Vincent Lambert morirà di fame e di sete

Questo pover’uomo di 42 anni, ex infermiere, francese, sta morendo perché gli sono stati sospesi alimentazione e idratazione. Definito in “stato di minima coscienza” da diversi anni in seguito ad un grave incidente stradale, la moglie ha richiesto di lasciarlo morire.

Dopo diverse traversie giudiziarie, con continue modificazioni delle sentenze da un organo all’altro (e questo fa capire che non è stata una decisione “semplice”), da alcuni giorni (secondo l’ultima decisione) questo uomo si trova senza acqua e cibo.

I genitori, contrari a questa sentenza, da anni si battono per la sua vita, ma stanno gettando la spugna, in quanto sembra che non ci siano più speranze perché Vincent possa continuare a vivere. La sua camera d’ospedale è piantonata perché nessuno possa aiutare Vincent “illegalmente”. Deve morire (punto).

Per altri dettagli e approfondimenti rimando al web.

Si tratta di un caso eclatante di eutanasia, contro il quale mi oppongo con tutto me stesso. Non si trattava di una persona in stato terminale (cioè nei suoi ultimi momenti di vita a causa della sua malattia), ne in uno stato di sofferenza estrema (caso in cui comunque vanno adottate misure antalgiche anche potenti), e non eravamo di fronte ad un accanimento terapeutico (il cibo e l’acqua sono supporti vitali innegabili).

Solo eutanasia, l’eliminazione del debole e indifeso.

Se volete associarvi alla petizione in corso andate qui: http://www.jesoutiensvincent.com/ (se non sapete il francese fate tradurre la pagina al browser).

Prima di giudicare

Al porto è burrasca,
l’attesa è maturata,
c’è chi applaude con gioia
che la vita è salvata.

Ma un’onda anomala spinge contro,
dalla terra verso il mare,
urla e rigurgita
che non c’è posto per rientrare.

I cuori traboccanti di odio,
gli occhi abbagliati dall’ira,
le mani colme di violenza,
le bocche sature di maledizioni.

Non sanno che le loro parole
non sono parole loro.
Sono quelle del rancore,
sono quelle della paura.

Sono le parole di bambini mai cresciuti,
che lanciano sassi contro un animale ferito,
che schiacciano formiche inermi,
che sgambettano dal seggiolone.

Per timore di perdere la pappa
si lanciano ancora contro i genitori,
con la frustrazione mai superata
di chi non ha imparato ad accettare.

Prima di giudicare,
prima di parlare, 
vorrei che tutti ci trovassimo 
in uno stato di vuoto.

Vorrei che ci liberassimo 
di quelle funi 
che ci legano ai porti sicuri 
delle prese di posizione e dei partiti.

Vorrei che levassimo le ancore 
dai fondali infangati
delle nostre travagliate storie personali e sociali, 
fatte di condizionamenti, preconcetti, 
paure (più che altro inconsce) e credenze.

Vorrei che i nostri cuori e le nostre menti
fossero liberate 
dalle reti dell’odio e della menzogna.

Allora nel mare acquietato della coscienza
restare in silenzio,
in ascolto del vento
e nell’attesa del primo raggio di luce
che illuminerà il giusto.

Finalmente sentire il canto della vita
e le parole più vere,
per gridare l’inaudito 
con la forza della marea montante.

Pier Luigi Masini

Salute e ricerca interiore

La ricerca interiore può avere effetti sulla salute? Si tratta di una domanda che molti di noi si pongono quotidianamente.

Credo che la salute sia strettamente correlata a chi siamo e come stiamo interiormente. Per questo non posso fare a meno di pensare che, nella via del benessere (cioè dello “stare bene” in ogni senso), sia necessaria anche una ricerca che vada alle radici della nostra esistenza.

Padre Thomas Keating era un monaco benedettino, grande maestro di meditazione e preghiera contemplativa, morto nel 2018, e in uno dei suoi incontri con il Dalai Lama in cui venivano discussi temi riguardanti la meditazione, la contemplazione e la salute, ha affermato che secondo lui la correlazione è ovvia:

La salute umana è una relazione con la realtà ultima, perché la fonte del nostro essere ci sostiene anche, sempre. Ovviamente, vivere in accordo con la nostra natura interiore genererà salute.

padre Thomas Keating in un dialogo col Dalai Lama (2005). Fonte: La Meditazione come Medicina, Dalai Lama, J. Kabat-Zinn, R. J. Davidson, RCS 2019, pag. 95
Padre Keating col Dalai Lama

La fiducia che “la fonte del nostro essere” ci possa sostenere sempre, cioè non ci abbandoni mai, si può chiamare anche fede.

