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Caro dottor Google

Caro dottor Google,

è un tuo collega che ti scrive. Considerata la tua vastissima conoscenza in materia medica, che spazia in tutte le specializzazioni e le problematiche di salute, sempre più persone si stanno rivolgendo a te per ottenere consulti e informazioni riguardanti i loro sintomi, esami, patologie, o timori legati alla propria salute.

Sei davvero il dottore con più conoscenze che esista e il più consultato al mondo. Conosci a memoria tutti i trattati di medicina, gli articoli scientifici, i bugiardini dei farmaci e le ultime notizie su qualsiasi argomento. Nessuno può eguagliarti in questo, e quando ti viene posta una domanda qualsiasi rispondi in meno di un secondo.

Noi umani spesso invece abbiamo bisogno di studiare, ripassare, aggiornarci, e continuamente rivedere tutte le informazioni che ci competono, che non sono nemmeno un centesimo di quelle che conosci tu.

È davvero apprezzabile la gratuità con cui elargisci grandi quantitativi di conoscenze, ai quali non poni limiti ne restrizioni ne filtri. Le persone spesso vengono da me dopo un tuo consulto e hanno già tantissime informazioni riguardanti i risultati dei loro esami fuori norma, possibili significati dei loro sintomi e ipotetiche diagnosi. Se devo essere sincero anch’io a volte ti consulto e mi sei di aiuto nel trovare le risposte che cerco.

C’è un problema però, ed è per questo che ho deciso, dopo averci pensato per anni, di scriverti questa lettera. Tu spiattelli dati e informazioni senza alcun riguardo. Per un mal di testa tu rispondi che potrebbe essere un tumore cerebrale, una lieve alterazione (spesso non rilevante) degli esami del sangue è potenzialmente una leucemia. Le persone si spaventano ed entrano in panico, poi sta a me e agli altri colleghi che utilizzano il cervello, e non un database, rassicurare, raddrizzare il tiro, trovare modo di riportarle alla realtà.

Poi spesso fornisci informazioni proprio sbagliate, che possono anche dare false rassicurazioni ed allontanare dalle cure più opportune chi ingenuamente pensa di potersi fidare di te. Dai voce a personaggi che amano inventare bugie (fake news) o rivedere la realtà sotto lenti distorte (come complottisti ed estremisti), in altri casi l’ordine dei risultati non pare dare risalto a ciò che è più utile per la ricerca, ma sembra favorire chi ci sa fare meglio fare con la comunicazione, o addirittura paga di più per stare “in prima fila”.

Le persone hanno bisogno di informazioni commisurate alla loro condizione e alle loro capacità di comprenderle, anche in senso emotivo. Le persone hanno bisogno di essere visitate, ascoltate, guardate e considerate… persone.

Ma tu non hai un cuore collegato al cervello, e non puoi fare tutto questo. Perché non è “sapere tutto” che salva, ma “sapere le cose giuste” e soprattutto “metterle al posto giusto” che porta a dare il meglio per la cura di chi ne ha bisogno. La maggior parte delle persone non è in grado di comprendere pienamente ciò che proponi loro nelle tue esuberanti consulenze, spesso quelle informazioni sono difficili da interpretare e adattare alla persona che si ha davanti anche per chi ha studiato con fatica almeno 7-8 anni per laurearsi, dai 3 ai 6 per specializzarsi e continua a farlo per tutta la vita.

Fare il medico è un mestiere altamente complesso, fatto di attenzione, conoscenza, umanità, competenza, esperienza, etica, compromesso, fiducia, sensibilità, e molte altre caratteristiche che tu non puoi avere. Mi raccomando, ricordalo sempre a tutti: non sei un dottore vero, contieni solo tante informazioni, che molto spesso, se utilizzate impropriamente, diventano sbagliate e pericolose.

Pier Luigi Masini

La consapevolezza può migliorare la nostra salute?

