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Caro dottor Google

Caro dottor Google,

è un tuo collega che ti scrive. Considerata la tua vastissima conoscenza in materia medica, che spazia in tutte le specializzazioni e le problematiche di salute, sempre più persone si stanno rivolgendo a te per ottenere consulti e informazioni riguardanti i loro sintomi, esami, patologie, o timori legati alla propria salute.

Sei davvero il dottore con più conoscenze che esista e il più consultato al mondo. Conosci a memoria tutti i trattati di medicina, gli articoli scientifici, i bugiardini dei farmaci e le ultime notizie su qualsiasi argomento. Nessuno può eguagliarti in questo, e quando ti viene posta una domanda qualsiasi rispondi in meno di un secondo.

Noi umani spesso invece abbiamo bisogno di studiare, ripassare, aggiornarci, e continuamente rivedere tutte le informazioni che ci competono, che non sono nemmeno un centesimo di quelle che conosci tu.

È davvero apprezzabile la gratuità con cui elargisci grandi quantitativi di conoscenze, ai quali non poni limiti ne restrizioni ne filtri. Le persone spesso vengono da me dopo un tuo consulto e hanno già tantissime informazioni riguardanti i risultati dei loro esami fuori norma, possibili significati dei loro sintomi e ipotetiche diagnosi. Se devo essere sincero anch’io a volte ti consulto e mi sei di aiuto nel trovare le risposte che cerco.

C’è un problema però, ed è per questo che ho deciso, dopo averci pensato per anni, di scriverti questa lettera. Tu spiattelli dati e informazioni senza alcun riguardo. Per un mal di testa tu rispondi che potrebbe essere un tumore cerebrale, una lieve alterazione (spesso non rilevante) degli esami del sangue è potenzialmente una leucemia. Le persone si spaventano ed entrano in panico, poi sta a me e agli altri colleghi che utilizzano il cervello, e non un database, rassicurare, raddrizzare il tiro, trovare modo di riportarle alla realtà.

Poi spesso fornisci informazioni proprio sbagliate, che possono anche dare false rassicurazioni ed allontanare dalle cure più opportune chi ingenuamente pensa di potersi fidare di te. Dai voce a personaggi che amano inventare bugie (fake news) o rivedere la realtà sotto lenti distorte (come complottisti ed estremisti), in altri casi l’ordine dei risultati non pare dare risalto a ciò che è più utile per la ricerca, ma sembra favorire chi ci sa fare meglio fare con la comunicazione, o addirittura paga di più per stare “in prima fila”.

Le persone hanno bisogno di informazioni commisurate alla loro condizione e alle loro capacità di comprenderle, anche in senso emotivo. Le persone hanno bisogno di essere visitate, ascoltate, guardate e considerate… persone.

Ma tu non hai un cuore collegato al cervello, e non puoi fare tutto questo. Perché non è “sapere tutto” che salva, ma “sapere le cose giuste” e soprattutto “metterle al posto giusto” che porta a dare il meglio per la cura di chi ne ha bisogno. La maggior parte delle persone non è in grado di comprendere pienamente ciò che proponi loro nelle tue esuberanti consulenze, spesso quelle informazioni sono difficili da interpretare e adattare alla persona che si ha davanti anche per chi ha studiato con fatica almeno 7-8 anni per laurearsi, dai 3 ai 6 per specializzarsi e continua a farlo per tutta la vita.

Fare il medico è un mestiere altamente complesso, fatto di attenzione, conoscenza, umanità, competenza, esperienza, etica, compromesso, fiducia, sensibilità, e molte altre caratteristiche che tu non puoi avere. Mi raccomando, ricordalo sempre a tutti: non sei un dottore vero, contieni solo tante informazioni, che molto spesso, se utilizzate impropriamente, diventano sbagliate e pericolose.

Pier Luigi Masini

La consapevolezza può migliorare la nostra salute?

Consapevolezza significa conoscere me stesso. Sapere cosa sta succedendo in me, quindi come sto, e magari anche perché sto così, cioè cosa mi sta disturbando, qual è il processo che mi porta a soffrire.

La strada della consapevolezza dura tutta la vita, ma può anche non realizzarsi quando non ci ascoltiamo, non ci mettiamo in discussione e perdiamo ogni possibilità di crescere e approfondire il nostro rapporto con la Vita.

Di mestiere faccio il medico e incontro quindi tante persone che non stanno bene. Cerco di interessarmi a loro, ma talvolta percepisco che loro non si interessano a se stesse. Ma non lo sanno.

Credono che il curarsi significhi andare dal dottore. Mi dispiace molto, perché il dottore può fare solo una piccola parte e quella grossa la fa la persona stessa da curare. Quando chiedo come va la vita in generale, di solito le risposte non sono positive: abbiamo tutti un sacco di problemi!

Ma le persone vengono da me per un malanno fisico e non fanno alcun collegamento con quanto vivono nella vita sotto l’aspetto interiore. Sono frustrate, stanche e sofferenti, conducono vite sregolate sotto l’aspetto alimentare, del sonno, delle relazioni, del lavoro. Eppure si lamentano pretendendo cure miracolose che risolvano i loro dolori o problemi fisici.

Quando non trovo altre motivazioni e tento un collegamento, ad esempio un periodo di stress o uno stravizio ed aumento di pressione arteriosa o un mal di pancia, a volte ricevo risposte del tipo: “davvero? non ci avevo mai pensato”.

Bene, l’importante è iniziare.

Pier Luigi Masini

Giornata Mondiale della Terra – Una preghiera civile: mai più come prima

Il 22 aprile è la “Giornata Mondiale della Terra”, potremmo dire la festa di questa nostra grande Madre e di ciò che contiene, cioè tutte le forme di vita, di cui noi umani siamo gli ultimi arrivati, ma anche coloro che ne stanno minacciando l’esistenza.

Tutti sappiamo bene quanto bisogno ci sia di modificare le nostre condotte per migliorare le condizioni della Vita in termini ecologici e sociali.