Gli incontri tra padre Keating e il Dalai Lama ci ricordano che questo concetto appartiene a tutte le forme di credo e pertanto specifica e identificativa della realtà umana.

Quando ce ne dimentichiamo, e ci concentriamo sul nostro “fare” quotidiano, in realtà stiamo dimenticando noi stessi. Allora prima o poi anche il corpo ce lo ricorderà con qualche tipo di dolore o sofferenza. Fermandoci a questo la sensazione sarà di avere, e di essere, un corpo inadeguato e malato.

La salvezza starà nel tonare a noi stessi, all’ascolto e alla ricerca di quella fonte, dimenticando il fare e tornando all’essere, abbandonandosi finalmente alla Vita, a Dio, nel rilassamento interiore che deriva dalla fede.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.

Salmo 62

Esistono diverse modalità per far questo, basate sull’esperienza, sul credo e sulla cultura. E’ ormai evidente che la meditazione è una pratica che predispone in modo efficace a questo atteggiamento.

Personalmente trovo la pratica meditativa un ottimo punto di partenza per la ricerca interiore. Ci permette di rilassarci, non solo rimanendo vigili, ma anche aumentando la nostra consapevolezza del momento attuale e di noi stessi. Durante la pratica si allentano i pensieri e si intraprende un ascolto, che può diventare molto profondo. Il silenzio diventa maestro.

Niente descrive bene Dio come il silenzio.

Meister Eckhart

A quel punto il fare diventa superfluo, e l’essere progressivamente si fa più presente, in un’esperienza di appartenenza a qualcosa di più grande di noi. Il senso di pace si fa reale, la compassione e la serenità che scopriamo in quella dimensione portano spesso a chiedere: “chi sono?”, “cos’è questa coscienza che va oltre il mio corpo?”, “cos’è questo universo, questa vita, questo grande corpo, di cui mi sento parte?”, “da dove viene questa sensazione di essere amato e di amare tutto ciò che fa parte della vita?”, e così via. La ricerca interiore così rinasce da domande che sorgono spontaneamente, in un’esperienza viva del tutto personale.

L’anima si è un pochino liberata e abbiamo allentato i legami con le cose di questo mondo, in un certo senso “impoverendoci”, un po’ come s. Francesco, il poverello di Assisi, che nell’incontro con Dio ha lasciato (lui davvero!) ogni attaccamento alle cose materiali.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Vangelo di Matteo 5, 3

La maggior parte di noi, in giovinezza, ha vissuto questi aspetti come concetti calati dall’alto, quindi dai genitori, dal catechismo e dalla pratica religiosa, andando spesso incontro a ribellione e rigetto. Questo probabilmente perché non sentivamo nostre quelle domande, e quindi non potevamo capire le risposte, oppure queste ultime non erano davvero portate ad un livello di vita reale, nemmeno da chi ce le proponeva.

Inoltre abbiamo subito per molti secoli una immagine di Dio alterata, che ha portato a negarlo con forza nella nostra cultura:

“Contro questa immagine oppressiva di un Dio che punisce con crudeltà estrema, di un Dio perverso […] che schiaccia l’uomo , e sta sempre lì nel cielo col dito puntato contro di noi per additare ogni nostro errore e punirlo in modo implacabile […] si è sviluppata in Europa, specialmente negli ultimi due secoli, una ateologia radicale, una profonda negazione di Dio”.

Marco Guzzi, Yoga e preghiera cristiana, ed. Paoline, 2009

Le domande spontanee, che sin da bambini abbiamo posto agli adulti, difficilmente trovavano risposte credibili e concrete, che spesso venivano pure confutate da ciò che si studiava a scuola (ad esempio in storia o in scienze). Mia figlia di 7 anni, per esempio, solo negli ultimi giorni mi ha posto domande come: “perché Dio ci ha creato?”, “chi ha creato Dio?”, “perché moriamo?”. Ovviamente ho cercato di instaurare con lei un dialogo, portando ciò in cui credo, ma allo stesso tempo stimolando la sua curiosità. Quello che mi è sembrato più importante per lei è stato il sentire che io quelle risposte le ho dentro, anche se ammettevo l’enorme mistero che celano. Altro è parlare con il mio figlio maggiore di quasi 12 anni! Per lui è importante ragionare e sentire che può comprendere, che può e deve usare il proprio cuore e la propria mente per raggiungere le vette della profondità interiore. Nel frattempo sa che può contare su di me come colonna sicura sulla quale appoggiarsi, colonna che prima o poi distruggerà per innalzare la propria.