Consapevolezza significa conoscere me stesso. Sapere cosa sta succedendo in me, quindi come sto, e magari anche perché sto così, cioè cosa mi sta disturbando, qual è il processo che mi porta a soffrire.

La strada della consapevolezza dura tutta la vita, ma può anche non realizzarsi quando non ci ascoltiamo, non ci mettiamo in discussione e perdiamo ogni possibilità di crescere e approfondire il nostro rapporto con la Vita.

Di mestiere faccio il medico e incontro quindi tante persone che non stanno bene. Cerco di interessarmi a loro, ma talvolta percepisco che loro non si interessano a se stesse. Ma non lo sanno.

Credono che il curarsi significhi andare dal dottore. Mi dispiace molto, perché il dottore può fare solo una piccola parte e quella grossa la fa la persona stessa da curare. Quando chiedo come va la vita in generale, di solito le risposte non sono positive: abbiamo tutti un sacco di problemi!

Ma le persone vengono da me per un malanno fisico e non fanno alcun collegamento con quanto vivono nella vita sotto l’aspetto interiore. Sono frustrate, stanche e sofferenti, conducono vite sregolate sotto l’aspetto alimentare, del sonno, delle relazioni, del lavoro. Eppure si lamentano pretendendo cure miracolose che risolvano i loro dolori o problemi fisici.

Quando non trovo altre motivazioni e tento un collegamento, ad esempio un periodo di stress o uno stravizio ed aumento di pressione arteriosa o un mal di pancia, a volte ricevo risposte del tipo: “davvero? non ci avevo mai pensato”.

Bene, l’importante è iniziare.

Pier Luigi Masini

DarsiSalute: Parole, speranza, guarigione

Sul sito www.darsipace.it è stato pubblicato un nuovo articolo di Antonietta Valentini del gruppo DarsiSalute di cui faccio parte (vedi questa pagina per sapere di cosa si tratta).

Antonietta approfondisce il rapporto tra parola e speranza, anche riprendendo i temi e i concetti dell’interessante libro di Fabrizio Benedetti dal titolo “La speranza è un farmaco”. Questo ricercatore dimostra che, nel processo di cura e di guarigione, le parole utilizzate dal medico sono importanti almeno quanto il farmaco somministrato. Questo vale anche per il contesto di cura, la relazione tra medico e paziente, nonché altri fattori psicologici e culturali.

Pare giusto quindi chiedersi: se la relazione di cura è così importante vale davvero la pena di investirci tante risorse, invece perché ci si punta così poco?

Nella mia esperienza di medico posso dire che la relazione è davvero fondamentale per l’esito delle cure stesse. Per questo è importante avere, anche nei pochi minuti che si riescono a dedicare in alcune situazioni, un atteggiamento di ascolto, positivo ed empatico. Purtroppo non sempre noi operatori sanitari crediamo in questo, e spesso siamo freddi, distaccati, o anche (più o meno esplicitamente) pessimisti nei confronti della prognosi dei pazienti, inconsapevoli che stiamo influenzando negativamente gli eventi, se non altro per quanto riguarda l’umore, la speranza e la motivazione a curarsi e cercare di superare il proprio problema di salute.

Ma a quanto pare le parole (e con esse gli atteggiamenti) assumono il peso di un potente farmaco, interagendo realmente coi processi biologici del nostro organismo, non possiamo dimenticarcelo! E questo vale per le parole in cui crediamo, quelle che diciamo a noi stessi e agli altri.

DarsiSalute: Gli ingredienti della speranza

La speranza sembra essere più nascosta ultimamente, e spesso relegata ad ambiti scientifici: i vaccini, le cure… Tornare ad essere più umani significa, invece, anche riscoprirne il senso primario.

Condivido e consiglio questo articolo molto interessante e ricco di spunti positivi di Antonietta Valentini per DarsiSalute (apri il link per scoprire di cosa si tratta) pubblicato sul sito di Darsi Pace.

