Archivi categoria: Pensieri e Parole

In questa sezione trovi scritti relativi a vari temi, non specificamente relativi a medicina o salute, ma sicuramente comunque correlati ad esse.

Caro dottor Google

Caro dottor Google,

è un tuo collega che ti scrive. Considerata la tua vastissima conoscenza in materia medica, che spazia in tutte le specializzazioni e le problematiche di salute, sempre più persone si stanno rivolgendo a te per ottenere consulti e informazioni riguardanti i loro sintomi, esami, patologie, o timori legati alla propria salute.

Sei davvero il dottore con più conoscenze che esista e il più consultato al mondo. Conosci a memoria tutti i trattati di medicina, gli articoli scientifici, i bugiardini dei farmaci e le ultime notizie su qualsiasi argomento. Nessuno può eguagliarti in questo, e quando ti viene posta una domanda qualsiasi rispondi in meno di un secondo.

Noi umani spesso invece abbiamo bisogno di studiare, ripassare, aggiornarci, e continuamente rivedere tutte le informazioni che ci competono, che non sono nemmeno un centesimo di quelle che conosci tu.

È davvero apprezzabile la gratuità con cui elargisci grandi quantitativi di conoscenze, ai quali non poni limiti ne restrizioni ne filtri. Le persone spesso vengono da me dopo un tuo consulto e hanno già tantissime informazioni riguardanti i risultati dei loro esami fuori norma, possibili significati dei loro sintomi e ipotetiche diagnosi. Se devo essere sincero anch’io a volte ti consulto e mi sei di aiuto nel trovare le risposte che cerco.

C’è un problema però, ed è per questo che ho deciso, dopo averci pensato per anni, di scriverti questa lettera. Tu spiattelli dati e informazioni senza alcun riguardo. Per un mal di testa tu rispondi che potrebbe essere un tumore cerebrale, una lieve alterazione (spesso non rilevante) degli esami del sangue è potenzialmente una leucemia. Le persone si spaventano ed entrano in panico, poi sta a me e agli altri colleghi che utilizzano il cervello, e non un database, rassicurare, raddrizzare il tiro, trovare modo di riportarle alla realtà.

Poi spesso fornisci informazioni proprio sbagliate, che possono anche dare false rassicurazioni ed allontanare dalle cure più opportune chi ingenuamente pensa di potersi fidare di te. Dai voce a personaggi che amano inventare bugie (fake news) o rivedere la realtà sotto lenti distorte (come complottisti ed estremisti), in altri casi l’ordine dei risultati non pare dare risalto a ciò che è più utile per la ricerca, ma sembra favorire chi ci sa fare meglio fare con la comunicazione, o addirittura paga di più per stare “in prima fila”.

Le persone hanno bisogno di informazioni commisurate alla loro condizione e alle loro capacità di comprenderle, anche in senso emotivo. Le persone hanno bisogno di essere visitate, ascoltate, guardate e considerate… persone.

Ma tu non hai un cuore collegato al cervello, e non puoi fare tutto questo. Perché non è “sapere tutto” che salva, ma “sapere le cose giuste” e soprattutto “metterle al posto giusto” che porta a dare il meglio per la cura di chi ne ha bisogno. La maggior parte delle persone non è in grado di comprendere pienamente ciò che proponi loro nelle tue esuberanti consulenze, spesso quelle informazioni sono difficili da interpretare e adattare alla persona che si ha davanti anche per chi ha studiato con fatica almeno 7-8 anni per laurearsi, dai 3 ai 6 per specializzarsi e continua a farlo per tutta la vita.

Fare il medico è un mestiere altamente complesso, fatto di attenzione, conoscenza, umanità, competenza, esperienza, etica, compromesso, fiducia, sensibilità, e molte altre caratteristiche che tu non puoi avere. Mi raccomando, ricordalo sempre a tutti: non sei un dottore vero, contieni solo tante informazioni, che molto spesso, se utilizzate impropriamente, diventano sbagliate e pericolose.

Pier Luigi Masini

Il lungo cammino verso sé

Il lungo cammino verso sé
è forse il vero lavoro della vita.

Tutto il resto è contorno,
un di più e un mezzo per scoprire
che siamo qualcosa di così grande
da faticare a crederlo.

Il timore di non esserne all’altezza
e di dover essere qualcosa di diverso
è quanto di più forte si frapponga
tra la nostra piena realizzazione
e l’ordinaria distrazione.

Lasciamoci essere,
per non perdere tempo,
per guadagnare spazio e libertà,
nella ricezione e ripetizione
delle onde vitali e divine
in cui risuonano le nostre anime.

Pier Luigi Masini

Pasqua 2021

Credo che Pasqua sia
un modo di intendere il senso della vita
secondo cui siamo piccoli semi gettati nel mondo.

Possiamo cercare di mantenere il nostro status
restando semi inermi, chiusi e contratti,
dicendo “io sono più importante”.

Oppure possiamo lasciarci andare
al germoglio che ci aspetta,
come dono verso il mondo.

Ma il seme deve morire a se stesso
e fondersi con la terra
per rendersi frutto e nutrimento.

Tutto ciò che facciamo e tutto ciò che siamo
può essere un dono che unisce ed accoglie,
portando Vita e speranza sui nostri cammini.

Buona Pasqua

Pier Luigi Masini

Natale 2020

Siamo ai giorni più bui
di questo particolarissimo anno,
in cui sentiamo
una grande necessità di sperare
in qualcosa di nuovo e di migliore.

Sempre più persone sentono
che è necessaria una svolta radicale,
una profonda trasformazione umana.
Il modo che abbiamo di vivere
ed intendere la vita stessa
è diventato insostenibile.

