Possiamo sentire il nostro corpo come un fardello da portare e un problema da gestire, perché ci accorgiamo di averlo soprattutto quando proviamo dolore, qualche sintomo, o delle limitazioni. Il corpo è invece il luogo dell’esperienza di vita, e va quindi curato, ascoltato ed amato.
Ascoltiamo queste parole, tratte da “Il guerriero interiore – 108 aforismi per l’uomo di transizione”, di Roberto Maria Sassone (Anima Edizioni, 2008):
Il guerriero scopre che la sua consapevolezza è consapevolezza corporea. Più il corpo è chiuso e contratto, più sono chiusi e contratti i pensieri e le emozioni. Più è aperto e sciolto, più la consapevolezza è libera ed espansa.
Egli cammina sentendo le gambe e i piedi, respira sentendo l’aria, osserva vedendo i colori e percependo gli odori. Impara a riconoscere il continuo pulsare della vita nel suo corpo, rende il suo corpo sempre più cosciente, si addestra al movimento.
Il corpo è coscienza condensata, è uno dei vari aspetti della coscienza.
Esso può trasformarsi, può essere plasmato, può estendersi al corpo della Terra. In esso ci sono i ritmi della natura e dell’universo.
(aforisma n. 34)
L’esperienza del corpo ci tiene ancorati nel Presente, ci porta verso una consapevolezza più profonda, liberando la mente dalle sue tensioni e contratture.
In uno spazio dilatato, libero e rappacificato entriamo in quella che possiamo chiamare contemplazione: essere, senza altro scopo che quello di gioire e godere del qui e ora.
Contemplare significa godere,
significa gustare
la sostanza gioiosa
di ciò che non è visibile,
ma di cui tutto ciò che vediamo
è sostanziato e animato.
Oggi siamo tutti chiamati
a diventare contemplativi,
perché il visibile
deve ritrovare
la propria fonte
nelle profondità sorgive
del nostro cuore
per essere rivisto
e ridisegnato.
Marco Guzzi
da: Dizionario della lingua inaudita (Figlie di san Paolo, 2019, pag. 61)