Trovo questo documento, che riporto di seguito integralmente, proposto da personalità del mondo della cultura, della scienza e dell’ecologia, una intensa “preghiera” che possa spingere tutti noi ad un miglior impegno a difesa dell’ambiente e della salute, a partire dall’emergenza coronavirus.

Celebriamo la giornata mondiale della Terra con una preghiera civile: mai più come prima

L’epidemia provocata dal nuovo virus SARS-CoV-2, con il suo tragico carico di morti e miseria, serva da insegnamento.

La Terra è un macrorganismo vivente in cui tutto si tiene: biologia, ecologia, economia, istituzioni sociali, giuridiche e politiche. La salute di ciascun individuo è interconnessa e dipendente dal buon funzionamento dei cicli vitali del pianeta.

Il susseguirsi di malattie nuove e terribili sempre più frequenti e virulente (Ebola, HIV, influenza suina e aviaria, afta, febbre gialla, dengue, solo per citare le più note) sono la conseguenza della alterazione dei delicati equilibri naturali esistenti tra le differenti specie viventi e i loro relativi habitat.

L’abbattimento e gli incendi delle foreste tropicali, il consumo di suolo vergine, lo sfruttamento minerario, la caccia e il consumo di fauna selvatica, la concentrazione di allevamenti animali, l’agricoltura superintensiva, il sovraffollamento urbano e lo spostamento continuo di merci e persone sono le cause primarie dello scatenamento delle pandemie. Come aveva scritto inascoltato un attento osservatore dei microrganismi patogeni:

“Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie” (David Quammen, Spillover, 2012).

Non c’è alcun “nemico invisibile”, tantomeno imprevisto e sconosciuto che ha dichiarato guerra al genere umano. Nessuna “catastrofe naturale” e nessun “castigo di Dio” si sono abbattuti su di noi. Al contrario è il sistema economico dominante che provoca un progressivo deterioramento dei sistemi ecologici, l’estinzione di massa delle specie viventi, il surriscaldamento del clima. Tutto ciò aumenta i rischi, la vulnerabilità e abbassa le difese immunitarie degli individui.

La retorica sui sacrifici necessari (a partire da quelli affrontati da medici e infermieri, spesso lasciati senza nemmeno i più elementari dispositivi di protezione individuale) non basta a coprire il tracollo del sistema sanitario.

La sottovalutazione dei fenomeni in atto, l’impreparazione e l’incompetenza delle istituzioni pubbliche a ogni livello – laddove è prevalso il modello neoliberista – hanno indebolito i presidi socio-sanitari con definanziamenti e privatizzazioni.

L’aziendalizzazione dei servizi è andata nella direzione opposta a una medicina di territorio. In particolare in Italia abbiamo dovuto constatare un tasso di letalità eccessivo, troppi contagi registrati tra gli operatori sanitari, insufficienza delle attrezzature, mancanza di scorte di strumenti di protezione, assenza di luoghi dedicati alla quarantena, inadeguatezza dei protocolli diagnostici e terapeutici e la mancanza di un piano di emergenza e prevenzione in caso di malattie epidemiche.

Per mascherare questi fallimenti – quasi fossero inevitabili – molti mass-media, politici e persino dirigenti sanitari hanno scelto di raccontare l’impegno per contenere la pandemia da coronavirus usando una terminologia bellica: “battaglie”, “armi”, “trincee”, “nemico”. Il linguaggio della medicina invece si esprime con parole di cura e di pace, non di guerra. Di salute psicofisica, di sollievo della sofferenza, di rispetto della dignità umana.

Le guerre vere, quelle che servono per accaparrare le terre e le risorse del pianeta, la cui violenza si abbatte sulla parte più debole della popolazione civile, continuano purtroppo a essere finanziate (si pensi alla costruzione dei bombardieri F35 e dei sottomarini U-212), preparate e messe in atto in molte parti del mondo causando distruzioni irreparabili all’ambiente e grandi spostamenti forzati di popolazioni. Ha dichiarato Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”.

Le ripercussioni del lockdown sull’economia globalizzata porteranno a una crisi senza precedenti con effetti catastrofici specie nei paesi più periferici (rimasti senza commesse), nei ceti più poveri (rimasti senza reddito), tra i precari (rimasti senza lavoro), tra le donne madri (rimaste senza reti e servizi), tra le bambine e i bambini.

Le pandemie non conoscono differenze di classe, ma si ripercuotono accentuando ancor di più le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Per uscirne non basterà inondare il mondo con una pioggia di denaro “a debito”. Bisognerà che quel denaro serva effettivamente ad avviare una profonda conversione ecologica e solidale degli apparati produttivi e dei comportamenti di consumo.

La salute è un bene comune globale. In quanto esseri umani siamo parte della natura. Esistiamo gli-uni-con-gli-altri, in reciproca connessione. Ogni componente organica e inorganica, dai microorganismi agli esseri umani concorre a formare un unico complesso sistema che mantiene le condizioni della vita sulla Terra. Ognuno di noi dipende dall’aria che respira, dai cibi con cui si nutre, dal tipo di energia che usa per muoversi, riscaldarsi e comunicare, dall’organizzazione sociale in cui è inserito. Siamo parte dell’universo bio-geo-fisico ed energetico.

Il 2020 è l’anno dedicato dall’Onu alla biodiversità. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente circa il 75% dell’ambiente terrestre e oltre il 60% dell’ambiente marino sono gravemente alterati. In più, come nota il Rapporto: “L’accelerazione dei cambiamenti climatici sarà probabilmente associata a un aumento dei rischi, in particolare per i gruppi vulnerabili”. Il 2020 è l’anno della verifica dell’Accordo di Parigi sul clima, ma la Cop 26 prevista a Glasgow è stata rinviata al prossimo anno.

Sono già passati cinque anni dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile dell’Onu e molti dei target intermedi fissati al 2020, nell’ambito dei suoi 17 macro obiettivi, sono stati clamorosamente disattesi. Sono passati cinque anni anche dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato sì, ma il suo messaggio per un’ecologia integrale è stato ignorato.