Il coronavirus ci svela
quanto siamo attaccati alla vita,
alla nostra incolumità.
A costo di chiuderci in noi stessi
e diventare completamente soli,
siamo disposti a separarci,
come un oceano che si frammenta
in miliardi di gocce,
perdendo consistenza ed unità,
perdendo la propria identità.

Io voglio far parte di coloro
che credono in una svolta,
anche attraverso il sacrificio di sé,
lasciando morire
ciò che di me è egoista e impaurito,
infruttuoso, o addirittura fradicio.

Alcuni di noi preferiscono restare
nella chiusura e nella paura,
cercando di proteggere
il proprio orticello
e il confine della proprietà privata.

Io voglio far parte di coloro
che condividono e accolgono,
che curano e risanano,
che gioiscono nell’abbraccio,
che cercano l’invisibile,
che si abbandonano alla vita.

Natale è credere che la vita
è puro spirito
incarnato nella nostra esistenza.
Che tutto è uno
e tutti siamo uno.

Sta a noi scegliere,
a questo bivio epocale,
la via dell’unione
o quella della separazione.
Sta a noi sceglierlo,
in ogni istante,
in ogni sguardo e gesto,
nell’adesso che è sempre.

Buon Natale!

Pier Luigi Masini

Su passi francescani

Nel nostro incontro di sabato scorso abbiamo provato a porci in ascolto dello spirito di s. Francesco d’Assisi.

Partendo dal parco degli Ulivi di Villa Verucchio (Rimini), abbiamo fatto una breve camminata meditata presso il vicino convento francescano.

La frase di s. Francesco che ci ha accompagnato è la seguente, detta a fra Rufino, che tornava dopo un periodo di distacco dovuto a sentimenti negativi verso i fratelli della comunità:

“Lo spirito del Signore, anziché spirito d’amarezza, è spirito di dolcezza e di letizia”
(da: “La sapienza di un povero”, di Éloi Leclerc, Biblioteca Francescana, 1989, pag. 95).

Noi spesso viviamo con amarezza, ma nei nostri incontri sperimentiamo che quando ci poniamo in semplicità, apertura e abbandono, sentiamo fiorire parole e sentimenti belli e positivi. Anche Francesco sentiva così. E’ Dio che si manifesta in noi.

Abbiamo poi sostato in un silenzio contemplativo nella cappellina che sorge proprio dove Francesco si fermò passando da qui. Al termine abbiamo letto il passo successivo alla frase citata, un po’ lungo da mettere qui, ma che conclude così:

“Se noi sapessimo adorare, nulla potrebbe più turbarci. Se sapessimo pregare, percorreremmo la terra con la tranquilla sicurezza dei grandi fiumi”.
S. Francesco d’Assisi

Nella foto il grandioso cipresso del convento piantato da Francesco nel 1213, maestro di solidità e perseveranza.

“Lo chiederemo agli alberi,
come restare immobili,
fra temporali e fulmini,
invincibili”.
Simone Cristicchi – Lo chiederemo agli alberi

Cipresso di s. Francesco - Villa Verucchio (Rimini)

Il tempo giusto: la diretta con Marco Guzzi è disponibile in registrazione

Consiglio vivamente a tutti, e in modo particolare ai partecipanti al percorso Obiettivo Benessere Globale, di ascoltare quanto Marco Guzzi (poeta, filosofo, fondatore del Movimento Darsi Pace) ha proposto in questa diretta.

Con la grande capacità espressiva, la vastissima cultura e la profonda apertura spirituale che lo caratterizzano, Guzzi ha organizzato il suo discorso in 7 passaggi. Il punto di partenza è la presa di coscienza dello stato attuale dell’umanità e di ognuno di noi, uno stato scisso e basato sulla menzogna. Il punto di arrivo è la risposta che propone come un atto rivoluzionario per sanare la persona, la società e quindi tutto il creato. Il tutto come processo continuo da intraprendere e mantenere ogni momento, una direzione per il futuro dell’umanità.

Il “tempo giusto” per farlo è quello attuale, in cui la crisi ha rimesso in discussione ciò su cui facciamo affidamento e a cui diamo importanza, in cui la società e la politica sono chiamate a dare nuove risposte, che non possono più essere basate sulla separazione. Per finalizzarci al bene dobbiamo fare delle scelte di fondo che partano da una visione spirituale dell’uomo e del tutto.

Nel nostro incontro di stamattina abbiamo ripercorso (senza sapere quanto avrebbe detto Guzzi) alcuni punti di questo processo che tutti personalmente possiamo fare. Lo facciamo in tutto il percorso Obiettivo Benessere Globale in fortissima sintonia con quanto proposto da Guzzi, consiglio quindi di prendere in seria considerazione anche Darsi Pace!

Guzzi ha dato appuntamento a tutti per venerdì 12 giugno ore 18.30 con un’altra diretta visualizzabile sul canale YouTube o la pagina Facebook di Darsi Pace.

Il tempo giusto

L'immagine può contenere: 1 persona, occhiali e primo piano, il seguente testo "Il Tempo Giusto EVENTO STRAORDINARIO DIRETTA SABATO ore 10:00 Pagina facebook e canale Youtube DARSI PACE"

Proprio quando tutto sembra dire il contrario,
proprio quando la confusione regna sovrana,
forse è proprio allora
Il Tempo Giusto, il
Momento Favorevole, ma per fare cosa?
Questo lo vedremo in questo evento straordinario
in diretta contemporaneamente
sul canale Youtube di Darsi pace, e sulla sua Pagina Facebook.
Diffondete al massimo questa Convocazione
perché il tempo più opportuno
resta sempre un’occasione fuggevole
che sta ad ognuno di noi
di cogliere al volo.

