Prima di giudicare

Al porto è burrasca,
l’attesa è maturata,
c’è chi applaude con gioia
che la vita è salvata.

Ma un’onda anomala spinge contro,
dalla terra verso il mare,
urla e rigurgita
che non c’è posto per rientrare.

I cuori traboccanti di odio,
gli occhi abbagliati dall’ira,
le mani colme di violenza,
le bocche sature di maledizioni.

Non sanno che le loro parole
non sono parole loro.
Sono quelle del rancore,
sono quelle della paura.

Sono le parole di bambini mai cresciuti,
che lanciano sassi contro un animale ferito,
che schiacciano formiche inermi,
che sgambettano dal seggiolone.

Per timore di perdere la pappa
si lanciano ancora contro i genitori,
con la frustrazione mai superata
di chi non ha imparato ad accettare.

Prima di giudicare,
prima di parlare, 
vorrei che tutti ci trovassimo 
in uno stato di vuoto.

Vorrei che ci liberassimo 
di quelle funi 
che ci legano ai porti sicuri 
delle prese di posizione e dei partiti.

Vorrei che levassimo le ancore 
dai fondali infangati
delle nostre travagliate storie personali e sociali, 
fatte di condizionamenti, preconcetti, 
paure (più che altro inconsce) e credenze.

Vorrei che i nostri cuori e le nostre menti
fossero liberate 
dalle reti dell’odio e della menzogna.

Allora nel mare acquietato della coscienza
restare in silenzio,
in ascolto del vento
e nell’attesa del primo raggio di luce
che illuminerà il giusto.

Finalmente sentire il canto della vita
e le parole più vere,
per gridare l’inaudito 
con la forza della marea montante.

Pier Luigi Masini