di miglioramento, ma senza che si verifichi mai una risoluzione completa e duratura. Spesso hanno effettuato già molti accertamenti, i quali si sono verificati nella norma o con risultati non ben correlabili ai loro disturbi.

I motivi di questo affaticamento ritengo siano molteplici. Come ben sa chi mi conosce, credo fermamente che non vi sia distinzione tra corpo, mente e spirito. Ecco perché non si può considerare una stanchezza, fosse anche soprattutto o solamente fisica, solo dal punto di vista organico. Insomma, non ci fermeremo a qualche esame di laboratorio o alla misurazione della pressione arteriosa. Abbiamo bisogno di considerare tutta la nostra esistenza, il nostro modo di relazionarci col quotidiano, col prossimo e con noi stessi.

In una condizione di stanchezza cronica senza causa apparente (quindi senza sintomi specifici ne accertamenti già risolutivi per qualche condizione particolare) si possono prendere in considerazione gli spunti che trovate di seguito, sapendo che nessuno (di solito) è sufficiente e tutti sono connessi tra loro. In ogni caso qui troverete solo indicazioni generali, che non possono sostituire la visita e il consulto medico, dai quali pervengono altre informazioni che qui non è possibile descrivere.

Non è ovviamente possibile essere esaustivi su tutti i punti indicati, ma in alcuni trovate dei link ad altre pagine di questo sito per approfondire. Ho intenzione di approfondire alcuni degli aspetti in altri articoli di cui poi riporterò i link in questa pagina.

INDAGARE GLI ASPETTI ORGANICI

Partiamo comunque dal nostro corpo. E’ bene valutare se siamo in una condizione di sufficiente equilibrio, oppure se abbiamo superato un punto di rottura.

Dobbiamo prendere in considerazione in prima battuta (anche se in modo inizialmente semplificato):

  • Alimentazione. Fondamentale nutrirsi in modo adeguato, ovvero avere nutrienti ed energia secondo i nostri bisogni fisiologici, scegliendo materie prime di qualità ed associazioni alimentari adeguate. Vedi gli articoli con TAG “alimentazione”.
  • Idratazione. Deve essere sufficiente, in modo da mantenere la giusta quantità di acqua nel corpo utilizzando quella necessaria alla sua depurazione e al mantenimento della temperatura corporea (sudorazione). Anche il tipo di acqua assunta è importante, perché fornisce minerali e può essere più o meno inquinata.
  • Riposo. Il sonno deve essere sufficiente e di buona qualità.
  • Inquinanti. L’esposizione ad agenti inquinanti richiede un grosso lavoro di detossificazione dell’organismo ed influisce sulle sue attività metaboliche e funzionali. A lungo termine alcuni elementi possono anche determinare vere e proprie malattie.
  • Pressione arteriosa e altri parametri vitali. Sono semplici segni, pertanto non possono essere disgiunti dal resto, ma lo rispecchiano.
  • Esami di laboratorio. Possono rivelare disfunzioni della tiroide, presenza di anemia, alterazione degli elettroliti ematici, alterazioni epatiche o della funzione renale, ipo- o iperglicemia a digiuno, dislipidemie, modificazioni di urine e feci.
  • Funzionalità cardiaca, polmonare, intestinale. Una valutazione di questi organi e degli apparati  di cui fanno parte (inizialmente semplice) può mostrare alterazioni da indagare meglio.
  • Esercizio fisico, postura e funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico. Mantenere il corpo in movimento senza eccessi è essenziale per un buon tono generale fisico e mentale. Perché questo possa avvenire, oltre ad un impegno costante, è necessario valutare che non vi siano impedimenti funzionali, ed eventualmente trovare soluzioni adatte alle proprie condizioni particolari (ce ne sono sempre!).
  • Nella donna: ciclo mestruale, eventuale stato di gravidanza, o menopausa.
  • Altro che potrebbe evidenziarsi durante visita medica.

A questa prima valutazione ne vanno poi eventualmente integrate altre in base ai risultati ottenuti. Ad esempio studio dei  sistemi immunitario ed endocrino (di quest’ultimo fa parte la funzione tiroidea, da indagare al primo livello), approfondimenti cardiologici, gastrointestinali, di laboratorio, ecc.

CONSIDERARE GLI ASPETTI MENTALI E PSICOSOMATICI

Il nostro modo di pensare, di percepire il mondo e di reagire a ciò che ci succede incide molto sul nostro funzionamento generale. Bruciamo tante energie in modo sconsiderato, ma senza rendercene conto, e le conseguenze sono difficoltà di concentrazione, umore depresso, stanchezza mentale e fisica.

