Verità è un concetto che non possiamo definire con certezza, ne comprendere appieno. Possiamo comunque scegliere una Via, un percorso da seguire, un Luogo verso cui camminare, anche se sappiamo essere qualcosa di molto lontano e difficilmente raggiungibile.
Essere veri significa cercare continuamente uno stato di armonia che ci connetta con quello che è il nostro percorso, senza fraintendimenti, illusioni, distorsioni e distrazioni.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: silenziare ciò che ci distoglie da questo Centro di Verità, allentare le rigidità che ci opprimono nascondendoci le intuizioni che lo Spirito continuamente ci dona.
Il corpo è fondamentale in questo processo: manifesta in sé tutte le chiusure e i blocchi che ci tengono lontani dalla Verità. Scioglierlo, lasciando che le energie possano distribuirsi e scorrere liberamente, significa orientarsi verso la Verità di noi stessi, che non può essere diversa da una Verità assoluta, perché questa inizia a manifestarsi in noi.
In conclusione leggiamo un passo del libro “Qui e Ora – Ricorda chi sei. Ricordi chi sei.” di Fausto Novelli:
Ogni volta che seguiva ciò che lo faceva sentire a casa – non comodo, ma vero — sentiva una conferma profonda. Come se stesse camminando in sincronia con qualcosa che già conosceva il percorso.
— Non mi ha mai abbandonato — pensò. — Sono io che a volte ho smesso di ascoltare.
E ascoltare, ora lo sapeva, non significava pensare di più. Significava sentire meglio. Lasciare che le sensazioni facessero da bussola. Gioia, pace, pienezza: non come premi, ma come segnali di allineamento.
Quando sceglieva partendo dal “voglio” — quello autentico, non quello reattivo — tutto diventava più fluido. Anche le difficoltà. Anche gli imprevisti. Non perché sparissero, ma perché non lo dividevano più da se stesso.
Capì che essere in pace non era uno stato finale. Era un indicatore costante. Ogni volta che c’era, stava procedendo nella direzione giusta. Ogni volta che mancava, era solo un invito a ricalibrare.
– Questo è il massimo bene — mormorò. — Essere intero.
Non doveva raggiungere nulla.
Non doveva elevarsi.
Doveva restare in ascolto.Il mondo della limitatezza continuava a fare il suo gioco: scelte, tempi, relazioni, attriti. Ma ora non era più solo dentro quel gioco. Lo attraversava con una guida interna che non chiedeva fede, solo attenzione.
E mentre avanzava, passo dopo passo, con una fiducia ormai quieta, sapeva una cosa con semplicità assoluta:
non stava diventando qualcun altro.
Stava permettendo a ciò che era sempre stato
di guidarlo
qui
ora
in ogni scelta
che lo riportava
a casa.