Soprattutto oggi è necessaria un’esperienza molto personale di fede e di ricerca. Lo è sempre stato, ma la nostra epoca ha messo in crisi tutte le religioni e le culture e c’è bisogno di un salto di qualità. Le giovani generazioni, come dice Marco Guzzi, hanno una “radicalità naturale”, che le porta a mettere in discussione qualsiasi concetto per poter andare alla radice delle cose. Aspetto che va sicuramente sostenuto e curato da noi adulti.

Non possiamo quindi più accontentarci di quanto ci viene proposto da voci esterne, anche se la predicazione, la Parola tramandata, e l’annuncio restano pietre fondanti del percorso, senza le quali nessuno sarebbe in grado di raggiungere certi processi, conoscenze, o stati interiori.

Possiamo prenderci cura gli uni degli altri, chi ha più esperienza è guida e aiuto, ma la vera guarigione deve avvenire nel cuore di ognuno, non può essere portata dall’esterno. Si tratta quindi di un percorso che non è fattibile da soli, ma che allo stesso tempo richiede un lavoro personale.

Con la meditazione che diventa anche contemplazione, e se vogliamo preghiera, tutto il nostro essere si predispone alla guarigione. E’ ben dimostrato che praticare la meditazione, la contemplazione e la preghiera, porta a dei benefici psichici e fisici. Ad esempio si riscontra una riduzione dell’ansia e della depressione (entrambe molto diffuse nella popolazione), migliora la tolleranza a ciò che provoca stress, migliorano alcune malattie croniche e sono più efficaci le terapie.

La ricerca interiore è quindi, oltre che un gesto d’amore verso noi stessi e un cammino verso la Verità, un vero e proprio atto di salute.


Per approfondire vedi anche altri articoli di questo sito, ad esempio:

Ce la farà

Lei ce la farà,

ne sono sicuro.

Non solo voglio crederci,

ma ci credo veramente.

E allora la guardo negli occhi

e le dico “ce la farai”.

Lei mi chiede se lo penso veramente,

ma sa già che lo credo

e che l’ho creduto in passato.

E anche lei inizia a crederci davvero.

Ce la farà,

uscirà dalla tempesta,

ma solo attraversandola

con le sue forze

con la Speranza nel cuore

e con la Luce negli occhi.

DARSI PACE – i primi 20 anni – 6 ottobre 2019 (Roma)

Darsi Pace è un “movimento di liberazione interiore” fondato nel 1999 da Marco Guzzi e quest’anno compie quindi 20 anni.

Il 6 ottobre si terrà il primo incontro della nuova annualità, che tradizionalmente è aperto a tutti e ad ingresso libero. Questa volta parteciperà Simone Cristicchi e credo sarà un’occasione del tutto particolare.

Personalmente ho iniziato a frequentare Darsi Pace nel 2016, seguendo regolarmente le attività e il percorso proposto. Per me è stato una grande scoperta e sento di essere cresciuto interiormente, e in generale come persona, sotto tanti punti di vista.

In particolare ho avuto modo di comprendere meglio come l’umanità sia arrivata a questo punto, cosa questo possa significare e le sfide che si aprono per il futuro.

La mia interiorità, in senso psichico e spirituale, ha potuto lavorarsi attraverso la pratica meditativa e gli esercizi di autoconoscimento, e arricchirsi con le parole, le meditazioni e le spiegazioni dei formatori, in primis di quell’instancabile e illuminato maestro che è Marco Guzzi.

Consiglio davvero a tutti di conoscere Darsi Pace!

L’incontro del 6 ottobre 2019 si terrà presso l’Università Salesiana (Aula Paolo VI), Piazza dell’Ateneo Salesiano 1, ore 10, ingresso libero.

Per saperne di più visita il sito www.darsipace.it (ricchissimo il canale YouTube raggiungibile dal sito stesso).

Attraversando il bardo

“Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina”.

“Attraversando il bardo” è un film documentario di Franco Battiato. Prodotto nel 2014 affronta il tema della morte da più punti di vista, intervistando personaggi appartenenti a diverse culture e religioni.

Un grazie a Marilena per avermelo segnalato!

La malattia: alla ricerca di un senso

Continua la riflessione sulla malattia… Ecco il mio secondo articolo per il gruppo DarsiSalute, sul sito del movimento Darsi Pace. Qui ci addentriamo alla ricerca di un senso!

Nell’articolo riporto alcuni suggerimenti per allargare la visione a quelle che possono essere le componenti o le “facce” della malattia. Non mi soffermo volontariamente su aspetti medici, ma provo a immergermi in un mondo non sempre conosciuto ed esplorato da chi si occupa di medicina. Sarebbe auspicabile lo facessimo tutti per iniziare ad occuparci veramente di salute e di cura della persona.