Non possiamo più fingere di non vedere. La normalità del mondo dopo-coronavirus non può essere quella di prima. Tutto e subito deve cambiare direzione, parametri di misura, valori di riferimento.

Non vogliamo essere testimoni muti. Mai come oggi è evidente che se volessimo trarre qualche insegnamento dalla tragedia della pandemia dovremmo trasformare alla radice il sistema socioeconomico dominante capitalista, che sta mostrando tutta la sua carica distruttiva e autodistruttiva, nella direzione di una società mondiale giusta e sostenibile.

Speriamo che la giornata della Terra del 22 aprile possa essere il momento di uscita dall’emergenza, di ricongiungimento degli affetti, di abbraccio simbolico dei parenti con i propri cari deceduti, di cordoglio di tutta la comunità, di ringraziamento per quanti si sono assunti rischi enormi nella cura dei malati e, per tutte e tutti, di un nuovo inizio dell’impegno per:

– restituire ai dinamismi naturali almeno il 50% del suolo e delle aree marine;

– proteggere e promuovere la biodiversità e il rispetto di tutte le specie viventi;

– ridurre da subito le emissioni che alterano il clima;

– fermare immediatamente tutte le guerre in corso, riconvertire le produzioni belliche e liberare risorse per la cura della salute;

– contingentare, tracciare e controllare l’estrazione di materiali vergini dal sottosuolo (combustibili fossili, metalli, altri minerali);

– fermare gli allevamenti intensivi, l’agrobusiness e promuovere l’agricoltura contadina;

– potenziare la ricerca, la prevenzione, la cura e la medicina di comunità;

– applicare sistematicamente il principio di precauzione alle trasformazioni tecnologiche che producono inquinamenti o che manipolano l’autonomia e la riservatezza personale su cui si fonda la democrazia;

– riconoscere la soggettività delle donne, il diritto alla sicurezza anche in famiglia, all’indipendenza economica e all’autodeterminazione nelle scelte riproduttive (unica vera risposta alla crescita della popolazione);

– riconoscere alle comunità locali il potere di decisione sui propri destini e rispettare i saperi e le forme di esistenza delle popolazioni indigene;

– promuovere i beni comuni e le pratiche sociali di gestione comunitaria delle risorse sociali e ambientali di un territorio con modi e forme che garantiscano l’integrazione e la solidarietà tra comunità civili nazionali, continentali e planetarie;

– riconoscere immediatamente i diritti civili e di accesso ai servizi sanitari e al welfare per tutti i cittadini stranieri che si trovano, per qualsiasi motivo, in Italia o in un paese dell’Unione europea;

– anteporre la cura della vita alle leggi del mercato tutelando il lavoro di cura;

– garantire le condizioni di lavoro e la sicurezza di tutti i lavoratori e le lavoratrici;

– varare misure urgenti e strutturali per garantire ad ogni persona un reddito di base per una vita dignitosa;

– modificare stili di vita, consumi e produzione nel rispetto della Terra e di tutti i suoi abitanti umani e non umani;

– garantire i diritti di tutte le bambine e di tutti i bambini come rappresentanti delle generazioni future.

Questa pandemia ha toccato profondamente le nostre vite. Poniamo la vita e la cura della vita al centro.

Per adesioni inviare un messaggio alla mail: adesioni.appello2020@gmail.com

Tra i promotori: Alex Zanotelli (missionario comboniano), Gianni Tamino (biologo, del comitato scientifico di Medici per l’Ambiente), Roberto Mancini (filosofo), Guido Viale (economista),  Laura Marchetti (antropologa), Daniela Padoan (dell’associazione Laudato si’ di Milano), Aldo Femia (economista, dell’Istat), Ugo Mattei (giurista), Marco Boschini (coordinatore dei Comuni Virtuosi), Marco Deriu (sociologo), Bruna Bianchi (storica), Jean Allion (medico), Mario Agostinelli (esperto di energia), Loredana Alderighi (della MAG di Verona), Marco Bersani (di Attac Italia), Francesco Gesualdi (Centro Nuovo modello di sviluppo), Emanuele Leonardi (economista), Giulio Locco (Fuorimercato), Anna Maria Rivera (antropologa), Cristina Simonelli (del Coordinamento teologhe italiane), Mao Valpiana (Azioine Nonviolenta), e molti altri giornaliste e giornalisti, attiviste e attivisti di vari gruppi e associazioni.

Sani & Salvi – Il video

Sul sito di Darsi Pace (www.darsipace.it) è stata pubblicata la registrazione dell’incontro che ho tenuto a Forlì il 20 ottobre con Antonietta Valentini. Vedere e pensare salute e malattia in modo nuovo e oltre la superficialità è una grande sfida, ma si può fare!

Vai alla pagina dell’evento: http://www.pierluigimasini.it/2019/10/21/sani-salvi-la-salute-oltre-il-benessere-ascoltare-il-desiderio-di-vita-20-10-2019-forli/

La pratica meditativa come strumento di salute, benessere globale, crescita personale e spirituale (video)

Secondo incontro del progetto Obiettivo Benessere Globale 2019-2020, laboratorio di crescita personale con pratiche meditative e corporee condotto dal dott. Pier Luigi Masini.

Video tratto dal secondo incontro 2019-2020 di Obiettivo Benessere Globale

Alcuni argomenti trattati:
1) Il bisogno di un lavoro di crescita personale e di evoluzione delle coscienze.
2) Introduzione alla pratica meditativa, esperienza multiculturale.
3) Quali sono i suoi principali effetti su corpo, psiche e spirito.
4) Esempi dalla letteratura medico-scientifica.
5) Stress e meditazione.
6) Proposta esperienziale, i punti chiave della pratica meditativa.

Incontro tenutosi a Villa Verucchio (Rimini) il 03/10/2019.

Per approfondire: Presentazione del progetto Obiettivo Benessere Globale

Sani & Salvi – La salute oltre il benessere: ascoltare il desiderio di vita (20/10/2019 – Forlì)

Domenica 20 ottobre 2019 ho tenuto, insieme ad Antonietta Valentini, questo incontro presso il “Centro per la Pace Annalena Tonelli” di Forlì.