Una bella opportunità per seguire l’evento di fine annualità di Darsi Pace con Marco Guzzi.

L’arte del riciclaggio interiore

Esce oggi sul sito dell’associazione Darsi Pace questo mio articolo, che invito a leggere direttamente sul sito www.darsipace.it e che fa parte del lavoro del gruppo di creatività culturale DarsiSalute.

Si tratta di una semplice e breve riflessione sulle modalità di gestione delle nostre realtà interiori: buona parte di noi stessi viene trattata come un rifiuto, qualcosa da eliminare e nascondere. Si tratta di veri e propri meccanismi di difesa, che ci portano a mascherarci distorcendo la nostra vera umanità.

Un delicato, graduale e paziente lavoro interiore, come quello proposto da Darsi Pace e che porto avanti personalmente da alcuni anni, attraverso un’opera di liberazione e rielaborazione guida verso una miglior gestione di questi “rifiuti interiori”, dai quali può nascere anche una rivalutazione della nostra interiorità. Una sorta di “arte del riciclaggio interiore”. Vi invito a commentare direttamente sul sito dove è stato pubblicato l’articolo.

Libertà, responsabilità e scientificità dell’informazione. Diritto all’informazione corretta e pensiero critico.

Oggi, 3 maggio, è la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa. Credo molto in questo principio, e sono molto grato verso chi, con grande coraggio e responsabilità, svela e spiega fatti che rimarrebbero nell’oscurità, e in tal modo favorirebbero il persistere di azioni ed atteggiamenti che vanno contro il bene comune e la crescita dell’umanità.

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Image by Colin Behrens from Pixabay

Lo hanno fatto e continuano a farlo i giornalisti, anche a rischio della propria vita, e nel nostro Paese non mancano gli esempi. Anche recentemente alcuni giornalisti sono stati minacciati di morte, come riferisce il report del Consiglio d’Europa (continuamente aggiornato su: https://www.coe.int/en/web/media-freedom). Attualmente sarebbero 20 i giornalisti italiani che vivono sotto scorta per questo motivo.

La nostra Costituzione (art. 21) e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (art. 19) sanciscono la libertà di stampa e di espressione come un diritto fondamentale di tutti.

In questo periodo di pandemia la discussione si è accesa particolarmente. Sono stati pubblicati contenuti con notizie ed affermazioni fortemente contrastanti riguardanti il coronavirus (chiamato dagli scienziati SARS-COV-19), la malattia che può causare (COVID-19) e tutto ciò che vi gira attorno.

Bisogna considerare che, in campo sanitario, una informazione errata può mettere a rischio la vita di tutti. Questo, a mio parere, non significa che si debba favorire, o addirittura forzare, un unico canale di informazione ufficiale. La pluralità e la libertà sono alla base dei diritti che oggi si riaffermano e di una informazione più veritiera e corretta.

Tutto ciò non va confuso con la libertà di pubblicare qualsiasi cosa senza il minimo senso critico, senza coerenza, o lasciandosi orientare puramente da principi di parte o di convenienza. Le notizie che non rispecchiano la realtà, piene di inesattezze che possono generare confusione, fino a quelle palesemente false, vanno in qualche modo identificate e rettificate. Questo fa parte dei doveri di ogni giornalista, come previsto dall’art. 4 del Codice Deontologico dei Giornalisti Italiani.

Gli addetti ai lavori hanno reclamato per le informazioni palesemente scorrette sul coronavirus (anch’io l’ho fatto in alcuni casi), e le autorità hanno deciso addirittura di formare delle “task force” per identificare le notizie errate ed poter censurare i contenuti incriminati. Le piattaforme social (come Facebook, YouTube, Instagram, Twitter, ecc.) si sono attivate per eliminare contenuti ritenuti inesatti. Questo atto è stato giudicato gravissimo, come dichiarato da molti giornalisti, e riportato anche da Giulietto Chiesa il 25 aprile scorso, nella sua ultima dichiarazione prima di lasciare questa vita (https://youtu.be/QvQxMUwb7dM).

Dal blog dell’Avv. Daniele Ingarrica (https://www.consigliolegale-blog.com/2017/10/09/diritto-corretta-informazione-fake-news/) si evince che non esiste un vero e proprio diritto all’informazione corretta. Si legge comunque che “secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale, con la sentenza n. 112 del 1993, il giornalista è tenuto ad assicurare ai cittadini un’informazione: qualificata e caratterizzata da obiettività, imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità umana, dell’ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui [i giornalisti] attingono conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti”.

Siamo continuamente tempestati di notizie e affermazioni contrastanti e cangianti, abbiamo bisogno di una informazione corretta e il più possibile veritiera!

Una valida discussione sull’informazione scientifica l’ho trovata nella diretta Facebook di ieri di Federico Boem, filosofo della scienza, sulla pagina dell’ass. Culturale J.F. Kennedy di Rimini. L’incontro aveva il titolo “Convivere con l’incertezza. Il ruolo del pensiero critico: informazione e ricerca scientifica“. Boem sostiene che la scienza è un processo che appartiene ad una comunità (la comunità scientifica), e come tale cresce progressivamente, correggendosi, giustificandosi e confermandosi ripetutamente, attraverso pochi successi che si basano su tantissime sconfitte. La ricerca scientifica non riporta verità, cerca invece di fornire conoscenza e ridurre l’incertezza, con la quale siamo comunque tenuti a convivere.