Lo schema inserito nell’articolo è tratto da un mio precedente su questo sito in cui ho parlato del modello BioPsicoSociale e di una possibile estensione ad uno BioPsicoSocioSpirituale: L’approccio biopsicosociale in medicina.

Per chi avesse perso il primo articolo: L’abisso della malattia

Ripensare la Medicina partendo dalla Salute

Abbiamo considerato per troppo tempo la salute come antitesi della malattia e ci siamo quindi concentrati sulla distruzione del male, considerandolo come qualcosa che non appartiene alla persona, pensando di ottenere così il bene. Ma la salute non è l’opposto della malattia e questa non è “altro” dalla persona che ne è affetta.

Il positivismo è il paradigma su cui si basa la nostra attuale impostazione medica, esso considera il negativo (la malattia) come qualcosa da eliminare per ottenere il positivo (la salute). Considera quindi il positivo come negazione del negativo.
Il concetto assomiglia molto a certe “missioni di pace” militari, in cui per ottenere la pace in una determinata area geografica afflitta dalla guerra, si agisce con armi ancora più potenti ed eserciti ancora più agguerriti. Il risultato è devastante: possiamo dire davvero di aver raggiunto la pace? Era quella la pace che cercavamo?

C’è un forte bisogno di cambio di visuale. La salute deve diventare lo scopo, deve essere perseguita come obiettivo a se stante. Sono necessari interventi a livello culturale perché tutti possano conoscere e mettere in pratica ciò che conosciamo per vivere meglio e in salute.

E quando c’è la malattia? Ovviamente va curata con tutti i mezzi a disposizione. Ma non va mai dimenticato che curare una persona significa andare ben oltre l’agire sulla sua parte malata.

Può bastare qualche piccolo aggiustamento? Direi proprio di no, come afferma il filosofo Luigi Vero Tarca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia in un articolo centrato proprio su questo tema:

“il superamento dell’attuale paradigma scientifico richiede ben più che un piccolo e limitato aggiustamento epistemologico, esso esige piuttosto un riassestamento di tutta la concezione del medico all’interno di un ripensamento radicale dell’esperienza umana nel suo complesso”.

Va quindi ripensato tutto il sistema, che è palesemente in crisi, ma lo diceva già George L. Engel nel 1977 quando proponeva il modello BioPsicoSociale.

Che il sistema sia in crisi lo dimostra il fatto che ricoveriamo spesso nei nostri ospedali persone giovani e potenzialmente sane per gravi problematiche ampiamente prevenibili, come quelle dovute a sovraccarico lavorativo e di stress, ad una alimentazione scorrettissima, all’abuso di sostanze ed alcol, al fumo di sigaretta, e così via.
Lo dimostrano i continui ricoveri e dimissioni dei nostri poveri anziani, ogni volta più provati e debilitati, fino alla morte per esaurimento di materia vitale.
Lo dimostrano le continue richieste dei malati cronici, delle persone con malattie non ben definite e non riconosciute, mai completamente soddisfatti di ciò che abbiamo loro da dare.
Lo dimostrano le stanze asettiche e i pallidi corridoi dei nostri ospedali.
Lo dimostrano le lamentele di pazienti che non sono stati ascoltati, compresi ed aiutati in modo completo o corretto.

Se noi medici continuiamo a vedere la persona come una macchina da aggiustare, seppur nei limiti imposti dalla Natura, non facciamo nulla per migliorare questo problema, ma ne tamponiamo solamente gli effetti, probabilmente favorendolo.

C’è bisogno di dare nuovi stimoli alla cultura, alla politica e alla ricerca scientifica e interiore perché possiamo diventare prima di tutto promotori della salute, poi resteremo sempre anche i “riparatori dei guasti”, ma con un’ottica completamente riassettata, pulita, focalizzata e centrata sul bersaglio corretto.

Photo by Devin Avery on Unsplash

Obiettivo Benessere Globale in classe! A.S. 2018-2019

Durante questo anno scolastico 2018-2019, grazie agli insegnanti della scuola primaria G. Turci di Torriana (Rimini), abbiamo portato ancora una volta a scuola il progetto OBG, ma questa volta coinvolgendo direttamente gli alunni.

I 28 incontri sono avvenuti in aula ed hanno coinvolto i bambini di tutte le classi della scuola, dalla prima alla quinta. Questo primo adattamento del progetto ai bambini di queste età ha previsto momenti di canto (la canzoncina “Siamo una grande tribù” è diventata il motivo trainante!), di movimento corporeo, di ascolto di sé e di conoscenza delle emozioni. Soprattutto con i bambini più grandi si è potuto lavorare inoltre sui principi di giustizia, ecologia e convivenza sociale.