DarsiSalute: Tra salute e malattia: alla ricerca di senso

E’ uscito sul sito del Movimento Darsi Pace (www.darsipace.it) un nuovo contributo del gruppo di creatività culturale DarsiSalute di cui faccio parte.

Si tratta di un dialogo registrato in videoconferenza in primavera durante il lockdown, tra Iside Fontana, Antonietta Valentini e me. I temi che trattiamo sono quelli a noi cari, e in questa occasione andiamo “alla ricerca di senso”. Il senso del dolore, del male e della malattia è una delle più grandi domande che possiamo porci.

Rimando l’ascolto e la lettura direttamente sul sito di Darsi Pace.

La malattia tra interpretazione e ricerca di senso

Molto interessante questo articolo di Antonietta Valentini del gruppo di creatività culturale DarsiSalute del movimento Darsi Pace, di cui anch’io faccio parte.

La ricerca di un senso in ciò che viviamo, e nella malattia in particolare, è un passaggio fondamentale, che purtroppo la medicina scientifica non è in grado di affrontare. Altri approcci interpretativi e curativi in buona parte lo fanno, anche se talvolta appaiono un po’ forzati e, inevitabilmente, legati ad una visione filosofica o religiosa.

Credo che la ricerca di senso sia molto più importante dell’interpretazione della malattia. Il primo fornisce una direzione generale, il secondo un possibile metodo terapeutico che comunque va inteso all’interno del primo.
Ma qual è questo “senso generale”? La salute ad ogni costo? L’efficienza della persona? Una durata della vita maggiore possibile?
Nel caso della medicina scientifica (o “evidence based”, ovvero “basata sulle prove di efficacia”) il senso è di ridurre il più possibile il danno e la sofferenza, opponendosi ai processi patologici in corso.
Noi di DarsiSalute crediamo che si possa ampliare la visuale mantenendo la scienficità e allo stesso tempo integrando ciò che non è scientificamente dimostrabile, ma che l’esperienza e il credo (personale e comune) ci dicono in merito alla nostra esistenza.

Bloccarsi totalmente in una visione scientifica senza allargare lo sguardo è un grosso limite per noi operatori sanitari, limite che si riflette anche sull’esperienza personale di malattia e di salute delle persone con cui veniamo in contatto. Non basta dire “lei ha questo e quello, quindi deve prendere questa medicina o essere sottoposta a quell’intervento”. Abbiamo la responsabilità di guardare negli occhi chi abbiamo di fronte e recepirne le domande più profonde. Questo non significa avere delle risposte, ma mettersi al fianco e cercare insieme.

Credo che l’approccio al momento presente, una continua ricerca di senso in ciò che viviamo e la cura basata sulla relazione, uniti alle migliori terapie su base scientifica, possano essere il metodo più efficace per un approccio alla persona integrato e totale.

Grazie Antonietta!

L’arte del riciclaggio interiore

Esce oggi sul sito dell’associazione Darsi Pace questo mio articolo, che invito a leggere direttamente sul sito www.darsipace.it e che fa parte del lavoro del gruppo di creatività culturale DarsiSalute.

Si tratta di una semplice e breve riflessione sulle modalità di gestione delle nostre realtà interiori: buona parte di noi stessi viene trattata come un rifiuto, qualcosa da eliminare e nascondere. Si tratta di veri e propri meccanismi di difesa, che ci portano a mascherarci distorcendo la nostra vera umanità.

Un delicato, graduale e paziente lavoro interiore, come quello proposto da Darsi Pace e che porto avanti personalmente da alcuni anni, attraverso un’opera di liberazione e rielaborazione guida verso una miglior gestione di questi “rifiuti interiori”, dai quali può nascere anche una rivalutazione della nostra interiorità. Una sorta di “arte del riciclaggio interiore”. Vi invito a commentare direttamente sul sito dove è stato pubblicato l’articolo.