Perché crediamo alle notizie errate e le diffondiamo sui nostri social? Secondo Boem può essere un fatto di pigrizia mentale: le notizie vengono fornite in grande quantità, facilmente reperibili e “non digerite”. Inoltre l’acquisizione di nuove informazioni parte spesso da posizioni di forte chiusura, sia da parte di singoli che di gruppi di persone o comunità. Boem ha distinto tra “bolle epistemiche”, in cui l’atteggiamento è caratterizzato da una scelta di fonti ristretta a cui si riconosce la massima autorità (non una vera e propria chiusura), e “camere di risonanza” in cui invece ci si rafforza vicendevolmente sulle posizioni prescelte escludendo categoricamente quelle che divergono dalle nostre (una forte chiusura in questo caso).

Per formare un pensiero critico, quindi, l’apertura mentale è sicuramente un aspetto basilare. Questo credo valga sia nel recepire l’informazione che nel produrla: favorire pluralità e libertà di informazione ed evitare allo stesso tempo il diffondersi di notizie affrettate e fuorvianti, come accade in molti casi di divulgazione attraverso i social.

Un’altro fattore importante, sempre secondo Boem, sarebbe la pazienza. La scienza ha i suoi tempi e risultati affrettati sono poco affidabili.

Da ultimo, cosa che condivido in pieno, è fondamentale il controllo delle fonti. Quanto è affidabile chi ci informa? In ogni caso, ricorda ancora Boem, anche il singolo scienziato, avesse pure un Nobel, non può avere più credibilità o autorevolezza dell’intera comunità scientifica. I risultati si ottengono insieme, e non per scalate solitarie.

Liberazione

Nell’incontro di Meditazione e Benessere Globale online di questa mattina abbiamo ricercato un’esperienza interiore che fosse in qualche modo legata all’importante festività di oggi: è il 25 aprile e nel nostro Paese viene festeggiata la “Liberazione dell’Italia” dal regime fascista e dall’occupazione nazista.

Image by mohamed Hassan from Pixabay

Abbiamo ancora bisogno di liberazione o è solo una ricorrenza? Sicuramente il nemico di allora è stato sconfitto, ma nel frattempo ne sono insorti altri, e altri ancora hanno perseverato più subdolamente.

Dentro di noi sentiamo che abbiamo tanto bisogno di liberarci… ma da che cosa? Quali sono i nostri “nemici” attuali che dobbiamo “combattere”?

Mi sembra che ognuno di noi viva, almeno in parte, nelle proprie gabbie. Si tratta per lo più di prigioni inconsapevoli, che in molti casi non riconosciamo nemmeno.

Nonostante abbiamo ottenuto molte libertà in questi 75 anni, abbiamo creato altri tipi di regime di ordine economico, mediatico, sociale e politico che ci opprimono. I nostri comportamenti, pensieri e scelte sono ancora fortemente condizionati da schemi culturali, educativi, religiosi, finanziari, lavorativi, e così via.

Le nostre storie personali, invece, ci rendono prigionieri di tiranni interiori. Le ferite che portiamo nella nostra interiorità ci rendono rigidi, e i nostri corpi ne parlano ampiamente con sintomi e disfunzioni, mentre le nostre menti sono confuse e la nostra emotività ci sembra inadeguata e da reprimere.

Spesso ci sentiamo costretti ad agire in un certo modo, ma ci diciamo che è giusto così. Eppure non stiamo bene in quelle modalità, non ci sentiamo liberi di esprimere noi stessi, per il fatto che non troviamo scelta, non riusciamo a riconoscere alternative.

Nei nostri incontri liberiamo il corpo e la mente attraverso pratiche meditative statiche e dinamiche. Dandoci respiro e vitalità sentiamo che questi tiranni, interiori ed esteriori, perdono di forza e allentano la loro oppressione, e noi assumiamo un maggior grado di libertà. Per poterlo fare abbiamo bisogno di silenzio interiore, di fluidità e leggerezza nel corpo e nella mente.

Thich Nath Hanh, grande maestro zen dei nostri tempi, nel suo libro intitolato “Il dono del silenzio” (Ed. Garzanti) ci conferma che la via è questa:

“Quando hai quel genere di silenzio vanti abbastanza libertà per goderti il fatto di essere vivo e apprezzare tutte le meraviglie della vita. Con quel genere di silenzio sei maggiormente in grado di guarire te stesso, mentalmente e fisicamente”.

“Per essere davvero devi essere libero dal pensare, libero dalle ansie, libero dalla paura, libero dal desiderio. «Sono libero» è una dichiarazione forte perché la verità è che molti di noi non sono liberi. Non abbiamo la libertà che ci consente di udire, e di vedere, e di essere semplicemente”.

Sono tanti i “nemici” di cui dobbiamo occuparci, ma questa non è una guerra, bensì una sorta di trattato di pace: possiamo davvero gradualmente rappacificarci con le nostre parti interiori sofferenti e fare un’esperienza diretta di liberazione.

A quel punto tutto ciò che è esterno e cerca di alienarci ed incatenarci perderà il suo potere, perché, come disse Krishnamurti

“la libertà è uno stato e una qualità della mente”

cioè qualcosa che viviamo interiormente, e nessuno potrà togliercela, nemmeno nelle difficoltà più estreme.

Anche C.G. Jung ricordava come sia necessario lavorare sulla propria interiorità, ancor prima e più di quanto non si faccia per una libertà di tipo sociale:

“Meglio essere legati da catene visibili che da catene invisibili”.

Le nostre qualità interiori, adeguatamente educate e lavorate, sono più forti delle influenze esteriori.

Giornata Mondiale della Terra – Una preghiera civile: mai più come prima

Il 22 aprile è la “Giornata Mondiale della Terra”, potremmo dire la festa di questa nostra grande Madre e di ciò che contiene, cioè tutte le forme di vita, di cui noi umani siamo gli ultimi arrivati, ma anche coloro che ne stanno minacciando l’esistenza.