I bambini si sono dimostrati molto interessati e partecipi, e con gradi diversi in base a età e predisposizione hanno dimostrato di comprendere molto bene ciò che veniva loro proposto. I momenti di silenzio e ascolto di sé, come quelli di canto o di discussione sui temi proposti, sono stati molte volte stupefacenti sia per me che per gli insegnanti.

Non sono mancati momenti di difficoltà, i nostri bambini sono spesso molto distratti e agitati. Anche in queste situazioni si è cercato di favorire la realizzazione di quanto stava accadendo, alla ricerca di un significato e di una via d’uscita, nonché la comunicazione di ciò che questi comportamenti potevano indurre nell’interiorità del sottoscritto, degli insegnanti e dei compagni di scuola.

Con questa esperienza ho capito che siamo prima di tutto noi adulti a doverci mettere in discussione in quei momenti di difficoltà, chiedendoci quali siano le nostre responsabilità in merito e come aggiustare le nostre (e non le loro!) condotte per tentare un recupero. Il mondo in cui viviamo lo abbiamo creato con le nostre mani, ed è nostra responsabilità cercare di rimodellare l’ambiente perché questo diventi idoneo a una vita realmente umana, aiutando i più piccoli a viverlo serenamente. Questo vale a scuola come in famiglia ed è quindi necessaria una collaborazione e una visione comune tra genitori ed educatori.

Lo scopo principale di Obiettivo Benessere Globale è proprio quello di imparare ad ascoltarsi per realizzare ciò per cui siamo fatti.

Grazie ancora a questi bambini, a tutti gli insegnanti, in particolare alla maestra Angela, ai genitori, alla Direzione e a tutto il personale della Scuola!

L’abisso della malattia

Oggi propongo questo mio primo articolo per DarsiSalute pubblicato sul sito del Movimento Darsi Pace in cui cerco di esprimere una visione della malattia che vada oltre gli aspetti puramente tecnico-medici.

Ritengo fondamentale, sia dal lato del paziente che da quello del medico o dell’operatore sanitario, mantenere sempre uno sguardo ampio e aperto quando si parla di salute, malattia, o altri argomenti ad essi correlati.

DarsiSalute: Salute e Società

In questo percorso proposto da DarsiSalute passiamo dal corpo alla salute. Antonietta Valentini ci propone una visione ampia del concetto, sicuramente mutata ed evoluta nel tempo. Salute e società, anche se forse potrebbe non sembrare, sono estremamente connessi.

Condivido di seguito anche un mio commento.

Questa bella esposizione di Antonietta credo possa servirci per comprendere meglio come una ricerca di salute vada effettuata sempre in senso ampio e mai settorialmente. Le definizioni hanno sempre dei limiti, ma sono il nostro tentativo di esprimere, in questo caso, un concetto più teorico che reale, una specie di riferimento assoluto. La complessità che viene fuori ci dice di non cercare la salute, ovvero il nostro star bene, nella medicina o nella psicologia o nella realizzazione sociale… La salute è rappresentata dalla persona che “sta bene”, io direi soggettivamente più che oggettivamente. La salute non va nemmeno pensata come qualcosa di rigido, finito, o costante. Al contrario è molto dinamica, diversa per ognuno momento per momento. Allora che importa se realizzo tutti i criteri dati dall’OMS o da chissà chi altro, quello che conta è che possa godere pienamente della vita adesso! Le definizioni ci danno anche degli obiettivi come società: se ci prendiamo cura gli uni degli altri non possiamo limitarci ad una parte, ma dobbiamo occuparci della persona in tutti i suoi bisogni. Allora se sono malato non basta che io sia curato nel corpo, magari anche con le più sofisticate tecnologie mediche, ma necessito anche di supporto morale, spirituale e sociale. Se nessuno di noi è in perfetta salute significa che tutti abbiamo bisogno di essere curati in qualche parte di noi stessi e questo ci consente di mantenere il cuore e lo spirito aperti all’amore. Se non sentissimo questo saremmo degli illusi, probabilmente soli, funamboli su una corda che sappiamo prima o poi si spezzerà, in fondo disperati.

DarsiSalute: Il corpo

Abbiamo acquisito una modalità di percezione del nostro corpo separata dal nostro Io, come se vivessimo dentro ad una macchina e la mente ne fosse il sistema di comando. Ma c’è molto di più di questa visione frammentata.