L’evento è stato organizzato dal gruppo di creatività culturale DarsiSalute che fa capo al movimento Darsi Pace (www.darsipace.it).

In questa conversazione abbiamo avuto modo di affrontare i temi della salute, del benessere, della malattia e della cura in modo un po’ più ampio di quanto si fa solitamente, includendo aspetti come la spiritualità e le connessioni tra le varie aree coinvolte della persona.

L’impressione che ho avuto da questo evento è che sia stato davvero un incontro. Prima di tutto con la carissima Antonietta Valentini, con la quale ho sentito una forte sintonia e un senso di reciproco completamento nel dialogo che si è creato. Poi l’incontro con il pubblico, che silenziosamente, ma attentamente, ha seguito il racconto, l’esposizione e la pratica meditativa dimostrandolo con la numerosa partecipazione e il coinvolgente affetto espresso al termine della serata.
Mi sento molto grato per questa possibilità e per l’esito che ha avuto!

Prossimamente sarà disponibile la registrazione dell’incontro.

Ciò che viviamo influenza la nostra salute: evolvere le coscienze per migliorare salute e benessere (Video)

Video tratto dal primo incontro 2019-2020 del progetto Obiettivo Benessere Globale, laboratorio di crescita personale con pratiche meditative e corporee condotto dal dott. Pier Luigi Masini.

Video tratto dal primo incontro 2019-2020 di Obiettivo Benessere Globale

Alcuni argomenti trattati:
1) Il periodo storico che viviamo richiede di lasciare vecchi modelli e intraprendere strade nuove.
2) Il modo in cui viviamo (stile di vita) e pensiamo influenza notevolmente la nostra salute e influisce sulla maggior parte delle malattie. Perché ci ammaliamo?
3) Ansia e depressione sono il flagello dell’umanità moderna. Quali possono essere le cause?
4) E’ necessario un cambio di prospettiva per iniziare ad evolvere la nostra coscienza in senso globale.
5) Proposta esperienziale di lavoro su di sé a partire dal corpo e dalla nostra consapevolezza attraverso pratiche meditative e corporee.

Incontro tenutosi a Villa Verucchio (Rimini) il 26/09/2019.

Per approfondire: Presentazione del progetto Obiettivo Benessere Globale

Salute e ricerca interiore

La ricerca interiore può avere effetti sulla salute? Si tratta di una domanda che molti di noi si pongono quotidianamente.

Credo che la salute sia strettamente correlata a chi siamo e come stiamo interiormente. Per questo non posso fare a meno di pensare che, nella via del benessere (cioè dello “stare bene” in ogni senso), sia necessaria anche una ricerca che vada alle radici della nostra esistenza.

Padre Thomas Keating era un monaco benedettino, grande maestro di meditazione e preghiera contemplativa, morto nel 2018, e in uno dei suoi incontri con il Dalai Lama in cui venivano discussi temi riguardanti la meditazione, la contemplazione e la salute, ha affermato che secondo lui la correlazione è ovvia:

La salute umana è una relazione con la realtà ultima, perché la fonte del nostro essere ci sostiene anche, sempre. Ovviamente, vivere in accordo con la nostra natura interiore genererà salute.

padre Thomas Keating in un dialogo col Dalai Lama (2005). Fonte: La Meditazione come Medicina, Dalai Lama, J. Kabat-Zinn, R. J. Davidson, RCS 2019, pag. 95
Padre Keating col Dalai Lama

La fiducia che “la fonte del nostro essere” ci possa sostenere sempre, cioè non ci abbandoni mai, si può chiamare anche fede.

Gli incontri tra padre Keating e il Dalai Lama ci ricordano che questo concetto appartiene a tutte le forme di credo e pertanto specifica e identificativa della realtà umana.

Quando ce ne dimentichiamo, e ci concentriamo sul nostro “fare” quotidiano, in realtà stiamo dimenticando noi stessi. Allora prima o poi anche il corpo ce lo ricorderà con qualche tipo di dolore o sofferenza. Fermandoci a questo la sensazione sarà di avere, e di essere, un corpo inadeguato e malato.

La salvezza starà nel tonare a noi stessi, all’ascolto e alla ricerca di quella fonte, dimenticando il fare e tornando all’essere, abbandonandosi finalmente alla Vita, a Dio, nel rilassamento interiore che deriva dalla fede.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.

Salmo 62

Esistono diverse modalità per far questo, basate sull’esperienza, sul credo e sulla cultura. E’ ormai evidente che la meditazione è una pratica che predispone in modo efficace a questo atteggiamento.

Personalmente trovo la pratica meditativa un ottimo punto di partenza per la ricerca interiore. Ci permette di rilassarci, non solo rimanendo vigili, ma anche aumentando la nostra consapevolezza del momento attuale e di noi stessi. Durante la pratica si allentano i pensieri e si intraprende un ascolto, che può diventare molto profondo. Il silenzio diventa maestro.

Niente descrive bene Dio come il silenzio.

Meister Eckhart

A quel punto il fare diventa superfluo, e l’essere progressivamente si fa più presente, in un’esperienza di appartenenza a qualcosa di più grande di noi. Il senso di pace si fa reale, la compassione e la serenità che scopriamo in quella dimensione portano spesso a chiedere: “chi sono?”, “cos’è questa coscienza che va oltre il mio corpo?”, “cos’è questo universo, questa vita, questo grande corpo, di cui mi sento parte?”, “da dove viene questa sensazione di essere amato e di amare tutto ciò che fa parte della vita?”, e così via. La ricerca interiore così rinasce da domande che sorgono spontaneamente, in un’esperienza viva del tutto personale.

L’anima si è un pochino liberata e abbiamo allentato i legami con le cose di questo mondo, in un certo senso “impoverendoci”, un po’ come s. Francesco, il poverello di Assisi, che nell’incontro con Dio ha lasciato (lui davvero!) ogni attaccamento alle cose materiali.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Vangelo di Matteo 5, 3

La maggior parte di noi, in giovinezza, ha vissuto questi aspetti come concetti calati dall’alto, quindi dai genitori, dal catechismo e dalla pratica religiosa, andando spesso incontro a ribellione e rigetto. Questo probabilmente perché non sentivamo nostre quelle domande, e quindi non potevamo capire le risposte, oppure queste ultime non erano davvero portate ad un livello di vita reale, nemmeno da chi ce le proponeva.