Tutti sappiamo bene quanto bisogno ci sia di modificare le nostre condotte per migliorare le condizioni della Vita in termini ecologici e sociali.

Trovo questo documento, che riporto di seguito integralmente, proposto da personalità del mondo della cultura, della scienza e dell’ecologia, una intensa “preghiera” che possa spingere tutti noi ad un miglior impegno a difesa dell’ambiente e della salute, a partire dall’emergenza coronavirus.

Celebriamo la giornata mondiale della Terra con una preghiera civile: mai più come prima

L’epidemia provocata dal nuovo virus SARS-CoV-2, con il suo tragico carico di morti e miseria, serva da insegnamento.

La Terra è un macrorganismo vivente in cui tutto si tiene: biologia, ecologia, economia, istituzioni sociali, giuridiche e politiche. La salute di ciascun individuo è interconnessa e dipendente dal buon funzionamento dei cicli vitali del pianeta.

Il susseguirsi di malattie nuove e terribili sempre più frequenti e virulente (Ebola, HIV, influenza suina e aviaria, afta, febbre gialla, dengue, solo per citare le più note) sono la conseguenza della alterazione dei delicati equilibri naturali esistenti tra le differenti specie viventi e i loro relativi habitat.

L’abbattimento e gli incendi delle foreste tropicali, il consumo di suolo vergine, lo sfruttamento minerario, la caccia e il consumo di fauna selvatica, la concentrazione di allevamenti animali, l’agricoltura superintensiva, il sovraffollamento urbano e lo spostamento continuo di merci e persone sono le cause primarie dello scatenamento delle pandemie. Come aveva scritto inascoltato un attento osservatore dei microrganismi patogeni:

“Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie” (David Quammen, Spillover, 2012).

Non c’è alcun “nemico invisibile”, tantomeno imprevisto e sconosciuto che ha dichiarato guerra al genere umano. Nessuna “catastrofe naturale” e nessun “castigo di Dio” si sono abbattuti su di noi. Al contrario è il sistema economico dominante che provoca un progressivo deterioramento dei sistemi ecologici, l’estinzione di massa delle specie viventi, il surriscaldamento del clima. Tutto ciò aumenta i rischi, la vulnerabilità e abbassa le difese immunitarie degli individui.

La retorica sui sacrifici necessari (a partire da quelli affrontati da medici e infermieri, spesso lasciati senza nemmeno i più elementari dispositivi di protezione individuale) non basta a coprire il tracollo del sistema sanitario.

La sottovalutazione dei fenomeni in atto, l’impreparazione e l’incompetenza delle istituzioni pubbliche a ogni livello – laddove è prevalso il modello neoliberista – hanno indebolito i presidi socio-sanitari con definanziamenti e privatizzazioni.

L’aziendalizzazione dei servizi è andata nella direzione opposta a una medicina di territorio. In particolare in Italia abbiamo dovuto constatare un tasso di letalità eccessivo, troppi contagi registrati tra gli operatori sanitari, insufficienza delle attrezzature, mancanza di scorte di strumenti di protezione, assenza di luoghi dedicati alla quarantena, inadeguatezza dei protocolli diagnostici e terapeutici e la mancanza di un piano di emergenza e prevenzione in caso di malattie epidemiche.

Per mascherare questi fallimenti – quasi fossero inevitabili – molti mass-media, politici e persino dirigenti sanitari hanno scelto di raccontare l’impegno per contenere la pandemia da coronavirus usando una terminologia bellica: “battaglie”, “armi”, “trincee”, “nemico”. Il linguaggio della medicina invece si esprime con parole di cura e di pace, non di guerra. Di salute psicofisica, di sollievo della sofferenza, di rispetto della dignità umana.

Le guerre vere, quelle che servono per accaparrare le terre e le risorse del pianeta, la cui violenza si abbatte sulla parte più debole della popolazione civile, continuano purtroppo a essere finanziate (si pensi alla costruzione dei bombardieri F35 e dei sottomarini U-212), preparate e messe in atto in molte parti del mondo causando distruzioni irreparabili all’ambiente e grandi spostamenti forzati di popolazioni. Ha dichiarato Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”.

Le ripercussioni del lockdown sull’economia globalizzata porteranno a una crisi senza precedenti con effetti catastrofici specie nei paesi più periferici (rimasti senza commesse), nei ceti più poveri (rimasti senza reddito), tra i precari (rimasti senza lavoro), tra le donne madri (rimaste senza reti e servizi), tra le bambine e i bambini.

Le pandemie non conoscono differenze di classe, ma si ripercuotono accentuando ancor di più le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Per uscirne non basterà inondare il mondo con una pioggia di denaro “a debito”. Bisognerà che quel denaro serva effettivamente ad avviare una profonda conversione ecologica e solidale degli apparati produttivi e dei comportamenti di consumo.

La salute è un bene comune globale. In quanto esseri umani siamo parte della natura. Esistiamo gli-uni-con-gli-altri, in reciproca connessione. Ogni componente organica e inorganica, dai microorganismi agli esseri umani concorre a formare un unico complesso sistema che mantiene le condizioni della vita sulla Terra. Ognuno di noi dipende dall’aria che respira, dai cibi con cui si nutre, dal tipo di energia che usa per muoversi, riscaldarsi e comunicare, dall’organizzazione sociale in cui è inserito. Siamo parte dell’universo bio-geo-fisico ed energetico.

