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Consapevolezza e illuminazione

illuminazioneSei veramente consapevole di ciò che ti succede e di come scegli di agire? La consapevolezza è la capacità di conoscere ciò che sei, a partire dall’ascolto di te stesso, della tua interiorità.

Essere consapevoli significa quindi prima di tutto ascoltarsi. L’ascolto porta alla conoscenza di sé, delle proprie percezioni, dei propri bisogni, delle proprie attitudini.

Questa domanda richiama anche il tanto discusso concetto di libero arbitrio: come scegliamo? La consapevolezza consente di liberarti dai condizionamenti e di agire in piena libertà.

Come aumentare la propria consapevolezza? Esistono molte tecniche ben sperimentate che consentono di farlo, quelle meditative sono le più efficaci.

Perché è necessario aumentare la consapevolezza? Perché è l’inizio di un cammino interiore che può portarti a migliorare i tuoi sintomi fisici (tensioni, malesseri, disturbi funzionali, ecc.) e psichici (paura, ansia, depressione, ecc.) a potenziare le tue capacità di autonomia ed a riscoprire le tue risorse interiori.

Il massimo grado di consapevolezza viene chiamato “illuminazione”, una esperienza estatica di coscienza espansa raggiungibile dai grandi meditatori, che il Sathya Darpana descrive così:

L’esperienza estetica pura (rasah)… è conosciuta intuitivamente, in un’estasi intellettuale non accompagnata da ideazione, al più alto livello dell’essere cosciente; gemella della visione di Dio, la sua vita è come un lampo di luce abbagliante di origine trascendente, impossibile da analizzare, eppure nell’immagine del nostro essere.

[Fonte: Enciclopedia Olistica]

Quale alimentazione terapeutica?

La nostra alimentazione è uno dei mezzi con cui assumiamo dall’esterno le sostanze di cui abbiamo bisogno. E’ un modo di interagire con il resto del mondo: inglobiamo e trasformiamo i prodotti della natura, ne estraiamo le componenti a fini energetici, metabolici e strutturali.

Oggi si parla molto di “alimentazione terapeutica” (o nutraceutica), ovvero dello studio di diete particolari che potrebbero contribuire al miglioramento (o addirittura alla guarigione) di determinate condizioni patologiche, anche coadiuvando altri mezzi terapeutici. Tutti sappiamo che la dieta può avere anche effetti negativi, per esempio sovrastimolando alcuni sistemi o tessuti del nostro organismo, oppure determinando carenze alimentari.

Una dieta appropriata è sicuramente un ottimo punto di partenza per una vita in salute, o per avviarsi verso la guarigione, ma quello che mangiamo non è l’unico cibo.

Alimenti della nostra vita sono anche le relazioni interpersonali e sentimentali, il lavoro e lo studio, la luce e la visione, il suono e la musica, il contatto e il movimento corporeo, l’aria e la respirazione, la preghiera e la meditazione, le emozioni e i sentimenti, il rapporto col cibo e col pasto (compreso il gusto e l’olfatto)… e tanto altro. Dimenticarsi di queste componenti vitali significa snaturarsi e rischiare di perdere importanti spunti terapeutici e salutari.

“Siamo ciò che mangiamo” (Ludwig Feuerbach) è vero se allarghiamo il concetto a tutto ciò che costituisce la nostra “alimentazione vitale”. In fondo, ciò che ci insegnano la medicina olistica e psicosomatica, in linea con la filosofia di Feuerbach, è che non c’è distinzione tra mente e corpo: l’alimentazione dell’una si ripercuote sull’altro, e viceversa.


Vedi anche: Mangiar sano… in 7 punti psicosomatici