Alcuni spunti da considerare inizialmente:

  • Imparare a percepire le tensioni corporee. I muscoli possono avere tensioni più o meno continue (ad es. nelle spalle, nel collo, nel volto, ecc.). Nelle parti interne si possono percepire tensioni (ad es. nel petto, nella pancia, negli occhi, nella gola, ecc.). Queste tensioni corrispondono ai nostri vissuti interiori (emozioni, difese), ma non è detto che ad essi possiamo collegarli così facilmente. Vedi anche: Blocchi psicosomatici.
  • Conoscere i propri meccanismi difensivi. Ognuno di noi ha delle modalità difensive presenti in modo continuo o che si attivano in particolari situazioni. Ad esempio qualcuno è in continua tensione e può diventare aggressivo, qualcun altro eccessivamente anergico e si chiude nel silenzio e nella sottomissione. In ogni caso sono reazioni molto potenti, che richiedono grandi energie fino a depauperarle. Realizzare che abbiamo questi meccanismi e quali sono è un punto di partenza per iniziare a conoscerli e comprenderli, ed infine a togliere loro forza. Non è un percorso breve e tantomeno automatico, ed è bene avere un supporto e un confronto.
  • Sviluppare la consapevolezza di Sé. Questo significa conoscersi meglio, concedersi di lasciare andare le tensioni e le difese, armonizzando così l’attività cerebrale e corporea con la nostra interiorità spirituale più profonda. Nella pratica meditativa si sviluppa gradualmente un’accettazione di ciò che c’è in quel momento, attitudine fondamentale per la crescita interiore ed il benessere generale della persona. Allo stesso tempo ci si concede di rallentare quel ritmo frenetico a cui siamo abituati al giorno d’oggi, sensibilizzandoci a ciò che normalmente non possiamo sentire. Vedi anche: Praticare la consapevolezza (mindfulness) per un benessere globale.
  • Limitare l’utilizzo di apparecchiature elettroniche come PC, tablet, smartphone, TV, videogiochi, ecc. Tutti questi dispositivi utilizzano molte energie mentali e tendono ad irritare il sistema nervoso. Inoltre perdiamo facilmente la consapevolezza del momento presente, fondamentale per il nostro benessere, perché ci proiettano passivamente in dimensioni virtuali.
  • Riconoscere la difficoltà di “non fare” e concedersi momenti di pausa e svago da soli o con i nostri affetti. Spesso siamo presi da mille attività diverse, passiamo da una all’altra in modo frenetico e confuso. Non riusciamo a concederci momenti di vero “stacco”, perché siamo bombardati da sms, mail, tv, lavoro, diventando estranei a noi stessi e a coloro che ci sono più vicini. Proviamo a considerare la stanchezza come richiesta esplicita di un ritorno a noi e alle nostre necessità più umane, naturali e reali.
  • Riconoscere che abbiamo necessità di modificare qualcosa nella nostra vita in modo da concederci di essere ciò che siamo. Prova a rispondere a queste domande: Come sono io? Quali sono i miei desideri più profondi? Dove mi sento forzato, costretto, e lontano dal mio essere più vero? Ti consiglio di scrivere le risposte.
  • Considerare il proprio stato emotivo di fondo. Quando la stanchezza eccessiva è associata ad un umore fortemente depresso, alla mancanza di energie interiori e di voglia di fare, all’evitamento delle relazioni, e all’impossibilità di provare piacere nel fare qualsiasi cosa, allora è bene parlarne col proprio medico e farsi aiutare.

 

CONCLUSIONI

Questo percorso non può che essere molto graduale, senza forzature che creerebbero solo nuove tensioni e ulteriori difficoltà. E’ opportuno confrontarsi, avere supporto, e in alcuni momenti anche una vera e propria guida.

Se tutto questo ti sembra eccessivo inizia dal punto che riconosci meglio possa fare al caso tuo e sperimentalo. Se, al contrario alcune cose ti appaiono come scontate, non farci caso e passa alle altre!

La stanchezza cronica quindi richiama la persona ad un’attenzione maggiore verso se stessa. Questo significa cercare nuovi modi per volersi bene nel modo di nutrirsi, impegnarsi e pensarsi. Non esiste una medicina o un singolo trattamento per la stanchezza, la valutazione deve essere ampia in modo che possa evidenziare i punti più importanti sui quali cominciare a lavorare.