Il 2020 è l’anno dedicato dall’Onu alla biodiversità. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente circa il 75% dell’ambiente terrestre e oltre il 60% dell’ambiente marino sono gravemente alterati. In più, come nota il Rapporto: “L’accelerazione dei cambiamenti climatici sarà probabilmente associata a un aumento dei rischi, in particolare per i gruppi vulnerabili”. Il 2020 è l’anno della verifica dell’Accordo di Parigi sul clima, ma la Cop 26 prevista a Glasgow è stata rinviata al prossimo anno.

Sono già passati cinque anni dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile dell’Onu e molti dei target intermedi fissati al 2020, nell’ambito dei suoi 17 macro obiettivi, sono stati clamorosamente disattesi. Sono passati cinque anni anche dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato sì, ma il suo messaggio per un’ecologia integrale è stato ignorato.

Non possiamo più fingere di non vedere. La normalità del mondo dopo-coronavirus non può essere quella di prima. Tutto e subito deve cambiare direzione, parametri di misura, valori di riferimento.

Non vogliamo essere testimoni muti. Mai come oggi è evidente che se volessimo trarre qualche insegnamento dalla tragedia della pandemia dovremmo trasformare alla radice il sistema socioeconomico dominante capitalista, che sta mostrando tutta la sua carica distruttiva e autodistruttiva, nella direzione di una società mondiale giusta e sostenibile.

Speriamo che la giornata della Terra del 22 aprile possa essere il momento di uscita dall’emergenza, di ricongiungimento degli affetti, di abbraccio simbolico dei parenti con i propri cari deceduti, di cordoglio di tutta la comunità, di ringraziamento per quanti si sono assunti rischi enormi nella cura dei malati e, per tutte e tutti, di un nuovo inizio dell’impegno per:

– restituire ai dinamismi naturali almeno il 50% del suolo e delle aree marine;

– proteggere e promuovere la biodiversità e il rispetto di tutte le specie viventi;

– ridurre da subito le emissioni che alterano il clima;

– fermare immediatamente tutte le guerre in corso, riconvertire le produzioni belliche e liberare risorse per la cura della salute;

– contingentare, tracciare e controllare l’estrazione di materiali vergini dal sottosuolo (combustibili fossili, metalli, altri minerali);

– fermare gli allevamenti intensivi, l’agrobusiness e promuovere l’agricoltura contadina;

– potenziare la ricerca, la prevenzione, la cura e la medicina di comunità;

– applicare sistematicamente il principio di precauzione alle trasformazioni tecnologiche che producono inquinamenti o che manipolano l’autonomia e la riservatezza personale su cui si fonda la democrazia;

– riconoscere la soggettività delle donne, il diritto alla sicurezza anche in famiglia, all’indipendenza economica e all’autodeterminazione nelle scelte riproduttive (unica vera risposta alla crescita della popolazione);

– riconoscere alle comunità locali il potere di decisione sui propri destini e rispettare i saperi e le forme di esistenza delle popolazioni indigene;

– promuovere i beni comuni e le pratiche sociali di gestione comunitaria delle risorse sociali e ambientali di un territorio con modi e forme che garantiscano l’integrazione e la solidarietà tra comunità civili nazionali, continentali e planetarie;

– riconoscere immediatamente i diritti civili e di accesso ai servizi sanitari e al welfare per tutti i cittadini stranieri che si trovano, per qualsiasi motivo, in Italia o in un paese dell’Unione europea;

– anteporre la cura della vita alle leggi del mercato tutelando il lavoro di cura;

– garantire le condizioni di lavoro e la sicurezza di tutti i lavoratori e le lavoratrici;

– varare misure urgenti e strutturali per garantire ad ogni persona un reddito di base per una vita dignitosa;

– modificare stili di vita, consumi e produzione nel rispetto della Terra e di tutti i suoi abitanti umani e non umani;

– garantire i diritti di tutte le bambine e di tutti i bambini come rappresentanti delle generazioni future.

Questa pandemia ha toccato profondamente le nostre vite. Poniamo la vita e la cura della vita al centro.

Per adesioni inviare un messaggio alla mail: adesioni.appello2020@gmail.com

Tra i promotori: Alex Zanotelli (missionario comboniano), Gianni Tamino (biologo, del comitato scientifico di Medici per l’Ambiente), Roberto Mancini (filosofo), Guido Viale (economista),  Laura Marchetti (antropologa), Daniela Padoan (dell’associazione Laudato si’ di Milano), Aldo Femia (economista, dell’Istat), Ugo Mattei (giurista), Marco Boschini (coordinatore dei Comuni Virtuosi), Marco Deriu (sociologo), Bruna Bianchi (storica), Jean Allion (medico), Mario Agostinelli (esperto di energia), Loredana Alderighi (della MAG di Verona), Marco Bersani (di Attac Italia), Francesco Gesualdi (Centro Nuovo modello di sviluppo), Emanuele Leonardi (economista), Giulio Locco (Fuorimercato), Anna Maria Rivera (antropologa), Cristina Simonelli (del Coordinamento teologhe italiane), Mao Valpiana (Azioine Nonviolenta), e molti altri giornaliste e giornalisti, attiviste e attivisti di vari gruppi e associazioni.

La creatività

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Il Signore aprirà il tuo benefico tesoro…
per benedire tutto il lavoro
delle tue mani”.
Deuteronomio 28,12

Quando ci troviamo nella condizione di essere liberati, almeno un po’, dalle sovrastrutture e dai pesi della nostra esistenza, fatti di paure, schemi, condizionamenti sociali, educativi e familiari, iniziamo anche ad essere più ricettivi nei confronti di una coscienza incondizionata e divina: lo Spirito Creatore.