Il medico in crisi

Condivido l’articolo di Iside Fontana di DarsiSalute, pubblicato recentemente sul sito Darsi Pace. Continua la sua esposizione relativa alla proposta di Ivan Cavicchi per gli “Stati Generali della Medicina”.

Di seguito un mio commento all’articolo.

In effetti il titolo potrebbe far pensare che sia solo il medico ad essere in crisi! Ovviamente sappiamo bene che non è così, e la crisi del medico (e della medicina) fa parte della grade crisi umana che stiamo vivendo. All’interno di tal contesto non poteva che essere questa l’evoluzione della medicina: spaventata, chiusa nei suoi schemi razionali, difesa, in una parola… alienata.
Ci sono tanti piccoli segni di speranza che ci fanno sperare in un’evoluzione di questo importante ambito umano: il documento di Cavicchi citato nell’articolo ne è un’esempio, ma lo sono tutte le persone che lavorano su di sé e cercano nella relazione le risposte più vere, anche quando si tratta di problemi apparentemente solo “fisici”.
Spesso si cerca nel medico le risposte che non ha, si pretende che abbia una visione che non può avere perché è figlio di questa umanità ferita. Viene criticato perché non ha altro che risposte razionali e apparentemente semplicistiche. Medico e paziente diventano due fazioni opposte, ridotti in profonde trincee, pronti a sparare.
Credo, invece, sia necessario imparare a cercare insieme, cercare e creare senso in quello che viviamo, anche nella malattia o nella paura di ammalarci. Diventare partecipi di un’unico percorso, condividendone le speranze e le difficoltà. Allearsi da fratelli che lavorano nello stesso campo e si cibano dello stesso raccolto.
Camminando insieme verranno anche risposte più consone alla nostra necessità di realizzare una umanità nuova.

Gli Stati Generali della Professione Medica

I medici hanno capito che è il momento di cambiare rotta (e medicina…), il 2019 è stato l’anno degli “Stati Generali della Professione Medica”. In questo articolo pubblicato oggi su Darsi Pace Iside Fontana inizia ad analizzare il documento proposto dal sociologo Ivan Cavicchi e le sue “100 tesi”.
Seguiranno altri articoli di approfondimento.

Per chi volesse scaricare il documento citato nell’articolo questo è il link.

Sani & Salvi – Il video

Sul sito di Darsi Pace (www.darsipace.it) è stata pubblicata la registrazione dell’incontro che ho tenuto a Forlì il 20 ottobre con Antonietta Valentini. Vedere e pensare salute e malattia in modo nuovo e oltre la superficialità è una grande sfida, ma si può fare!

Vai alla pagina dell’evento: http://www.pierluigimasini.it/2019/10/21/sani-salvi-la-salute-oltre-il-benessere-ascoltare-il-desiderio-di-vita-20-10-2019-forli/

Sani & Salvi – La salute oltre il benessere: ascoltare il desiderio di vita (20/10/2019 – Forlì)

Domenica 20 ottobre 2019 ho tenuto, insieme ad Antonietta Valentini, questo incontro presso il “Centro per la Pace Annalena Tonelli” di Forlì.

L’evento è stato organizzato dal gruppo di creatività culturale DarsiSalute che fa capo al movimento Darsi Pace (www.darsipace.it).

In questa conversazione abbiamo avuto modo di affrontare i temi della salute, del benessere, della malattia e della cura in modo un po’ più ampio di quanto si fa solitamente, includendo aspetti come la spiritualità e le connessioni tra le varie aree coinvolte della persona.

L’impressione che ho avuto da questo evento è che sia stato davvero un incontro. Prima di tutto con la carissima Antonietta Valentini, con la quale ho sentito una forte sintonia e un senso di reciproco completamento nel dialogo che si è creato. Poi l’incontro con il pubblico, che silenziosamente, ma attentamente, ha seguito il racconto, l’esposizione e la pratica meditativa dimostrandolo con la numerosa partecipazione e il coinvolgente affetto espresso al termine della serata.
Mi sento molto grato per questa possibilità e per l’esito che ha avuto!