Inoltre abbiamo subito per molti secoli una immagine di Dio alterata, che ha portato a negarlo con forza nella nostra cultura:

“Contro questa immagine oppressiva di un Dio che punisce con crudeltà estrema, di un Dio perverso […] che schiaccia l’uomo , e sta sempre lì nel cielo col dito puntato contro di noi per additare ogni nostro errore e punirlo in modo implacabile […] si è sviluppata in Europa, specialmente negli ultimi due secoli, una ateologia radicale, una profonda negazione di Dio”.

Marco Guzzi, Yoga e preghiera cristiana, ed. Paoline, 2009

Le domande spontanee, che sin da bambini abbiamo posto agli adulti, difficilmente trovavano risposte credibili e concrete, che spesso venivano pure confutate da ciò che si studiava a scuola (ad esempio in storia o in scienze). Mia figlia di 7 anni, per esempio, solo negli ultimi giorni mi ha posto domande come: “perché Dio ci ha creato?”, “chi ha creato Dio?”, “perché moriamo?”. Ovviamente ho cercato di instaurare con lei un dialogo, portando ciò in cui credo, ma allo stesso tempo stimolando la sua curiosità. Quello che mi è sembrato più importante per lei è stato il sentire che io quelle risposte le ho dentro, anche se ammettevo l’enorme mistero che celano. Altro è parlare con il mio figlio maggiore di quasi 12 anni! Per lui è importante ragionare e sentire che può comprendere, che può e deve usare il proprio cuore e la propria mente per raggiungere le vette della profondità interiore. Nel frattempo sa che può contare su di me come colonna sicura sulla quale appoggiarsi, colonna che prima o poi distruggerà per innalzare la propria.

Soprattutto oggi è necessaria un’esperienza molto personale di fede e di ricerca. Lo è sempre stato, ma la nostra epoca ha messo in crisi tutte le religioni e le culture e c’è bisogno di un salto di qualità. Le giovani generazioni, come dice Marco Guzzi, hanno una “radicalità naturale”, che le porta a mettere in discussione qualsiasi concetto per poter andare alla radice delle cose. Aspetto che va sicuramente sostenuto e curato da noi adulti.

Non possiamo quindi più accontentarci di quanto ci viene proposto da voci esterne, anche se la predicazione, la Parola tramandata, e l’annuncio restano pietre fondanti del percorso, senza le quali nessuno sarebbe in grado di raggiungere certi processi, conoscenze, o stati interiori.

Possiamo prenderci cura gli uni degli altri, chi ha più esperienza è guida e aiuto, ma la vera guarigione deve avvenire nel cuore di ognuno, non può essere portata dall’esterno. Si tratta quindi di un percorso che non è fattibile da soli, ma che allo stesso tempo richiede un lavoro personale.

Con la meditazione che diventa anche contemplazione, e se vogliamo preghiera, tutto il nostro essere si predispone alla guarigione. E’ ben dimostrato che praticare la meditazione, la contemplazione e la preghiera, porta a dei benefici psichici e fisici. Ad esempio si riscontra una riduzione dell’ansia e della depressione (entrambe molto diffuse nella popolazione), migliora la tolleranza a ciò che provoca stress, migliorano alcune malattie croniche e sono più efficaci le terapie.

La ricerca interiore è quindi, oltre che un gesto d’amore verso noi stessi e un cammino verso la Verità, un vero e proprio atto di salute.


Per approfondire vedi anche altri articoli di questo sito, ad esempio:

Ripensare la Medicina partendo dalla Salute

Abbiamo considerato per troppo tempo la salute come antitesi della malattia e ci siamo quindi concentrati sulla distruzione del male, considerandolo come qualcosa che non appartiene alla persona, pensando di ottenere così il bene. Ma la salute non è l’opposto della malattia e questa non è “altro” dalla persona che ne è affetta.

Il positivismo è il paradigma su cui si basa la nostra attuale impostazione medica, esso considera il negativo (la malattia) come qualcosa da eliminare per ottenere il positivo (la salute). Considera quindi il positivo come negazione del negativo.
Il concetto assomiglia molto a certe “missioni di pace” militari, in cui per ottenere la pace in una determinata area geografica afflitta dalla guerra, si agisce con armi ancora più potenti ed eserciti ancora più agguerriti. Il risultato è devastante: possiamo dire davvero di aver raggiunto la pace? Era quella la pace che cercavamo?

C’è un forte bisogno di cambio di visuale. La salute deve diventare lo scopo, deve essere perseguita come obiettivo a se stante. Sono necessari interventi a livello culturale perché tutti possano conoscere e mettere in pratica ciò che conosciamo per vivere meglio e in salute.

E quando c’è la malattia? Ovviamente va curata con tutti i mezzi a disposizione. Ma non va mai dimenticato che curare una persona significa andare ben oltre l’agire sulla sua parte malata.

Può bastare qualche piccolo aggiustamento? Direi proprio di no, come afferma il filosofo Luigi Vero Tarca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia in un articolo centrato proprio su questo tema:

“il superamento dell’attuale paradigma scientifico richiede ben più che un piccolo e limitato aggiustamento epistemologico, esso esige piuttosto un riassestamento di tutta la concezione del medico all’interno di un ripensamento radicale dell’esperienza umana nel suo complesso”.

Va quindi ripensato tutto il sistema, che è palesemente in crisi, ma lo diceva già George L. Engel nel 1977 quando proponeva il modello BioPsicoSociale.