Per sua definizione e caratteristica lo Spirito Creatore è creativo! Basta pensare alle bellezze della natura, quando le osserviamo con lo stupore di un bambino, alla varietà di colori, forme e sfumature. In questo stato recettivo anche noi lo diventiamo, e la nostra creatività diventa davvero capace di produrre il nuovo, il vero, il bello.

Le condizioni per raggiungere questo stato, in grado di lasciarsi istruire e ispirare, sono ben descritte da don Luigi Verdi (fondatore della Fraternità di Romena) nel seguente scritto, e corrispondono a ciò che possiamo raggiungere attraverso la meditazione, la fede e la contemplazione.

“Per me la creatività è uno svelare, cioè togliere il velo da un mondo ignoto che può essere dentro e fuori di noi. Per compiersi ha perciò bisogno di uno stato di verginità interiore, uno stato di vuoto che equivale a calma, equilibrio, silenzio. È con queste condizioni, e non in altro modo che dal Kaos, cioè dallo zero, dal punto d’inizio, la materia informe può essere trasformata in Cosmos.
Ed è un passaggio che non obbedisce ad un rapporto causa-effetto, ma è provocato da quell’attività dell’anima nella quale interagiscono libertà, indipendenza e imprevedibilità: la creatività”.

Tratto da: Luigi Verdi, La realtà sa di pane, Ed. Romena accoglienza, pag. 78

La ricerca della (nella) Verità

Ogni percorso di vita è considerabile un cammino verso la Verità. Con questo intendo che ogni individuo ha una spinta interiore alla piena realizzazione di sé, che corrisponde all’incontro con la propria felicità (vedi anche: Quando un uomo è felice?).

La Verità, in questo senso, è quindi il compimento di ciò che sono veramente, potrei dire “ciò per cui sono fatto”. L’educazione, la cultura, la religione, e le nostre esperienze ci hanno posto molti obiettivi e aspettative rispetto a quanto sentiamo di “dover” realizzare nella nostra vita. Eppure non è detto che abbiamo capito di cosa si tratti. Anzi, direi che quasi mai comprendiamo quali strade e quali tappe toccherà il nostro percorso prima di averle passate.

Allora è necessaria un’opera di liberazione da quanto ci condiziona e ci imprigiona ponendoci su percorsi predefiniti, spesso giocando sul nostro senso del dovere, sull’orgoglio, o sulle nostre paure più profonde.

Questo significa lavorare sulla nostra spiritualità, e significa anche che sono necessarie modalità e strumenti nuovi per farlo, perché quelli vecchi spesso ci hanno imprigionato più che liberato.

Dall’introduzione del libro “Darsi Pace – Un manuale di liberazione interiore” di Marco Guzzi, edizioni Paoline:

“Chi voglia continuare a predicare una spiritualità del reiterato e nevrotico senso di colpa e della paura, e cioè a schiavizzare ancora gli uomini, giocando sulle nostre già dolorosissime fragilità infantili, vedrà le proprie assemblee diradarsi. Fenomeno (d’altronde provvidenziale) che caratterizza le nostre chiese cristiane già da tempo, ma che non viene quasi mai analizzato in base a questa prospettiva, e cioè alla necessità di dare vita a una spiritualità dell’autentica liberazione, che dica con chiarezza e faccia sperimentare che solo un cuore pacificato nell’amore e alimentato dalla gioia può compiere il bene. È solo attraverso la carità, diceva Agostino, che possiamo entrare nella verità. Per cui è il cuore con il suo palpito emotivo più profondo che dobbiamo porre prioritariamente al centro di ogni formazione alla comprensione della stessa verità. Ma se il mio cuore è ferito e pieno di odio, e magari io stesso non ne sono neppure consapevole, a che cosa potranno servirmi tante belle parole sull’amore? Se io non so amare nemmeno me stesso, come potrò amare il prossimo? E chi si prende cura oggi della mia anima ferita, del mio bisogno di piangere e di essere ascoltato? Chi prende in braccio il nostro bambino ferito nelle nostre scuole tecnologizzate, nelle nostre parrocchie indaffarate o nelle nostre famiglie iperattive? Queste sono le domande che ogni insegnante dovrà porsi in questo secolo, per non fare solo discorsi retorici”.

Marco Guzzi propone, da oltre 20 anni, un percorso di ricerca e liberazione interiore chiamato proprio “Darsi Pace“. E’ un cammino molto profondo e completo, consiglio a tutti i “ricercatori” di conoscerlo attraverso il sito www.darsipace.it o il canale YouTube.

Anch’io propongo strumenti e percorsi che danno la possibilità di sperimentare stati e interiorità più liberati, per iniziare a convertire lo sguardo, aprire la coscienza, sviluppare consapevolezza, orientandoci verso una spiritualità più vera e vissuta. Per approfondire vedi:

Fonte immagine: Pixabay

Per una Vera Pasqua!

Quest’anno l’augurio che mi sento di fare è di una “Vera Pasqua”! Quindi non solo un giorno bello, o un momento di serenità con la famiglia (per chi può farlo), ma un vero passaggio fiducioso alla speranza che dà senso ad ogni nostro agire e vivere. Vera Pasqua a tutti!

“La Resurrezione ci trasmette la speranza
che in noi non ci sia nulla
che non possa essere trasformato:
nessuna oscurità
che la Luce non possa illuminare,
nessun blocco
che non si possa passare,
nessun fallimento
che non possa diventare un nuovo inizio,
nessuna morte
che non possa essere trasformata in Vita”.