Prossimamente sarà disponibile la registrazione dell’incontro.

La malattia: alla ricerca di un senso

Continua la riflessione sulla malattia… Ecco il mio secondo articolo per il gruppo DarsiSalute, sul sito del movimento Darsi Pace. Qui ci addentriamo alla ricerca di un senso!

Nell’articolo riporto alcuni suggerimenti per allargare la visione a quelle che possono essere le componenti o le “facce” della malattia. Non mi soffermo volontariamente su aspetti medici, ma provo a immergermi in un mondo non sempre conosciuto ed esplorato da chi si occupa di medicina. Sarebbe auspicabile lo facessimo tutti per iniziare ad occuparci veramente di salute e di cura della persona.

Lo schema inserito nell’articolo è tratto da un mio precedente su questo sito in cui ho parlato del modello BioPsicoSociale e di una possibile estensione ad uno BioPsicoSocioSpirituale: L’approccio biopsicosociale in medicina.

Per chi avesse perso il primo articolo: L’abisso della malattia

L’abisso della malattia

Oggi propongo questo mio primo articolo per DarsiSalute pubblicato sul sito del Movimento Darsi Pace in cui cerco di esprimere una visione della malattia che vada oltre gli aspetti puramente tecnico-medici.

Ritengo fondamentale, sia dal lato del paziente che da quello del medico o dell’operatore sanitario, mantenere sempre uno sguardo ampio e aperto quando si parla di salute, malattia, o altri argomenti ad essi correlati.

DarsiSalute: Salute e Società

In questo percorso proposto da DarsiSalute passiamo dal corpo alla salute. Antonietta Valentini ci propone una visione ampia del concetto, sicuramente mutata ed evoluta nel tempo. Salute e società, anche se forse potrebbe non sembrare, sono estremamente connessi.

Condivido di seguito anche un mio commento.

Questa bella esposizione di Antonietta credo possa servirci per comprendere meglio come una ricerca di salute vada effettuata sempre in senso ampio e mai settorialmente. Le definizioni hanno sempre dei limiti, ma sono il nostro tentativo di esprimere, in questo caso, un concetto più teorico che reale, una specie di riferimento assoluto. La complessità che viene fuori ci dice di non cercare la salute, ovvero il nostro star bene, nella medicina o nella psicologia o nella realizzazione sociale… La salute è rappresentata dalla persona che “sta bene”, io direi soggettivamente più che oggettivamente. La salute non va nemmeno pensata come qualcosa di rigido, finito, o costante. Al contrario è molto dinamica, diversa per ognuno momento per momento. Allora che importa se realizzo tutti i criteri dati dall’OMS o da chissà chi altro, quello che conta è che possa godere pienamente della vita adesso! Le definizioni ci danno anche degli obiettivi come società: se ci prendiamo cura gli uni degli altri non possiamo limitarci ad una parte, ma dobbiamo occuparci della persona in tutti i suoi bisogni. Allora se sono malato non basta che io sia curato nel corpo, magari anche con le più sofisticate tecnologie mediche, ma necessito anche di supporto morale, spirituale e sociale. Se nessuno di noi è in perfetta salute significa che tutti abbiamo bisogno di essere curati in qualche parte di noi stessi e questo ci consente di mantenere il cuore e lo spirito aperti all’amore. Se non sentissimo questo saremmo degli illusi, probabilmente soli, funamboli su una corda che sappiamo prima o poi si spezzerà, in fondo disperati.

DarsiSalute: Il corpo

Abbiamo acquisito una modalità di percezione del nostro corpo separata dal nostro Io, come se vivessimo dentro ad una macchina e la mente ne fosse il sistema di comando. Ma c’è molto di più di questa visione frammentata.