Che il sistema sia in crisi lo dimostra il fatto che ricoveriamo spesso nei nostri ospedali persone giovani e potenzialmente sane per gravi problematiche ampiamente prevenibili, come quelle dovute a sovraccarico lavorativo e di stress, ad una alimentazione scorrettissima, all’abuso di sostanze ed alcol, al fumo di sigaretta, e così via.
Lo dimostrano i continui ricoveri e dimissioni dei nostri poveri anziani, ogni volta più provati e debilitati, fino alla morte per esaurimento di materia vitale.
Lo dimostrano le continue richieste dei malati cronici, delle persone con malattie non ben definite e non riconosciute, mai completamente soddisfatti di ciò che abbiamo loro da dare.
Lo dimostrano le stanze asettiche e i pallidi corridoi dei nostri ospedali.
Lo dimostrano le lamentele di pazienti che non sono stati ascoltati, compresi ed aiutati in modo completo o corretto.

Se noi medici continuiamo a vedere la persona come una macchina da aggiustare, seppur nei limiti imposti dalla Natura, non facciamo nulla per migliorare questo problema, ma ne tamponiamo solamente gli effetti, probabilmente favorendolo.

C’è bisogno di dare nuovi stimoli alla cultura, alla politica e alla ricerca scientifica e interiore perché possiamo diventare prima di tutto promotori della salute, poi resteremo sempre anche i “riparatori dei guasti”, ma con un’ottica completamente riassettata, pulita, focalizzata e centrata sul bersaglio corretto.

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DarsiSalute: Salute e Società

In questo percorso proposto da DarsiSalute passiamo dal corpo alla salute. Antonietta Valentini ci propone una visione ampia del concetto, sicuramente mutata ed evoluta nel tempo. Salute e società, anche se forse potrebbe non sembrare, sono estremamente connessi.

Condivido di seguito anche un mio commento.

Questa bella esposizione di Antonietta credo possa servirci per comprendere meglio come una ricerca di salute vada effettuata sempre in senso ampio e mai settorialmente. Le definizioni hanno sempre dei limiti, ma sono il nostro tentativo di esprimere, in questo caso, un concetto più teorico che reale, una specie di riferimento assoluto. La complessità che viene fuori ci dice di non cercare la salute, ovvero il nostro star bene, nella medicina o nella psicologia o nella realizzazione sociale… La salute è rappresentata dalla persona che “sta bene”, io direi soggettivamente più che oggettivamente. La salute non va nemmeno pensata come qualcosa di rigido, finito, o costante. Al contrario è molto dinamica, diversa per ognuno momento per momento. Allora che importa se realizzo tutti i criteri dati dall’OMS o da chissà chi altro, quello che conta è che possa godere pienamente della vita adesso! Le definizioni ci danno anche degli obiettivi come società: se ci prendiamo cura gli uni degli altri non possiamo limitarci ad una parte, ma dobbiamo occuparci della persona in tutti i suoi bisogni. Allora se sono malato non basta che io sia curato nel corpo, magari anche con le più sofisticate tecnologie mediche, ma necessito anche di supporto morale, spirituale e sociale. Se nessuno di noi è in perfetta salute significa che tutti abbiamo bisogno di essere curati in qualche parte di noi stessi e questo ci consente di mantenere il cuore e lo spirito aperti all’amore. Se non sentissimo questo saremmo degli illusi, probabilmente soli, funamboli su una corda che sappiamo prima o poi si spezzerà, in fondo disperati.

La società della stanchezza


Foto: Hernan Sanchez (unsplash.com)

Molti di noi si sentono spesso affaticati oltre il dovuto. Una stanchezza che può essere sia mentale che fisica, anche se il nostro lavoro è soprattutto di tipo intellettuale. Molti di noi non spostano più, come un tempo, carichi pesanti e non fanno chilometri e chilometri a piedi per andare a lavorare. Eppure siamo stanchi, troppo stanchi. Un’epidemia di stanchezza!

La stanchezza cronica è spesso associata a malessere generale, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e memoria, umore depresso, dolori articolari o muscolari, sistema immunitario debole o infiammazione cronica, cefalea, ecc. Le persone affette da questo problema vedono i loro sintomi alternarsi a periodi di miglioramento, ma senza che si verifichi mai una risoluzione completa e duratura. Spesso hanno effettuato già molti accertamenti, i quali si sono verificati nella norma o con risultati non ben correlabili ai loro disturbi.

I motivi di questo affaticamento ritengo siano molteplici. Come ben sa chi mi conosce, credo fermamente che non vi sia distinzione tra corpo, mente e spirito. Ecco perché non si può considerare una stanchezza, fosse anche soprattutto o solamente fisica, solo dal punto di vista organico. Insomma, non ci fermeremo a qualche esame di laboratorio o alla misurazione della pressione arteriosa. Abbiamo bisogno di considerare tutta la nostra esistenza, il nostro modo di relazionarci col quotidiano, col prossimo e con noi stessi.

In una condizione di stanchezza cronica senza causa apparente (quindi senza sintomi specifici ne accertamenti già risolutivi per qualche condizione particolare) si possono prendere in considerazione gli spunti che trovate di seguito, sapendo che nessuno (di solito) è sufficiente e tutti sono connessi tra loro. In ogni caso qui troverete solo indicazioni generali, che non possono sostituire la visita e il consulto medico, dai quali pervengono altre informazioni che qui non è possibile descrivere.

Non è ovviamente possibile essere esaustivi su tutti i punti indicati, ma in alcuni trovate dei link ad altre pagine di questo sito per approfondire. Ho intenzione di approfondire alcuni degli aspetti in altri articoli di cui poi riporterò i link in questa pagina.

INDAGARE GLI ASPETTI ORGANICI

Partiamo comunque dal nostro corpo. E’ bene valutare se siamo in una condizione di sufficiente equilibrio, oppure se abbiamo superato un punto di rottura.