Anselm Grün
monaco benedettino

Darsi Pace

Il percorso di “liberazione interiore” Darsi Pace viene proposto da Marco Guzzi, filosofo e poeta, e dall’associazione Darsi Pace da oltre 20 anni. Si tratta di un cammino pluriennale, che personalmente sto seguendo con molto entusiasmo, basato su tre livelli tra loro sinergici e integrati: spirituale, psicologico e culturale. Consiglio di guardare il sito www.darsipace.it e il canale YouTube che ha tantissime conferenze e interventi molto interessanti.

Darsi pace. Un manuale di liberazione interiore: Amazon.it: Guzzi ...

Ecco un estratto (un po’ più esteso di quanto ho letto nell’incontro) dall’introduzione del libro “Darsi Pace – Un manuale di liberazione interiore”, di Marco Guzzi, Ed. Paoline (pag. 15-16). Questo passo ci spiega come porci e perché di fronte ad un cammino di trasformazione interiore.

“Un cammino di autentica trasformazione richiede alcune qualità preliminari. Innanzi tutto umiltà e perseveranza. Riconoscere e trasformare i nostri limiti e le nostre negatività, smettendo di proiettarli sugli altri, sul mondo, o addirittura su Dio, per aprirci alla responsabile, attiva, e volontaria liberazione della pienezza del nostro essere, è un’avventura che a un certo punto della nostra esistenza possiamo decidere di intraprendere, ma che non finirà mai in questa vita terrena, pur ripagandoci abbondantemente a ogni passaggio che riusciremo a compiere. Per cui accanto all’umiltà, che ci spinge a guardarci dentro con onestà crescente, lungo il cammino ci serviranno molta pazienza e molto coraggio, che a loro volta possono nutrirsi solo di una fiducia sempre rinnovata nella sensatezza del viaggio stesso. Una fiducia viva, in quanto confermata quotidianamente dalla gioia e dal senso di liberazione che ci vengono donati passo dopo passo, e che ci fanno sentire in profondità che questo viaggio è l’unica cosa veramente necessaria: ciò per cui siamo nati e viviamo su questa terra. […]

Nella nostra tradizione occidentale, sia filosofica che pedagogica, si è sempre privilegiato il ruolo dell’intelletto e della volontà nell’apprendimento. Ma quante volte ci sentiamo sopraffatti da emozioni che contrastano fortemente con ciò che riteniamo giusto e che vorremmo sentire dentro di noi?

[…] ogni fase del nostro lavoro e ogni strumento che useremo tenterà sempre di osservare con attenzione, di interpretare e infine di curare la tonalità emotiva in cui in ogni situazione esistenziale risuoniamo. In realtà l’unica autentica verifica della nostra trasformazione consiste proprio nel lento ma sicuro modificarsi della nostra risonanza emotiva di fondo, e cioè in definitiva nell’espandersi e nell’intensificarsi in noi degli stati della gioia, della fiducia, dell’amore, e in particolare proprio della pace”.

L’attenzione

L’incontro di ieri sera di “Meditazione e Benessere Globale online” è stato incentrato sull’attenzione, sulla ricerca continua e l’educazione di questa nostra facoltà mentale fondamentale.

Di seguito un breve estratto dal libro di don Luigi Verdi dal titolo “La realtà sa di pane” (Ed. Romena Accoglienza), pag 19.

“Davvero la disattenzione è il più grande peccato del nostro tempo. Ci sono persone che, se non stiamo attenti, non comprendiamo quanto siano grandi, ci sono problemi della vita attorno ai quali giriamo a vuoto senza trovare mai una soluzione a causa della nostra disattenzione. La vita è fatta di germogli. La vita non è una costruzione solida, completa, precisa e definitiva, ma un germoglio a cui non ti puoi aggrappare per trovare sicurezza e sconfiggere la paura. Ogni segno di vita va custodito e coltivato, ricordandoti che era lì per te ed è già un frutto potenziale che ha bisogno di tanta attenzione. Un’attenzione che ti aiuti a non cadere nell’indifferenza o nella tiepidezza. Perché l’indifferenza e la tiepidezza svuotano progressivamente il respiro dell’eterno che c’è in te. E trasformano la tua vita in una spirale senza senso di riti e di abitudini”.

Per chi vuole seguire l’incontro (o i precedenti) può andare alla pagina:
Meditazione e Benessere Globale online

Attenzione: incontro del 12 dicembre 2019 rimandato

L’incontro del 12 dicembre 2019 dal titolo: “Sani stili di vita: indicazioni per una ricerca consapevole del proprio benessere” è stato rimandato a data da definirsi per motivi indipendenti dal sottoscritto. Mi scuso per l’inconveniente, i prossimi appuntamenti sono in corso di calendarizzazione e verranno pubblicati su questo sito.

Anche gli incontri di Obiettivo Benessere Globale prenderanno una piccola pausa natalizia, ci rivediamo a gennaio 2020!

Un sincero augurio di buon Natale e buon anno.

Pier Luigi Masini

Corso base per Volontariato Socio-Sanitario (Novafeltria -Rimini)

Domani inizia il “Corso base per volontariato socio-sanitario”, una bellissima iniziativa a cura della parrocchia di Novafeltria (Rimini) a cui parteciperò come relatore per uno degli incontri previsti. Il percorso è rivolto alle persone che vogliono approfondire i temi dell’assistenza a persone in stato di bisogno o difficoltà, anche ad esempio familiari, parenti o conoscenti. Questo tipo di relazione porta con sé numerose tematiche che verranno affrontate durante il percorso da diversi esperti e professionisti. Per chi lo vorrà, al termine del percorso, sarà possibile valutare la possibilità di operare come volontario nelle strutture socio-assistenziali pubbliche e private (ospedali, case di riposo, ecc.).

A seguire la locandina e il programma del corso.

Per informazioni ed iscrizioni: 335.7330956