Il bambino e il gigante (una storia vera, purtroppo)

C’era una volta un bellissimo bambino, nato da due giovani ragazzi inglesi che lo amavano ed erano molto felici che fosse entrato nelle loro vite.

Il piccolo si chiamava Charlie e nel primo mese di vita stava bene, era assolutamente come tutti gli altri: succhiava latte, stava in braccio ai suoi genitori, ogni tanto strillava, faceva popò e dormiva beato nella sua culla. Parenti e amici accorrevano, come accade in genere in questi casi, per vedere il neonato, complimentarsi con i genitori, e portare regali.

Dopo circa un mese, però, mamma e papà cominciarono ad accorgersi che i movimenti di Charlie erano un po’ rallentati e ridotti, e progressivamente il piccolo diventava sempre meno reattivo. Nel mese successivo Charlie iniziò ad accusare anche difficoltà respiratorie, in quanto i muscoli preposti a questa attività avevano perso forza.

Il piccolo venne ricoverato presso il Great Ormond Street Hospital di Londra e venne sottoposto a ventilazione meccanica che sostituiva la sua respirazione inefficace. Furono necessari anche interventi appropriati per garantirgli una nutrizione adeguata, perché non era più in grado nemmeno di succhiare e quindi di alimentarsi e idratarsi.

Charlie e i suoi genitori si stavano affidando ad un gigante, all’apparenza buono e premuroso, che doveva prendersi cura di loro ed aiutarli con la sua potenza nella difficile avventura che stavano intraprendendo.

Gli accertamenti del caso portarono a una diagnosi tremenda: Charlie era affetto da una rarissima malattia genetica (una forma di deplezione del DNA mitocondriale). I suoi mitocondri non producevano energia in modo adeguato, i muscoli non avevano più forza, il sistema nervoso era sempre più rallentato e verosimilmente Charlie non poteva già più vedere ne sentire. I medici dell’ospedale affermarono che non esistevano cure ed il piccolo era destinato a spegnersi.

A quel punto i genitori, distrutti dal dolore, ma ancora appesi al filo della speranza, cercarono autonomamente se c’erano altri centri nel mondo che potevano curare quella malattia. Trovarono allora la possibilità di tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti, ma di altissimo costo, inaffrontabile per una famiglia. Con la costituzione di una fondazione e l’aiuto di migliaia di persone riuscirono a raccogliere i fondi necessari, ma dall’ospedale arrivò un netto «no»: quella terapia, come qualsiasi altra conosciuta, non avrebbe avuto alcuna efficacia su Charlie ed anche le cure attuali andavano sospese perché prolungavano inutilmente una vita senza speranze.

Il gigante iniziava a battere i pugni sul tavolo e pretendeva di decidere le sorti del bimbo.

Allora i genitori si appellarono ad un tribunale, passando tre livelli di giudizio, ed infine alla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo, ma non ci fu nulla da fare. Le istituzioni diedero ragione ai medici dell’ospedale e il verdetto divenne definitivo: i genitori non avevano il diritto di trasferire il proprio figlio dove desideravano che fosse curato e il supporto a respirazione, idratazione ed alimentazione andava sospeso.

Il gigante si stava imponendo con tutta la sua arroganza e prepotenza, ma i genitori continuavano a sperare, mentre le notizie facevano il giro del mondo e manifestanti in piazza elevavano cartelli a favore della loro causa.

Un gruppo di specialisti internazionali prese a cuore la situazione e, valutato il caso, redasse un documento, inviato poi all’ospedale dove era ricoverato il bimbo, in cui si affermava che erano disponibili cure sperimentali adatte alla situazione di Charlie. Nessuna certezza e poche speranze, ma perché non tentare?

Il giudice si mostrò disponibile a rivedere la propria sentenza, purché ci fosse l’evidenza che la cura proposta potesse raggiungere il cervello, che questo non fosse già irrimediabilmente danneggiato, e che ci fossero miglioramenti adeguati.

Erano, però, passati già diversi mesi e Charlie continuava a peggiorare. I suoi muscoli, ma soprattutto il suo cervello, stavano soffrendo molto e ormai danni irreversibili erano sopravvenuti. Per questo, quando stava per arrivare il responso del giudice, i genitori decisero di mollare la presa, rinunciando alla battaglia legale e chiedendo di poterlo portare a casa per qualche giorno, dove sarebbero poi cessate le cure. Venne negata anche quest’ultima richiesta.

