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Meditazione: tecnica di rilassamento o esperienza interiore?

La meditazione viene spesso proposta e interpretata come una tecnica di rilassamento, di allentamento dei pensieri, di riduzione dello stress… tutti effetti che sappiamo esserci, ma che in realtà sono secondari. Il rischio è di “usare” la meditazione come un rimedio che poi non cambia nulla nella realtà della nostra vita. Siamo stressati, meditiamo rilassandoci, poi torniamo alla vita di prima: frenetica, basata sul fare, frivola, contratta… quindi sentiamo di nuovo che è venuto il momento di meditare un pochino, perché stiamo giungendo al limite. Sciogliamo leggermente la tensione e… via! Si riparte allo stesso modo, magari anche più efficienti di prima.

La meditazione invece è un’esperienza che ci può portare nel profondo di noi stessi e sentire ciò che non ascoltiamo mai, accoglierlo, curarlo, fino a sviluppare una visione nuova delle cose, della vita e di noi stessi. Questo porta a rilassarsi molto, perché non siamo minimamente abituati ad ascoltare quel grido che dal profondo ce lo richiede. La visione nuova di cui parlo può avere molte sfumature, ognuno è chiamato a scoprirle.

Lo stress si riduce se iniziamo a capire che la stragrande maggioranza delle nostre energie è spesa per “fare delle cose”, che spesso hanno un dubbio valore, finalizzate a mantenere il nostro status, inteso più che altro come immagine che ci siamo costruiti per piacere agli altri, per sentirci giusti, per non essere attaccati e giudicati. Non fatichiamo per essere ciò che siamo, ma per cercare di raggiungere ciò che crediamo sia corretto, accettabile, utile, e così via, spesso in un percorso che non può avere un reale esito, in quanto irraggiungibile e autodistruttivo.

Nella meditazione possiamo invece scoprire la nostra vera essenza: si tratta di qualcosa di molto più semplice, libero, gioioso e vivace. E’ la vita, così com’è, così come Dio l’ha fatta. Scopriamo che la vita è bella, intelligente e leggera. E tutto il resto è di più. Il nostro cuore si centra su questa esperienza e si alleggerisce molto, aprendo le nostre interiorità al grande mistero dell’esistenza, alla pura spiritualità. Tutto può assumere un valore nuovo. Perché è lasciando andare tutto che si può sentire il senso del Tutto.

“Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34)

Pier Luigi Masini

La ricerca della (nella) Verità

Ogni percorso di vita è considerabile un cammino verso la Verità. Con questo intendo che ogni individuo ha una spinta interiore alla piena realizzazione di sé, che corrisponde all’incontro con la propria felicità (vedi anche: Quando un uomo è felice?).

La Verità, in questo senso, è quindi il compimento di ciò che sono veramente, potrei dire “ciò per cui sono fatto”. L’educazione, la cultura, la religione, e le nostre esperienze ci hanno posto molti obiettivi e aspettative rispetto a quanto sentiamo di “dover” realizzare nella nostra vita. Eppure non è detto che abbiamo capito di cosa si tratti. Anzi, direi che quasi mai comprendiamo quali strade e quali tappe toccherà il nostro percorso prima di averle passate.

Allora è necessaria un’opera di liberazione da quanto ci condiziona e ci imprigiona ponendoci su percorsi predefiniti, spesso giocando sul nostro senso del dovere, sull’orgoglio, o sulle nostre paure più profonde.

Questo significa lavorare sulla nostra spiritualità, e significa anche che sono necessarie modalità e strumenti nuovi per farlo, perché quelli vecchi spesso ci hanno imprigionato più che liberato.

Dall’introduzione del libro “Darsi Pace – Un manuale di liberazione interiore” di Marco Guzzi, edizioni Paoline:

“Chi voglia continuare a predicare una spiritualità del reiterato e nevrotico senso di colpa e della paura, e cioè a schiavizzare ancora gli uomini, giocando sulle nostre già dolorosissime fragilità infantili, vedrà le proprie assemblee diradarsi. Fenomeno (d’altronde provvidenziale) che caratterizza le nostre chiese cristiane già da tempo, ma che non viene quasi mai analizzato in base a questa prospettiva, e cioè alla necessità di dare vita a una spiritualità dell’autentica liberazione, che dica con chiarezza e faccia sperimentare che solo un cuore pacificato nell’amore e alimentato dalla gioia può compiere il bene. È solo attraverso la carità, diceva Agostino, che possiamo entrare nella verità. Per cui è il cuore con il suo palpito emotivo più profondo che dobbiamo porre prioritariamente al centro di ogni formazione alla comprensione della stessa verità. Ma se il mio cuore è ferito e pieno di odio, e magari io stesso non ne sono neppure consapevole, a che cosa potranno servirmi tante belle parole sull’amore? Se io non so amare nemmeno me stesso, come potrò amare il prossimo? E chi si prende cura oggi della mia anima ferita, del mio bisogno di piangere e di essere ascoltato? Chi prende in braccio il nostro bambino ferito nelle nostre scuole tecnologizzate, nelle nostre parrocchie indaffarate o nelle nostre famiglie iperattive? Queste sono le domande che ogni insegnante dovrà porsi in questo secolo, per non fare solo discorsi retorici”.

Marco Guzzi propone, da oltre 20 anni, un percorso di ricerca e liberazione interiore chiamato proprio “Darsi Pace“. E’ un cammino molto profondo e completo, consiglio a tutti i “ricercatori” di conoscerlo attraverso il sito www.darsipace.it o il canale YouTube.

Anch’io propongo strumenti e percorsi che danno la possibilità di sperimentare stati e interiorità più liberati, per iniziare a convertire lo sguardo, aprire la coscienza, sviluppare consapevolezza, orientandoci verso una spiritualità più vera e vissuta. Per approfondire vedi:

Fonte immagine: Pixabay