L’origine (e il senso) della Vita

tramonto sulla collina_Da dove deriva la vita? In quale ambiente si è sviluppata? Quali sono i materiali che hanno consentito la formazione delle prime molecole biologiche? Sono domande che ogni ricercatore attento si pone, ma a cui è difficile dare risposte. La vita sembra esser nata una volta sola, in condizioni del tutto particolari che non si sono ripetute più. Una volta instaurato il processo, questo si è rigenerato autonomamente e allo stesso tempo si è evoluto.

Ciò che sottende la vita e che genera più stupore nei ricercatori è l’intelligenza che la governa. La coordinazione degli eventi, la capacità di rispondere agli stimoli e all’ambiente, le relazioni tra le varie parti e tra le diverse entità, sono caratteristiche di esseri viventi estremamente semplici, che nell’uomo si esprimono all’ennesima potenza. Studiando le funzioni vitali viene continuamente da chiedersi: come può avvenire tutto questo? Non è possibile concepire una tale complessità senza un’intelligenza che la governi.

Chi crede che la vita si sia creata per caso e che per caso si sia evoluta fino ai giorni nostri commette un errore molto grossolano: il tempo evolutivo a disposizione da quando si è formato l’universo non basterebbe a formare una singola proteina per puro caso! Sarebbe molto più probabile prendere un sacco pieno di lettere e sperare di trovare scritto qualcosa di sensato (e la vita è ben di più di questo) semplicemente scuotendolo e gettandone il contenuto a terra, oppure acquistare un biglietto della lotteria e sperare di vincere due volte il primo premio con lo stesso numero. Pensare che la vita non derivi da un processo intelligente (ovvero “pensato”, “voluto” e “sensato”) è come leggere un libro o una poesia, oppure guardare un’opera d’arte, o ascoltare una musica, e credere che non l’abbia creato un essere dotato di intelligenza. Per di più in questi casi siamo certi che colui che l’ha prodotto è un essere umano, e non un animale, sebbene consideriamo anche quest’ultimo dotato di intelligenza.

Purtroppo è il modo di studiare i sistemi viventi (inserito in un contesto culturale predisponente) che ha portato ad una visione di questo tipo: tutti i processi vitali vengono ridotti a “casuali incontri tra molecole” che provocano “eventi che si susseguono in cascata determinandosi l’un l’altro”. In questo modo si riduce la complessità a complicatezza. Un sistema complicato, come ad esempio un’automobile o una qualsiasi macchina creata dall’uomo, ha dei comportamenti predicibili, perché è smembrabile nelle sue varie parti e comprensibile come somma delle stesse. Un sistema complesso, come una cellula o un organismo pluricellulare, o addirittura l’uomo, non è comprensibile se non studiato nella sua globalità e nel suo ambiente. Cercando di ridurlo a sistema complicato (quindi ad una macchina) perdiamo gran parte del suo significato, e soprattutto l’intelligenza che lo governa.

La biologia cerca di studiare e comprendere il funzionamento degli esseri viventi. Insieme ad essa la chimica, la biochimica e la fisica danno contributi diversi al fine di elaborare modelli di funzionamento dei vari “meccanismi” cellulari. Sono stati studiate le interazioni tra ligando e recettore, le cascate di segnali intracellulari, i segnali ormonali, le membrane cellulari, gli acidi nucleici, le informazioni stoccate nel DNA e il loro utilizzo per la sintesi di proteine, ecc. ecc. Qualcosa di oscuro, però, rimane: come si è creato tutto questo? Come è stato possibile creare molecole così complesse come il DNA, che contiene informazioni su più livelli, le quali una volta utilizzate in modo opportuno (da molecole a loro volta sintetizzate per mezzo dello stesso DNA) danno origine ad altre molecole complesse come le proteine, le cui catene aminoacidiche si autoripiegano al fine di generare forme che determinano funzioni specifiche? Chi governa tutto questo, e come?

Se accettiamo la presenza di un’intelligenza superiore dobbiamo accettare anche che la nostra natura prevede di accordarci con essa. Io identifico tutto questo in una entità che chiamo Dio, l’essere intelligente che ha creato l’universo, dandogli un senso e un percorso.

Ognuno di noi ha la propria individualità, unica e irripetibile, che si può (e si deve) esprimere liberamente, ma trovandosi immersa in un’intelligenza molto più grande e potente, non può fare a meno di relazionarsi con essa, riconoscerla, e in qualche modo allinearsi al suo campo. Tutto questo può spiegare ragionevolmente la nostra origine, ma soprattutto dona senso alla nostra esistenza.


Vedi anche: Acqua, fonte della Vita

Commenti

  1. Molto interessante, ma chi dice che la vita non si sia creata prima su un altro pianeta e non sia poi arrivata sulla terra? avrebbe avuto tempo di svilupparsi là e poi sarebbe arrivata su un asteroide o comunque con materiale proveniente dallo spazio. E’ una delle teorie dell’origine della vita sulla terra, non un mio pensiero.

  2. Caro Enea, grazie per la tua domanda. Si, quella è una delle teorie. In ogni caso sarebbero serviti così tanti miliardi di anni da dover arrivare a prima del Big Bang. E non credo proprio che la vita possa essere sopravvissuta ad un tale evento! Inoltre sarebbe dovuta sopravvivere anche all’impatto con la Terra da parte di un asteroide, che sappiamo generare temperature altissime…

    1. Caro/a Ele82, un sistema complicato è assimilabile ad una macchina, ha tante o anche tantissime parti che contribuiscono al risultato, ma questo è semplicemente la somma dei contributi di ogni parte. In un’automobile ad esempio il motore (di per sé già sistema e con una sua funzione) è collegato alle ruote attraverso la trasmissione (altra funzione), attaccati alle ruote troviamo i freni (altra funzione). Il risultato è che l’automobile è in grado di accelerare e frenare, secondo una relazione causa-effetto (il motore agisce dando potenza, i freni creando attrito per rallentare). Le macchine a volte sono davvero molto complicate, ma riducendole a parti e funzioni più semplici diventano comprensibili. Così otteniamo ad esempio: motore+trasmissione+freni = automobile (esempio ovviamente semplificatissimo).
      Questo è il modo che abbiamo di pensare e considerare le macchine, ovvero ciò che ha creato l’uomo. Non è lo stesso per un essere vivente, che è invece un sistema complesso. In questo tipo di sistemi non puoi suddividere le varie parti, studiarne le funzioni, e poi dire che la somma è il risultato, perché non funziona. Ad esempio diresti (sempre semplificando) che sei un fegato+intestino+polmoni+cuore+cervello+muscoli+ossa? Non si può dire questo perché c’è una interconnessione tra le parti e una loro multifunzionalità tale da non poterne considerare una sola e dire quale funzione ha (sebbene possa avere delle funzioni principali). Alla fine il risultato di tutto questo va oltre la somma delle funzioni delle singole parti, ovvero il tutto assume un significato non comprensibile quando viene suddiviso.
      Spero di averti risposto, nel caso rimanessero dubbi scrivimi pure.