In questo post di Iside Fontana, la coordinatrice del gruppo DarsiSalute, iniziamo a parlare del corpo e di come lo percepiamo, di quanto sia importante prendere consapevolezza delle distorsioni a cui siamo arrivati e come questo sia stato possibile. E’ quindi necessario iniziare viverlo nel profondo, in modo armonioso ed integrato con tutto il nostro essere.

Condivido anche un mio commento:

Ascoltare il corpo è una delle pratiche che ho maggiormente realizzato negli ultimi anni. Nel mio corpo si esprime tutto il mio essere persona, quindi anche ciò che avrei voluto non esistesse in me, ed è proprio in questo ascolto che ho trovato tante risposte, ma anche molta serenità e pace. Ho scoperto che esiste uno stato in cui sono me stesso e allo stesso tempo ho perso me stesso… ed è in quel modo che sento fluire la vita senza ostacoli, che si parli di vita interiore o di vita biologica, ma lo stento proprio nel mio corpo, ed è in quel modo che posso aprirmi veramente ad una relazione col divino, se ci metto un pizzico di fede.
Questo è davvero rivoluzionario, riportato nella relazione col prossimo e quindi nella cura, può cambiare anche la medicina. La rivoluzione deve però coinvolgere tutti, non solo i medici e il personale sanitario. Imparare ad affrontare le sfide della vita, quindi anche la malattia e l’invecchiamento, con accettazione, speranza e responsabilità, fa parte del percorso di ognuno. Ci si rivolge spesso, invece, alla medicina con la pretesa di essere guariti, tappandosi il naso e sperando che qualcun altro ci tolga di mezzo quel fastidioso impiccio. A quel punto non restano che pillole e bisturi.

DarsiSalute, un gruppo di studio e azione

Da un paio d’anni faccio parte del gruppo di studio “DarsiSalute”, nato all’interno del movimento Darsi Pace di cui faccio parte.

“DarsiSalute si pone come Gruppo di studio ed azione per l’esplorazione dello stare al mondo nel modo del corpo umano, inteso nel senso del prendere forma di un’identità umana unificata vissuta come libertà concreta.
Esso nasce per approfondire una visione integrata dell’uomo nella sua complessità bio-fisica e psico-spirituale, volta da un lato al superamento della storica separazione delle discipline e dall’altro ad un’estensione dei significati e delle chiavi interpretative di corpo, salute, malattia, cura, guarigione.
Il pensiero scientifico, per come lo conosciamo noi oggi, rimane fondamento imprescindibile per la ricerca del Gruppo che però intende andare oltre ogni, anche solo residuale, approccio meccanicistico e riduzionistico, per aprirsi ad una prospettiva più sintetica del sapere.
Il Gruppo si propone così di diventare luogo favorente il passaggio antropologico che stiamo attraversando sul piano storico e biografico, come vissuto nell’interpretazione conoscitiva, formativa e curativa di Darsi Pace. Per questo, il lavoro del Gruppo sarà di natura iniziatico-esperienziale e non accademico-concettuale. ” (Dal manifesto fondativo del Gruppo).

Il gruppo ha già pubblicato alcuni articoli sul portale del movimento all’indirizzo www.darsipace.it (categoria: DARSISALUTE).

Il gruppo ha prodotto anche un logo, che potete vedere nella pagina di ogni articolo. Si tratta di una composizione degli elementi che sentiamo fondamentali per il nostro lavoro. “La salute sgorga dal prendersi cura (le mani) dell’essere umano e della creazione tutta intera (l’albero), con lo sguardo rivolto verso una luce che da Altrove dona la vita.” (dall’articolo del 20 dicembre 2018 in cui è stato presentato il logo).

Da ora, ogni volta che verrà pubblicato un articolo di DarsiSalute, farò un breve rilancio su questo sito, creando anche qui un’etichetta dallo stesso nome.

Spero il nostro lavoro possa accendere qualche pensiero critico e di speranza!

23-24 nov. 2018 – LA CURA. UNA NUOVA VISIONE DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA (Novara)

Dalla riscoperta dell’afflato poetico e della motivazione interiore nell’attività clinica, alla presa di consapevolezza rispetto alla Medicina come Bene Comune da tutelare.

Conoscendo un po’ Aleph e Mauro Scardovelli sono certo che si tratterà di un evento molto interessante e dotato di notevole profondità. Da non perdere per tutti coloro che potranno partecipare!

A prescindere da quale tipo di cura intendiamo non si può certo prescindere dalla relazione. Questo può apparire ovvio nella relazione psicoterapeutica o di aiuto spirituale, ma per me lo è anche nella cura medica, in quanto ciò che si cura è una persona e non un organo o una malattia!