Il bimbo fu allora trasferito in una clinica privata, dove venne “staccata la spina” con successivo decesso il 28 luglio 2017.

“Siamo orgogliosi di te” tra le ultime parole dei genitori per il loro bambino.

Il gigante aveva vinto. Sul buon senso, sull’amore e la speranza di questi genitori, sulla tutela della vita.

Questa è, in breve e un po’ romanzata, la storia del piccolo Charlie Gard, che avrebbe compiuto un anno il 4 agosto.

Una delle particolarità di questa vicenda sta nel fatto che le istituzioni (ovvero i medici dell’ospedale assecondati dal tribunale) si sono imposte per cessare delle cure vitali. Si tratta di un abuso nei confronti del piccolo, che nel momento in cui venne presa la decisione non mostrava segni di sofferenza psicofisica o danni cerebrali irreversibili. Che fretta c’era? Bisognava assolutamente staccare la spina? Perché non assecondare i desideri di vita e speranza di questi genitori?

In questo caso si configura un abbandono terapeutico: una cessazione prematura di cure in un paziente che forse avrebbe anche avuto qualche possibilità di essere curato per la sua patologia. Ciò che stava ricevendo è un diritto di tutti: aria, cibo e acqua. Non era in procinto di morire, non c’era evidenza di una sofferenza insopportabile, quindi nessun accanimento terapeutico era in atto. Se la morte fosse poi avvenuta spontaneamente, e dopo quanto tempo, non ci è dato di saperlo.

Ci sono bambini che hanno vissuto anni (e continuano a vivere) con patologie anche molto gravi, magari con forti limitazioni, ma nell’amore dei loro genitori e delle loro famiglie. Tante esperienze dimostrano che questo va ben oltre la patologia e l’handicap, quindi non è giusto valutare dall’esterno se quella vita è dignitosa o meno.

La Vita decide da sé quando terminare, sospendere cure vitali equivale a sopprimerla. In gergo questo viene chiamato eutanasia passiva.

Nel caso di Charlie si è deciso che la sua vita non era dignitosa. La soluzione, contro il parere dei genitori (che sostituiva quello del diretto interessato, incapace di esprimersi), è stata quella di lasciare Charlie senza cure condannandolo a morire prematuramente nel nome di una falsa pietà nei suoi confronti (“nel miglior interesse del bambino”).

Non è per nulla chiaro come venisse valutata la sofferenza del bimbo: se fosse stata evidente sarebbe stato opportuno procedere con terapie antalgiche. In questo caso sarebbe stato accettabile anche accelerare involontariamente la morte cercando di evitare al piccolo forti sofferenze.

E’ doveroso ammettere che si trattava di una condizione limite, ma non certo esclusiva del caso. Il bimbo era già stato “salvato” dalla morte, in quanto questa sarebbe sopravvenuta naturalmente per insufficienza respiratoria già a circa un mese di vita. Anche in assenza di cure (ammettendo che quelle proposte potessero fare qualcosa) non sarebbe moralmente ammissibile sospendere la respirazione e la nutrizione artificiali, in quanto non sono considerabili “inutili cure mediche”. Tanto più quando il paziente (o i genitori, come in questo caso) chiede che le cure stesse vengano continuate.

Abbiamo tutti conosciuto il caso di DJ Fabo e quello di Piergiorgio Welby, entrambi mantenuti in vita da respiratori artificiali: erano loro stessi a chiedere di sospendere le cure, ma non potevano farlo autonomamente. Nel caso di Charlie era l’opposto: veniva chiesto di continuare a vivere! Lo stesso vale per le tantissime persone che sopravvivono grazie a ventilazione o nutrizione artificiali. Per estensione, quando non ci sono cure efficaci per le loro patologie e la sofferenza fosse considerata eccessiva, sarebbe legittimo interrompere queste cure anche nei loro confronti.

Ed infine arriviamo ad un altro punto cruciale della vicenda. Le istituzioni si sono addirittura imposte sostituendosi ai genitori, sospendendo la loro patria potestà, e decretando che non avevano diritto a decidere come e dove curare il proprio figlio, per altro a proprie spese, in una situazione molto delicata in cui il tempo di intervento era potenzialmente vitale, mentre attendere significava accumulare sicuramente danni.

