Il tempo della cura

Tempo di cura, quello passato a parlare col paziente. Eppure ce n’è sempre meno, ma deve rimanere almeno l’essenziale. Credo che le spiegazioni, fatte anche con cuore ed empatia, non solo con sapere tecnico, siano un momento che può alleggerire, per quanto possibile, una situazione di malattia, di ospedalizzazione, di dolore, di preoccupazione.

Noi medici siamo sempre più pressati a fornire prestazioni in tempi ridotti. Così facendo diventiamo dei tecnici e la salute prende la forma di un oggetto meccanico, da controllare e riparare. Occorre invece il giusto tempo, anche per comunicare le informazioni relative a comportamenti adeguati da seguire oppure riguardo lo stato di salute della persona. Per esempio dovremmo essere noi medici a consegnare i referti ai pazienti, per evitare spiacevoli incomprensioni e inutili o eccessive preoccupazioni. Inoltre si eviterebbero anche possibili mancanze nel percorso diagnostico o terapeutico.

Dal Codice di deontologia medica:

Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura. (Art. 20)

Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza. (Art. 33)

Consapevole del fatto che quel tempo passato insieme al paziente è non solo importante, ma proprio fondamentale, cerco sempre di renderlo utile e possibilmente piacevole. Quando si creano un po’ di empatia e di fiducia tutto scorre più agevolmente, il paziente si rilassa un po’ e si affida maggiormente. Tutti abbiamo bisogno di sentirci accuditi, accolti e compresi. Se questo accade, allora un po’ di malattia è già stata superata, e se non è guaribile, il dolore può diventare almeno più accettabile.