Pier Luigi Masini


Informazioni e iscrizioni:

https://alephumanistica.it/convegno-workshop-la-cura-una-nuova-visione-della-relazione-terapeutica-novara-23-24-novembre-2018/

19-20 ottobre 2018 – 4° CONVEGNO DI MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA

La centralità del malato: tra Terapie Complementari e Medicina di Precisione, umanizzazione delle cure ed integrazione

Rimini 19-20 0ttobre 2018

Responsabile Scientico: Dr. Franco Desiderio

La partecipazione al Convegno è gratuita, ma con iscrizione obbligatoria.

Per informazioni ed iscrizioni:

https://www.formazione-saluteinarmonia.it/32/4-convegno-di-medicina-integrata-in-oncologia-la-centralit-del-malato-tra-terapie-complementari-e-medicina-di-precisione-umanizzazione-delle-cure-ed-integrazione.html

Formazione per insegnanti: Obiettivo Benessere Globale nelle scuole A.S. 2018-2019

Anche quest’anno ripropongo O.B.G. nelle scuole: si tratta di un progetto di formazione per gli insegnanti dedicato al loro benessere e a quello di tutti gli attori scolastici.

Il corso, in via sperimentale, viene proposto in maniera totalmente gratuita.

Ecco di seguito un estratto della proposta. Se interessati contattatemi e invierò il progetto completo.

Obiettivi

L’obiettivo principale di questo progetto è di fornire nuovi strumenti pratici e basi teoriche per affrontare le sfide di questo tempo, mirando a incrementare la percezione di benessere soggettivo, la comunicazione empatica, il riconoscimento positivo di sé e dell’altro, la riscoperta di un senso profondo dell’esistenza umana.

Tutto questo può avvenire sviluppando una maggiore conoscenza di sé, della propria natura di esseri umani e della particolare situazione di questo periodo storico, favorendo una costruttiva espressione delle emozioni, la capacità di concentrarsi, rinforzando l’autostima delle persone e la coesione nel gruppo.

Il miglioramento del benessere percepito costituisce anche una base per instaurare relazioni più empatiche, positive ed efficaci.

Una maggior coesione di gruppo viene favorita dalla condivisione delle esperienze e dalla presa di coscienza che le difficoltà vissute quotidianamente sono condivise.

Gli obiettivi generali del lavoro con gli insegnanti sono quindi:

  • miglioramento del benessere percepito, sia mentale che corporeo;
  • riduzione dell’affaticamento lavorativo, dello stress da lavoro e del burnout;
  • miglioramento del rendimento lavorativo;
  • miglioramento delle relazioni tra i vari attori scolastici;
  • prevenzione dello sviluppo o aggravamento di malattie fisiche e mentali.

Metodi

Il corso prevede l’esposizione di elementi teorici, pratiche di ascolto e movimento corporeo, respiro consapevole, momenti di condivisione e confronto.

La mindfulness (in italiano “consapevolezza”) è la pratica principale proposta e consente ai partecipanti di sperimentare e conoscere nuovi modi e prospettive per conoscere sé stessi e la realtà attraverso un’esperienza consapevole e non giudicante del momento presente.

Le pratiche proposte (si veda oltre) sono state scelte per le numerose ricerche psicologiche e cliniche che ne provano l’efficacia in termini di miglioramento del benessere psicosomatico, riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione (per i dettagli si rimanda al progetto completo).

I partecipanti avranno modo, quindi, di conoscere basi teoriche e sperimentare strumenti pratici per il lavoro su emozioni, consapevolezza di sé e benessere psicofisico.

Programma teorico-pratico del corso

Il corso è principalmente di natura esperienziale, tuttavia durante gli incontri verranno inseriti alcuni elementi teorici riguardanti:

  • la crisi antropologica attuale: decadenza della specie o opportunità?
  • sviluppo e integrazione psicosomatica: la persona come essere integrato;
  • provenienza ed effetti delle pratiche proposte;
  • moderne conoscenze riguardanti la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e le reti comunicative dell’organismo, la psicosomatica, le emozioni;
  • alimentazione e stili di vita: le basi per la prevenzione in una visione non solo biomedica, ma che integri tutti gli aspetti della persona;
  • interazione relazionale: come i nostri vissuti emozionali agiscono sulle relazioni e viceversa;
  • sostenibilità dell’attuale organizzazione umana e impatto sul sistema Terra: favorire comportamenti sostenibili e pacifici.

Gli strumenti esperienziali principali sono i seguenti:

  • pratiche meditative statiche (mindfulness o consapevolezza di sé, ascolto del respiro, vocalizzazioni, mantra);
  • pratiche di ascolto, scioglimento del corpo e riequilibrio delle energie (derivanti da diverse discipline e culture);
  • esercizi di autoconoscenza psicosomatica, disegno psicosomatico;
  • condivisione delle esperienze a coppie e in gruppo, orale e scritta.