In risposta a questo si sono mossi (anche fisicamente) specialisti internazionali, è stata data la possibilità di accogliere Charlie in ospedali come il Bambin Gesù di Roma, è intervenuto il Papa, il presidente degli USA ha dato disponibilità ad accoglierlo nel suo paese per tentare di curarlo, varie manifestazioni pubbliche si sono susseguite per chiedere di non proseguire in questo sopruso, migliaia di persone hanno firmato petizioni, ma non c’è stato nulla da fare.

Il bimbo era nelle mani del gigante, e questi non voleva più mollarlo, era là che doveva morire. Voleva continuare sulla sua strada, nessuno poteva fermarlo, tanto più al termine della sua corsa, quando aveva già calpestato diritti e speranze del piccolo Charlie e dei suoi genitori. Proprio quel gigante che poteva e doveva proteggere e tutelare la vita, in particolare quella più debole e indifesa.

Chi è il gigante? Sono le istituzioni prodotte da una cultura prepotente, che vorrebbe creare una società composta da individui sani, forti e belli, intollerante verso la sofferenza e la disabilità. Per far questo sono necessarie leggi che consentano di eliminare, meglio al più presto possibile attraverso l’aborto, coloro che non corrispondono ai requisiti richiesti.

Una umanità basata sull’amore non si dimentica di questi suoi figli e li accoglie, si cura di loro, li valorizza. Si adatta ai loro bisogni e fa della diversità un valore. Quante volte sono stato colpito e mi sono sentito cresciuto attraverso il contatto con persone fragili, sofferenti e indifese, quanta umanità mi ha toccato! Allora ho sentito che il senso profondo della vita ha a che fare con quella semplice, ma profondissima, richiesta di amore e di speranza. Una voragine che, incomprensibilmente, sfocia direttamente sull’infinito.


P.S.: Ho basato il racconto e le mie considerazioni sulle informazioni che ho potuto reperire su giornali e internet, purtroppo non propriamente mediche ed evidentemente incomplete. Ritengo, però, che la risonanza della delicata vicenda e la compresenza di posizioni molto diverse espresse da specialisti in campo medico, giuridico e bioetico, alcuni dei quali hanno sicuramente ottenuto tutte le informazioni necessarie per la valutazione (ad esempio i medici dell’ospedale in cui era ricoverato il bimbo e quelli del comitato internazionale che ha proposto le cure sperimentali) lasci realmente aperte molte possibilità interpretative, compresa quella qui proposta.

Obiettivo Benessere Globale! 26 giugno 2017 – Verucchio (Rimini)

Ecco una nuova presentazione di Obiettivo Benessere Globale!

Il concetto di salute sta assumendo nuovi significati, coinvolgendo ampie sfere della persona e della società.

– Qual è il senso di questa parola oggi?

– È possibile pensare la salute come qualcosa di cui prendersi cura continuamente e non solo in caso di malattia?

– Quale connessione tra benessere fisico, psichico, sociale e spirituale?

 

Verrà presentato un percorso di conoscenza di Sé e salute psico-fisica che inizierà la settimana successiva all’incontro.

 

Serata gratuita con prenotazione obbligatoria (posti limitati).

Lunedì 26 giugno 2017 – ore 20.45

Luogo: Verucchio (Rimini), via Provinciale Sud 1011

Per info: vedi pagina contatti.

Quando la memoria fa cilecca

Molte persone lamentano disturbi della memoria che interferiscono in modo più o meno importante nella loro vita quotidiana. Dimenticanze di vario tipo, come perdere un’appuntamento o non ricordare dove è stato lasciato qualcosa, mettono in luce un lieve disturbo della memoria, che può avere caratteristiche del tutto transitorie.

C’è da dire che può capitare a tutti, di tanto in tanto, di dimenticare qualcosa, soprattutto quando siamo stanchi o troppo presi da qualche attività, per cui non è assolutamente preoccupante se avviene sporadicamente e non influenza più di tanto la vita quotidiana.
Di solito non si tratta dimenticanze molto gravi e nemmeno troppo frequenti, per cui ci si rassegna e non si chiede nemmeno aiuto. Infatti spesso questa domanda è secondaria, cioè la persona si è rivolta a me per altri motivi. Questo evidenzia anche una scarsa fiducia nella possibilità di migliorare le proprie capacità mnemoniche.
Tipicamente chi soffre di «dimenticanze» ha la sensazione di avere la testa piena di problemi, cose da fare, impegni, pensieri. In altri casi la persona vive poco in contatto con ciò che la circonda, sembra che abbia la testa fra le nuvole, e magari non ha nemmeno tanti impegni da seguire. Quello che può accomunare questi due apparenti estremi è la scarsa concentrazione.

