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L’abbandono e la fede – Incontro 8 del 13/8/2026

Abbandonarsi e avere fede sono due azioni del tutto simili, anzi richiamano lo stesso principio con parole diverse. Se mi abbandono a qualcuno (o a Dio) significa che ho fede/fiducia in quella persona (o in Dio).

Quindi l’esperienza che facciamo, nei nostri incontri, dell’abbandono non è diversa da quella della fede, anzi è una forma di fede. Siamo abituati a pensare la fede che viene dopo o insieme ad un “atto di fede”, invece sentiamo che il nostro cuore vuole affidarsi alla Vita. In questo affidamento abbandoniamo anche i grandi pesi del nostro presunto autosostentamento. Avere fede quindi è lasciare andare questi pesi, affidarsi e abbandonarsi.

La paura ci tiene bloccati in forme distaccate e difensive rispetto a questi principi. Facilmente nascono pensieri del tipo: “e se accade questo? o accade quello?”. Lasciando andare questi pensieri percepiamo un senso di maggiore libertà.

E’ stato insegnato dai più grandi maestri spirituali che avere fede è un “tutto o niente”: se hai dubbi non hai fede. Ma avere dubbi è umano, ed è anche giusto, come è giusto non affidarsi al primo che capita. Come fare allora? Abbandonarsi gradualmente e ascoltare il sentimento che nasce e cresce in noi. Non seguire pensieri che mettano dubbi, ma ascoltare il Presente, la Vita, il Silenzio… Perché mettere dubbi? Una pianta forse ha dubbi rispetto a quanto il terreno possa dargli da mangiare? Prende ciò che viene, e basta.

“E chi è quel padre tra voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O, se gli chiede un pesce, gli dia invece una serpe? Oppure, anche se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi dunque che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!” (Lc 11, 11-13)

Gesù parla di un Padre buono e amorevole, che non abbandona i suoi figli, ma che li sostiene. Questo Padre però richiede fede in Lui. Perché? non potrebbe semplicemente dare ciò di cui hanno bisogno? Da qui capiamo quanto siano importanti l’abbandono e la fede, perché rendono i nostri mente-cuore allineati e armonizzati con quello divino, e in questa unione non possono che esserci desideri veri e buoni. La nostra mente infatti è supercontaminata da distrazioni e attaccamenti alle cose del mondo, e non sa chiedere, non sa scegliere. Non sa: è ignorante! Per conoscere il Vero deve lasciare andare le cose del mondo e affidarsi a quelle divine.

Subito prima del passo sopra citato Gesù dice:

“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”.

Il problema è che non chiediamo, non cerchiamo, non bussiamo! O se lo facciamo siamo in totale disarmonia e separazione dai canali celesti.

La nostra pratica ci accompagna e ci guida nell’armonia e l’educarci a restarci ci porta a realizzare il Vero che c’è in noi.

Siamo fatti d’amore e per la felicità

Farfalla
Perché la foto di questa farfalla? Questa bellissima creatura è semplicemente sé stessa, non pretende altro. Nella sua coda manca un pezzetto (nota che non è simmetrica, a destra è mozzata): anche questa è una sua caratteristica, che la rende unica, ed è specchio del suo passato, che evidentemente è stato traumatico. Non per questo ha perso la sua natura, continua a vivere nella libertà. Quando riconosciamo la meraviglia di cui siamo fatti, ma anche le difficoltà che ci hanno plasmato, possiamo amarci semplicemente così come siamo.

Tutto ciò che esiste è in relazione col resto dell’Universo, la relazione è in grado di plasmare, e quando crea è amore. Siamo quindi fatti d’amore e pertanto il nostro scopo è essere felici, ma per essere felici dobbiamo essere liberi.

Essere liberi significa poter esprimere totalmente la nostra indole, il nostro spirito interiore, la nostra verità. La paura di sbagliare, essere giudicati o puniti sono tutti ostacoli che sopprimono ciò di cui siamo fatti: l’amore.

“Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12,31): per amare il prossimo è necessario che prima impari ad amare te stesso! Non puoi amarti se non sei libero, se non sei nella verità. Infatti “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

Quando non siamo liberi, veri, e quindi felici, abbiamo sentimenti contrastanti, non riconosciamo noi stessi. In questo soffocamento interiore iniziamo a vivere emozioni negative, che si esprimono nella mente tanto quanto nel corpo. I sintomi di tutto questo diventano un malessere più o meno localizzato, ma spesso generalizzato. Il nostro essere non si esprime più come vorrebbe e a livello psichico insorgono depressione, ansia, conflitto, paura, chiusura e stanchezza. Quella parte bloccata della nostra interiorità si rispecchia in un blocco più corporeo, che a lungo andare può diventare vera e propria malattia.