Dobbiamo prendere in considerazione in prima battuta (anche se in modo inizialmente semplificato):

  • Alimentazione. Fondamentale nutrirsi in modo adeguato, ovvero avere nutrienti ed energia secondo i nostri bisogni fisiologici, scegliendo materie prime di qualità ed associazioni alimentari adeguate. Vedi gli articoli con TAG “alimentazione”.
  • Idratazione. Deve essere sufficiente, in modo da mantenere la giusta quantità di acqua nel corpo utilizzando quella necessaria alla sua depurazione e al mantenimento della temperatura corporea (sudorazione). Anche il tipo di acqua assunta è importante, perché fornisce minerali e può essere più o meno inquinata.
  • Riposo. Il sonno deve essere sufficiente e di buona qualità.
  • Inquinanti. L’esposizione ad agenti inquinanti richiede un grosso lavoro di detossificazione dell’organismo ed influisce sulle sue attività metaboliche e funzionali. A lungo termine alcuni elementi possono anche determinare vere e proprie malattie.
  • Pressione arteriosa e altri parametri vitali. Sono semplici segni, pertanto non possono essere disgiunti dal resto, ma lo rispecchiano.
  • Esami di laboratorio. Possono rivelare disfunzioni della tiroide, presenza di anemia, alterazione degli elettroliti ematici, alterazioni epatiche o della funzione renale, ipo- o iperglicemia a digiuno, dislipidemie, modificazioni di urine e feci.
  • Funzionalità cardiaca, polmonare, intestinale. Una valutazione di questi organi e degli apparati  di cui fanno parte (inizialmente semplice) può mostrare alterazioni da indagare meglio.
  • Esercizio fisico, postura e funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico. Mantenere il corpo in movimento senza eccessi è essenziale per un buon tono generale fisico e mentale. Perché questo possa avvenire, oltre ad un impegno costante, è necessario valutare che non vi siano impedimenti funzionali, ed eventualmente trovare soluzioni adatte alle proprie condizioni particolari (ce ne sono sempre!).
  • Nella donna: ciclo mestruale, eventuale stato di gravidanza, o menopausa.
  • Altro che potrebbe evidenziarsi durante visita medica.

A questa prima valutazione ne vanno poi eventualmente integrate altre in base ai risultati ottenuti. Ad esempio studio dei  sistemi immunitario ed endocrino (di quest’ultimo fa parte la funzione tiroidea, da indagare al primo livello), approfondimenti cardiologici, gastrointestinali, di laboratorio, ecc.

CONSIDERARE GLI ASPETTI MENTALI E PSICOSOMATICI

Il nostro modo di pensare, di percepire il mondo e di reagire a ciò che ci succede incide molto sul nostro funzionamento generale. Bruciamo tante energie in modo sconsiderato, ma senza rendercene conto, e le conseguenze sono difficoltà di concentrazione, umore depresso, stanchezza mentale e fisica.

Alcuni spunti da considerare inizialmente:

  • Imparare a percepire le tensioni corporee. I muscoli possono avere tensioni più o meno continue (ad es. nelle spalle, nel collo, nel volto, ecc.). Nelle parti interne si possono percepire tensioni (ad es. nel petto, nella pancia, negli occhi, nella gola, ecc.). Queste tensioni corrispondono ai nostri vissuti interiori (emozioni, difese), ma non è detto che ad essi possiamo collegarli così facilmente. Vedi anche: Blocchi psicosomatici.
  • Conoscere i propri meccanismi difensivi. Ognuno di noi ha delle modalità difensive presenti in modo continuo o che si attivano in particolari situazioni. Ad esempio qualcuno è in continua tensione e può diventare aggressivo, qualcun altro eccessivamente anergico e si chiude nel silenzio e nella sottomissione. In ogni caso sono reazioni molto potenti, che richiedono grandi energie fino a depauperarle. Realizzare che abbiamo questi meccanismi e quali sono è un punto di partenza per iniziare a conoscerli e comprenderli, ed infine a togliere loro forza. Non è un percorso breve e tantomeno automatico, ed è bene avere un supporto e un confronto.
  • Sviluppare la consapevolezza di Sé. Questo significa conoscersi meglio, concedersi di lasciare andare le tensioni e le difese, armonizzando così l’attività cerebrale e corporea con la nostra interiorità spirituale più profonda. Nella pratica meditativa si sviluppa gradualmente un’accettazione di ciò che c’è in quel momento, attitudine fondamentale per la crescita interiore ed il benessere generale della persona. Allo stesso tempo ci si concede di rallentare quel ritmo frenetico a cui siamo abituati al giorno d’oggi, sensibilizzandoci a ciò che normalmente non possiamo sentire. Vedi anche: Praticare la consapevolezza (mindfulness) per un benessere globale.
  • Limitare l’utilizzo di apparecchiature elettroniche come PC, tablet, smartphone, TV, videogiochi, ecc. Tutti questi dispositivi utilizzano molte energie mentali e tendono ad irritare il sistema nervoso. Inoltre perdiamo facilmente la consapevolezza del momento presente, fondamentale per il nostro benessere, perché ci proiettano passivamente in dimensioni virtuali.
  • Riconoscere la difficoltà di “non fare” e concedersi momenti di pausa e svago da soli o con i nostri affetti. Spesso siamo presi da mille attività diverse, passiamo da una all’altra in modo frenetico e confuso. Non riusciamo a concederci momenti di vero “stacco”, perché siamo bombardati da sms, mail, tv, lavoro, diventando estranei a noi stessi e a coloro che ci sono più vicini. Proviamo a considerare la stanchezza come richiesta esplicita di un ritorno a noi e alle nostre necessità più umane, naturali e reali.
  • Riconoscere che abbiamo necessità di modificare qualcosa nella nostra vita in modo da concederci di essere ciò che siamo. Prova a rispondere a queste domande: Come sono io? Quali sono i miei desideri più profondi? Dove mi sento forzato, costretto, e lontano dal mio essere più vero? Ti consiglio di scrivere le risposte.
  • Considerare il proprio stato emotivo di fondo. Quando la stanchezza eccessiva è associata ad un umore fortemente depresso, alla mancanza di energie interiori e di voglia di fare, all’evitamento delle relazioni, e all’impossibilità di provare piacere nel fare qualsiasi cosa, allora è bene parlarne col proprio medico e farsi aiutare.