Quando preoccuparsi seriamente

In alcuni casi i disturbi sono pesanti e mettono in grave difficoltà la persona e chi le sta vicino, situazioni che richiedono sempre un’attenta valutazione specialistica.
Attenzione particolare va dedicata anche alle forme che insorgono acutamente o si aggravano in tempi piuttosto rapidi. Talvolta sono i parenti a riferire questo disturbo, mentre l’interessato sottostima (o addirittura nega) il problema, risultandone del tutto inconsapevole. È importante tener conto seriamente di disturbi della memoria legati ad altre alterazioni della salute psicofisica della persona. Un disturbo della memoria di questo tipo va immediatamente riferito al medico, il quale procederà con testistiche appropriate o invierà a consulenza specialistica.
È inoltre essenziale distinguere almeno tra memoria a breve termine, ovvero quella che riguarda l’immagazzinamento temporaneo di informazioni, e memoria a lungo termine, quella che ci consente di ricordare fatti, persone, luoghi, e molto altro dal nostro vissuto passato. In genere il disturbo più frequente riguarda la memoria a breve termine, ad esempio non memorizziamo un nome o un numero enunciato poco prima, magari dimentichiamo dove abbiamo messo le chiavi, o dove abbiamo parcheggiato la macchina.

Un disturbo ben più grave è senz’altro quello legato alla perdita di memoria riguardante ricordi ben fissati precedentemente (memoria episodica), oppure in alterazioni della capacità di dare un nome alle cose o riconoscere persone e luoghi (memoria semantica), oppure ancora perdita della capacità di eseguire compiti precedentemente ben conosciuti (memoria procedurale).

Il «centro» della memoria

La memoria non ha un vero e proprio luogo nel cervello, è sempre più chiaro che quest’ultimo lavora in maniera unitaria e probabilmente olografica, ovvero una certa informazione è contenuta allo stesso momento in più aree (non solo cerebrali, ma anche corporee), ma con diversi livelli di dettaglio. Un ricordo, quindi, è dato da uno «stato» del sistema nervoso, e non è localizzato in un punto preciso al suo interno. Il cervello ha, comunque, nelle sue varie regioni anche funzioni specifiche, ma queste interagiscono sempre ampiamente tra loro.
L’ippocampo è una regione cerebrale centrale per la funzionalità della memoria, ha inoltre un ruolo fondamentale nell’equilibrio emotivo (fa parte del sistema limbico) e nella risposta agli stimoli stressogeni cui siamo sottoposti continuamente. Il suo sviluppo è determinato in buona parte dalle cure genitoriali, ovvero dal modo in cui i genitori si relazionano col bambino. Cure materne più amorevoli e supportive nel periodo di vita prescolare del bambino portano ad uno sviluppo superiore di quest’area, contribuendo quindi anche ad un miglior equilibrio emotivo [1]. Situazioni di stress cronico, in seguito all’aumento del cortisolo (detto anche «ormone dello stress») che blocca la capacità dei suoi neuroni di assumere glucosio, invece portano ad una riduzione della funzionalità e del volume dell’ippocampo anche nell’adulto.
L’ippocampo è proprio inserito nel circuito di regolazione del cortisolo: in una situazione di stress cronico riduce la sua capacità di regolarlo, portando a risposte meno efficaci dell’organismo (il cortisolo resta elevato per più tempo) [2]. Tutto questo è alla base di problemi di memoria che lamentano tante persone, giovani e adulte.
Bisogna ricordare che lo stress cronico porta anche ad alterazioni del sistema immunitario, a depressione, a situazioni di infiammazione e ad una rigenerazione cellulare ridotta. Tutti questi aspetti, insieme, conducono ad una salute precaria, predisponendo a malattie acute e croniche.