Modalità esecutive

La presente proposta prevede 8 incontri della durata di 90 minuti circa ciascuno (12 ore totali) a cadenza settimanale.

Il tempo della cura

Tempo di cura, quello passato a parlare col paziente. Eppure ce n’è sempre meno, ma deve rimanere almeno l’essenziale. Credo che le spiegazioni, fatte anche con cuore ed empatia, non solo con sapere tecnico, siano un momento che può alleggerire, per quanto possibile, una situazione di malattia, di ospedalizzazione, di dolore, di preoccupazione.

Noi medici siamo sempre più pressati a fornire prestazioni in tempi ridotti. Così facendo diventiamo dei tecnici e la salute prende la forma di un oggetto meccanico, da controllare e riparare. Occorre invece il giusto tempo, anche per comunicare le informazioni relative a comportamenti adeguati da seguire oppure riguardo lo stato di salute della persona. Per esempio dovremmo essere noi medici a consegnare i referti ai pazienti, per evitare spiacevoli incomprensioni e inutili o eccessive preoccupazioni. Inoltre si eviterebbero anche possibili mancanze nel percorso diagnostico o terapeutico.

Dal Codice di deontologia medica:

Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura. (Art. 20)

Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza. (Art. 33)

Consapevole del fatto che quel tempo passato insieme al paziente è non solo importante, ma proprio fondamentale, cerco sempre di renderlo utile e possibilmente piacevole. Quando si creano un po’ di empatia e di fiducia tutto scorre più agevolmente, il paziente si rilassa un po’ e si affida maggiormente. Tutti abbiamo bisogno di sentirci accuditi, accolti e compresi. Se questo accade, allora un po’ di malattia è già stata superata, e se non è guaribile, il dolore può diventare almeno più accettabile.

 

Uno stato collettivo di disordine profondo

«La nostra civiltà moderna industrializzata, frenetica, angosciosa, reca con sé tutti i germi delle malattie che le assomigliano. Queste, in linea di massima, nascono da uno squilibrio cerebrale in cui l’attività del sistema autonomo risulta affievolita in modo abnorme, mentre l’attività della corteccia cerebrale è intensificata in misura esagerata. […] Tutte queste malattie esigono senza dubbio un trattamento medico specifico. Tuttavia, anche in questo caso, la medicina non accorderà se non una tregua a disturbi la cui origine profonda è di natura esistenziale».

Taisen Deshimaru

Citato in M. Guzzi, La Nuova Umanità, pp. 74-75

13 feb 2018 – La prevenzione comincia a tavola: la frutta e i colori degli antiossidanti (Prato)

Un’alimentazione sana ed equilibrata è uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione e nella terapia delle principali “malattie del benessere” tipiche delle società occidentali.
L’alimentazione sembra coinvolta in circa il 30-35% dei tumori. I principali responsabili dell’insorgenza del tumore sono i radicali liberi, derivati dell’ossigeno che, in notevoli quantità, “ossidano” cioè distruggono le cellule del nostro corpo, aumentando il rischio di malattie degenerative come il cancro. Da qui la continua ricerca di meccanismi difensivi per il nostro organismo, rappresentati dagli agenti anti-ossidanti presenti negli alimenti, capaci di neutralizzare i radicali liberi.
Sono proprio gli antiossidanti a dare il colore alla frutta e alla verdura, di cui sono particolarmente ricche, ed è per questo che si consiglia di variare spesso tra i prodotti ortofrutticoli di diverso colore.
Impariamo a coniugare questi alimenti tra loro l’alimentazione eubiotica (dal greco eu=buona e bìos=vita), una serie di regole di combinazione alimentare che, rispettando il nostro organismo e la corretta digestione degli alimenti, migliora il nostro stato di salute e la nostra possibilità di difesa verso le malattie.

Caffescienza Prato 13/2/2018 ore 21:00

Sala Ex Celle Frigo
Officina Giovani
Piazza Macelli, 4 Prato

con Enrico Ruggeri, medico nutrizionista, ANT
modera Francesca Camilli, IBIMEt – CNR
Introduce Antonio MauroR.S. Ricerche e Servizi s.r.l. Prato

Questo appuntamento si terrà in collaborazione con Fondazione ANT, Assistenza Nazionale Tumori Delegazione Firenze Prato – Pistoia, che durante la serata informerà delle sue attività gratuite di assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione oncologica.

Per informazioni:  Caffè-Scienza Firenze e Prato