In questo post di Iside Fontana, la coordinatrice del gruppo DarsiSalute, iniziamo a parlare del corpo e di come lo percepiamo, di quanto sia importante prendere consapevolezza delle distorsioni a cui siamo arrivati e come questo sia stato possibile. E’ quindi necessario iniziare viverlo nel profondo, in modo armonioso ed integrato con tutto il nostro essere.

Condivido anche un mio commento:

Ascoltare il corpo è una delle pratiche che ho maggiormente realizzato negli ultimi anni. Nel mio corpo si esprime tutto il mio essere persona, quindi anche ciò che avrei voluto non esistesse in me, ed è proprio in questo ascolto che ho trovato tante risposte, ma anche molta serenità e pace. Ho scoperto che esiste uno stato in cui sono me stesso e allo stesso tempo ho perso me stesso… ed è in quel modo che sento fluire la vita senza ostacoli, che si parli di vita interiore o di vita biologica, ma lo stento proprio nel mio corpo, ed è in quel modo che posso aprirmi veramente ad una relazione col divino, se ci metto un pizzico di fede.
Questo è davvero rivoluzionario, riportato nella relazione col prossimo e quindi nella cura, può cambiare anche la medicina. La rivoluzione deve però coinvolgere tutti, non solo i medici e il personale sanitario. Imparare ad affrontare le sfide della vita, quindi anche la malattia e l’invecchiamento, con accettazione, speranza e responsabilità, fa parte del percorso di ognuno. Ci si rivolge spesso, invece, alla medicina con la pretesa di essere guariti, tappandosi il naso e sperando che qualcun altro ci tolga di mezzo quel fastidioso impiccio. A quel punto non restano che pillole e bisturi.

DarsiSalute, un gruppo di studio e azione

Da un paio d’anni faccio parte del gruppo di studio “DarsiSalute”, nato all’interno del movimento Darsi Pace di cui faccio parte.

“DarsiSalute si pone come Gruppo di studio ed azione per l’esplorazione dello stare al mondo nel modo del corpo umano, inteso nel senso del prendere forma di un’identità umana unificata vissuta come libertà concreta.
Esso nasce per approfondire una visione integrata dell’uomo nella sua complessità bio-fisica e psico-spirituale, volta da un lato al superamento della storica separazione delle discipline e dall’altro ad un’estensione dei significati e delle chiavi interpretative di corpo, salute, malattia, cura, guarigione.
Il pensiero scientifico, per come lo conosciamo noi oggi, rimane fondamento imprescindibile per la ricerca del Gruppo che però intende andare oltre ogni, anche solo residuale, approccio meccanicistico e riduzionistico, per aprirsi ad una prospettiva più sintetica del sapere.
Il Gruppo si propone così di diventare luogo favorente il passaggio antropologico che stiamo attraversando sul piano storico e biografico, come vissuto nell’interpretazione conoscitiva, formativa e curativa di Darsi Pace. Per questo, il lavoro del Gruppo sarà di natura iniziatico-esperienziale e non accademico-concettuale. ” (Dal manifesto fondativo del Gruppo).

Il gruppo ha già pubblicato alcuni articoli sul portale del movimento all’indirizzo www.darsipace.it (categoria: DARSISALUTE).

Il gruppo ha prodotto anche un logo, che potete vedere nella pagina di ogni articolo. Si tratta di una composizione degli elementi che sentiamo fondamentali per il nostro lavoro. “La salute sgorga dal prendersi cura (le mani) dell’essere umano e della creazione tutta intera (l’albero), con lo sguardo rivolto verso una luce che da Altrove dona la vita.” (dall’articolo del 20 dicembre 2018 in cui è stato presentato il logo).

Da ora, ogni volta che verrà pubblicato un articolo di DarsiSalute, farò un breve rilancio su questo sito, creando anche qui un’etichetta dallo stesso nome.

Spero il nostro lavoro possa accendere qualche pensiero critico e di speranza!