Cervelli in forma

Parlando dell’ippocampo abbiamo messo in luce collegamenti tra memoria, vita sociale, emozioni e stress.
Il nostro cervello ha bisogno di continui stimoli per mantenersi in forma, quindi anche una vita povera di relazioni sociali, attività e impegni, può portare ad una progressiva riduzione dell’attività cognitiva, come può accadere nelle persone anziane, emarginate, o portatrici di malattie debilitanti.
È facile rendersi conto di come alcune informazioni restino impresse nella nostra mente in maniera indelebile, mentre altre tendano a scivolare immediatamente senza essere nemmeno trattenute per pochi istanti. Da cosa dipende tutto questo? Importanza fondamentale è data dallo stato mentale in cui ci troviamo in quel momento e dalla valenza emotiva dell’informazione stessa.
Uno «stato di presenza» consapevole (mindfulness) favorisce l’attenzione e la memorizzazione. Non mi dilungherò su questo aspetto già ampiamente trattato in altre pagine del sito (vedi ad esempio: Praticare la consapevolezza (mindfulness) per un benessere globale).
Avvenimenti dalla forte connotazione emotiva, quale essa sia, restano più facilmente impressi nella memoria. In questi casi, infatti, specifiche aree cerebrali (come amigdala e ipotalamo) sono già state attivate rilasciando sostanze (come dopamina e catecolamine) che determinano più prontezza nella risposta psicofisica. Le emozioni sono reazioni interiori che danno peso e coloritura a ciò che avviene, quindi attraverso di esse riconosciamo anche cosa è importante memorizzare. Quando viviamo una certa situazione in modo distaccato, senza emozione, più facilmente ce ne dimentichiamo. Infatti, non ricordiamo tutte le volte che siamo entrati in un supermercato, in un cinema, o in una chiesa, ma probabilmente abbiamo ricordi di momenti specifici vissuti in questi luoghi che hanno suscitato in noi particolari emozioni.
Quando abbiamo necessità di memorizzare un dato è quindi utile associarlo a qualcosa che ci è caro, o comunque ben conosciuto. Ad esempio incontriamo una persona per la prima volta e ci dice che si chiama «Rossella». Per non dimenticarlo possiamo immediatamente associarla ad una persona che conosciamo con lo stesso nome. Se non conosciamo nessun omonimo, possiamo effettuare altri collegamenti visivi, in questo caso ad esempio: l’immagine di una rosa, la persona stessa vestita di rosso, ma anche una sella di una bicicletta potrebbe aiutarci…

Rielaborare i contenuti di un’informazione, sia essa rappresentata da un numero di telefono, un nome, o dettagli di altro tipo, è sempre un’operazione utile per ricordarla. Anche il solo ripetere a voce alta è già una rielaborazione, perché questa azione richiede un passaggio di modalità sensoriale (ad esempio dall’immagine alla verbalizzazione) e quindi un lavoro cerebrale che necessita e determina collegamenti tra diverse aree.
Esistono anche tecniche specifiche di memorizzazione, ma esulano dagli scopi di questo articolo.

Insomma, la pillola della memoria?

La risposta quindi, in genere, non è da ricercarsi in un rimedio farmacologico. Sicuramente è fondamentale osservare uno stile di vita che rispetti le necessità del nostro organismo:

  1. corretta alimentazione
  2. sufficiente attività fisica
  3. adeguato riposo

I nemici della memoria

Il fumo e l’eccesso di alcol possono portare a danni irreversibili, non solo sull’attività cerebrale, ma anche sull’apparato cardiovascolare, che si occupa di fornire i nutrienti vitali a tutto il corpo, nonché ad altri organi. Una assunzione eccessiva di caffeina, teina, o bevande a base di cola o guaranà, può compromettere alcune attività del nostro sistema nervoso.

Tenere sotto controllo parametri fisici come la pressione arteriosa, la colesterolemia e il peso corporeo, significa contribuire al benessere generale del nostro corpo e della nostra mente.
Una dieta sbilanciata o favorente l’infiammazione è nemica del cervello, così come lo sono la carenza di sonno e l’eccessiva sedentarietà.

Anche un utilizzo eccessivo di sistemi elettronici (computer, smartphone, tv, ecc.) può far perdere l’allenamento nella memorizzazione, nel calcolo a mente, e determinare una iperattivazione irritativa del sistema nervoso centrale.

Dieta, integratori e altro

Nota bene: ciò che viene descritto in seguito ha il solo scopo informativo, non è da considerarsi un consiglio medico.

In alcuni casi una integrazione dietetica può essere d’aiuto, ma non deve essere considerata sostitutiva di un buon regime alimentare. La vitamina E, ad esempio, è essenziale per le membrane neuronali ed ha un effetto antiossidante, la vitamina B12 e i folati sono essenziali per una normale attività del sistema nervoso.