 

CONCLUSIONI

Questo percorso non può che essere molto graduale, senza forzature che creerebbero solo nuove tensioni e ulteriori difficoltà. E’ opportuno confrontarsi, avere supporto, e in alcuni momenti anche una vera e propria guida.

Se tutto questo ti sembra eccessivo inizia dal punto che riconosci meglio possa fare al caso tuo e sperimentalo. Se, al contrario alcune cose ti appaiono come scontate, non farci caso e passa alle altre!

La stanchezza cronica quindi richiama la persona ad un’attenzione maggiore verso se stessa. Questo significa cercare nuovi modi per volersi bene nel modo di nutrirsi, impegnarsi e pensarsi. Non esiste una medicina o un singolo trattamento per la stanchezza, la valutazione deve essere ampia in modo che possa evidenziare i punti più importanti sui quali cominciare a lavorare.

Perché non attuiamo comportamenti preventivi?

Comportamenti preventivi corrispondono anche ad una vita più felice e piena di significato. Non sempre, però, ce ne accorgiamo facilmente.

Questo articolo è la continuazione di: Vivere meglio è prevenire

Sembra più facile mangiare patatine, bere bibite o alcolici, ipnotizzarsi davanti alla tv e isolarsi, rispetto a una dieta equilibrata e priva di sostanze dannose, una vita di relazioni e di progetti per il bene comune. Siamo più spesso tristi e arrabbiati, tesi e stanchi, piuttosto che felici e gioiosi, energici e liberi di esprimerci. Perché?

Una risposta secca potrebbe essere: perché siamo così intelligenti e liberi di scegliere da aver potuto prendere strade diverse da quelle “naturali”. Il riferimento non è tanto al singolo, quanto piuttosto alla società, che nella sua evoluzione ha determinato la costruzione dell’ambiente e dei modelli che troviamo e che ci condizionano.

Abbiamo imparato a chiuderci in noi stessi e a non esprimere il nostro essere, a pensare al nostro orticello e essere diffidenti, a mangiare e bere ciò che ci fa male, a comportarci in un certo modo perché ce lo hanno insegnato, a non giocare perché è cosa da piccoli, a fare più cose possibili per essere produttivi, a non considerarci abbastanza forti e importanti, ecc.

trenoIn questo momento, pur accorgendoci di non seguire il miglior percorso di vita possibile, potremmo avere la sensazione che “le cose stanno così e non è possibile (o non è giusto) cambiarle”. Si tratta di uno dei peggiori condizionamenti!

Siamo quindi bloccati nel nostro percorso, come treni lanciati sui propri binari.

Insieme a questa grande intelligenza abbiamo quindi bisogno anche di più consapevolezza, che possiamo sviluppare prima individualmente e poi anche come umanità.

Se sento veramente chi sono, posso anche permettermi di fermarmi e ascoltarmi, di essere in pace e di scegliere liberamente.

I punti iniziali di questo percorso possono essere:

  1. Riconosco che non mi trovo in pieno benessere e/o non seguo una via ottimale (vedi domande sopra).
  2. Ascolto profondamente i miei bisogni (mindfulness, ascolto reciproco, relazione d’aiuto).
  3. Decido di iniziare a mettere in atto piccoli cambiamenti nella mia vita, li comunico a qualcuno che mi vuole bene, oppure li scrivo su un foglio e lo appendo al muro.

Far parte di un gruppo o una comunità con scopi comuni è di grande aiuto, per poter essere più costanti nel percorso di cambiamento e sentirsi appoggiati e sostenuti.

Cambiare o attuare qualcosa di nuovo è sempre un po’ faticoso, ma in questo caso ne vale davvero la pena: agendo in maniera sensata sul nostro equilibrio psicofisico otteniamo un beneficio globale, che si rispecchia in un corpo più pronto e sano, ma anche in una mente più lucida e serena. In questo modo ci predisponiamo anche a migliori relazioni e successo in ciò che desideriamo nella vita.

Vivere meglio è prevenire

prevenzioneE’ possibile prevenire le malattie? Sono davvero scritte nel nostro codice genetico? 

Sempre più spesso si parla di predisposizione genetica alle malattie. Addirittura esistono test genetici che indicano quali potrebbero essere le patologie cui andremo incontro più probabilmente nella vita.

Molte condizioni vengono definite “malattie predisposte geneticamente”, ovvero stati patologici che si manifestano solo da un certo punto della vita in poi, come ad esempio il diabete mellito, i tumori e le malattie cardiovascolari. E’ riconosciuto che tali manifestazioni si presentano solo in compresenza di altri fattori (es. un certo stile di vita, la dieta, altre patologie, ecc.). Su questi ultimi abbiamo la possibilità di agire in modo consapevole.

Il codice genetico (DNA) non è così rigido come si pensa, ma è sottoposto a continue regolazioni (funzione epigenetica), che dipendono da svariati fattori legati alla nostra vita. Quindi anche una predisposizione genetica può essere mantenuta silente e perdere il suo significato.

Il primo principio è senza dubbio quello di una vita sana, equilibrata, dinamica, il più possibile gioiosa e giocosa. E’ ben dimostrato che tutto questo contribuisce a un’adeguata regolazione del sistema neuroendocrino, del sistema immunitario e, ovviamente, del nostro equilibrio psichico. Questo significa puntare al “Benessere Globale“, concetto che approfondirò in altre pagine di questo sito.

Per capire se ti trovi su questa strada puoi chiederti:

  1. Reputo la mia vita “sana” in generale?
  2. Ho qualche fattore di squilibrio (alimentazione, sedentarietà, comportamenti rischiosi, utilizzo di sostanze, ecc.)?
  3. Mi muovo fisicamente abbastanza e in modo piacevole?
  4. Mi sento gioioso per la maggior parte del mio tempo? Ho voglia di giocare, scherzare, divertirmi?
  5. Coltivo relazioni importanti e le mantengo nel tempo?
  6. Ascolto i miei bisogni fisici e psichici? Mi concedo adeguati riposo, rilassamento ed espressione?

Insomma, cercare di vivere in ascolto di noi stessi, puntando alla vera felicità, è la miglior prevenzione!

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