Alimenti che possono favorire la memoria (e non solo) ad esempio sono:

  • Colina: sostanza fondamentale di membrane cellulari e neurotrasmettitori ed ha attività antiossidante. E’ contenuta ad esempio in semi di soia, uova (tuorlo), fegato, rene, cavolfiori, arachidi, pollo.
  • Mirtilli: contengono pro-antocianidine (antiossidanti) e altre sostanze protettive nei confronti di cervello e vasi sanguigni, favoriscono il metabolismo lipidico e glicemico. NB: hanno attività antiaggregante piastrinica, di per sé favorevole nella prevenzione degli eventi cardiovascolari, ma aumenta il rischio di sanguinamento se in terapia con farmaci antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti.
  • Curcuma: numerose attività benefiche per l’organismo, azione antiossidante e antinfiammatoria. Evitare in caso di calcoli biliari.

Farmaci omotossicologici o rimedi omeopatici mirati possono invece fornire substrati utili al ripristino di una migliore funzione mnemonica e cerebrale, ma vanno scelti attraverso una conoscenza sufficientemente approfondita della persona e del suo problema.

Relazioni e interiorità

Lavorare su noi stessi ricercando uno stato interiore presente, sano e attivo (vedi le considerazioni fatte sopra su stile di vita, pratica meditativa, ecc.) in ogni momento della nostra vita è senz’altro il primo e fondamentale passo. Finché viviamo concentrati solo sui nostri doveri, problemi, paure, o impegni, non riusciamo ad essere veramente presenti nel qui ed ora.

È importante prendere in considerazione il modo che abbiamo di affrontare le relazioni, la nostra interiorità, e il carico quotidiano di impegni. Imparare ad ascoltarsi è fondamentale, in questo la pratica meditativa e l’attività bioenergetica corporea si inseriscono perfettamente, permettendo di raggiungere uno stato di miglior consapevolezza di Sé, associata a quiete interiore, rilassamento fisico e migliore riposta allo stress. Migliorano inoltre l’attenzione e la concentrazione, riducono l’ansia e la depressione.

Sentire e vivere il corpo fa parte di questa consapevolezza. Questa potrebbe farci rendere conto che stiamo chiedendo troppo a noi stessi e che quindi non ci stiamo prendendo cura di noi con sufficiente amorevolezza.

Bibliografia

  1. J. L. Luby et al., Preschool is a sensitive period for the influence of maternal support on the trajectory of hippocampal development, PNAS 2016 ; published ahead of print April 25, 2016, doi:10.1073/pnas.1601443113
  2. F. Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia, Red Edizioni, 2005, p. 438-439

Benessere Globale & Mindfulness a Rimini! Dicembre 2016

Prossimamente anche a Rimini inizierà un percorso di Benessere Globale basato sul Progetto Gaia-Benessere Globale.

Una possibilità di sperimentare pratiche meditative e energetiche per una crescita personale in termini di coscienza e consapevolezza.

Principali pratiche e tecniche utilizzate:

  • Mindfulness psicosomatica (consapevolezza di Sé)

  • Bodyscan psicosomatico (consapevolezza dei blocchi psicosomatici)

  • Disegno psicosomatico

  • Uso della voce e mantra
  • Energetica dolce e forte

  • Pratiche meditative attive (nei gruppi avanzati)

Tutti i dettagli alla pagina specifica.

Se sei interessato contattami!

17 dicembre 2016 (Rimini): III CONVEGNO DI MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA

III CONVEGNO DI MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA

“Oncologia Integrata: tra la Medicina di Precisione e la Medicina della Persona”

Nella cura oncologica è sempre più evidente la necessità, ma anche l’opportunità, di collaborare tra varie figure professionali con un fine comune, che è la cura della persona. Se da un lato la “medicina di precisione” mira a colpire in maniera sempre più esatta e selettiva il tessuto o l’organo colpito dalla malattia, la “medicina della persona” si occupa dell’infinito mondo in cui tutto questo sta avvenendo: l’essere umano nella sua interezza, con la sua storia e le sue peculiari caratteristiche.

Ecco l’oncologia integrata: non più solo medicina, non solo chemio o radioterapie, non solo chirurgia, ma anche attenzione agli aspetti psicologici, alla famiglia, all’alimentazione, insieme ad un’apertura ed integrazione con altri approcci terapeutici.

Convegno accreditato con n. 4 crediti ECM per Medici-Chirurghi, Farmacisti, Dietisti, Psicologi, Infermieri, Infermieri Pediatrici, Biologi.

Presso: Palacongressi di Rimini.

Per informazioni e iscrizioni andare sul sito di Salute in Armonia