Quando un uomo è felice?

Don Oreste Benzi - foto_Mario_Rebeschini

Qualche anno fa, parlando con Don Oreste Benzi (1925-2007, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, in corso il processo di beatificazione) gli ho chiesto quando, secondo lui, un uomo è felice. Mi ha risposto:

“un uomo è felice quando il suo essere incontra il suo io”.

Poi ha proseguito: “Questo ‘io’ lo conosce veramente solo Dio, e solo attraverso di lui possiamo trovarlo”. Mi sembra davvero un bello spunto per riflettere sul nostro modo di vedere la vita e di cercare la via per la felicità, un modo “ecumenico” di vedere il nostro rapporto con Dio. Nel nostro ”io” si trovano la realizzazione, la felicità, la pace e la serenità di ognuno di noi. Perché non cercarlo assiduamente?

[fonte foto: http://unpastoalgiorno.apg23.org/it/45-Chi_siamo/90-Il_nostro_fondatore/]

Commenti

  1. Grande don Oreste! Io aggiungerei la necessità di cercare Dio, oltre che cercare il proprio Io, altrimenti si rischia di centrarsi su se stessi e di dimenticarlo…

    1. Caro Giulio, sono d’accordo, anche se forse la vedo un po’ diversamente da te.
      Cercare Dio per me è cercare la fonte della vita e l’intelligenza che sottende tutto ciò che esiste, compreso quello che non vediamo. La vita è relazione e l’amore ne è il motore. Anche le cellule e le particelle più piccole della materia sono in relazione tra loro, si cercano, si scambiano informazioni ed energia… Io vedo Dio in tutto questo: pervade l’intera esistenza, è tutto e allo stesso tempo è la cosa più piccola che riusciamo ad immaginare.
      Per trovare il senso di me stesso ed il mio “io” ho bisogno di ascoltarmi, di capire chi sono, e questo lo trovo nella mia profondità. Questo per me è anche cercare Dio, perché è nel silenzio che si esprime, quando siamo riusciti a staccarci dalla nostra umanità e siamo tornati come bambini tra le braccia della mamma. Finalmente liberi possiamo incontrare Dio purificati di noi stessi. In questo “spazio” possiamo sentire ciò che veramente ci appartiene e fare scelte incondizionate e guidate solo dall’amore gioioso che si sprigiona dentro di noi in questo divino incontro.

    1. Cara Ele82, la credenza è un passo fondamentale, ma non definitivo. Dico questo nel senso che l’esclusione di una possibilità di solito ci rende chiusi al punto da non poter conoscere nulla di nuovo che la riguarda. Quindi lasciare aperta una porta significa poter scorgere una luce al di là di essa. Se la porta resta chiusa pregiudichiamo la possibilità di conoscere qualcosa di nuovo.
      Per quanto riguarda la fede è necessario l’ascolto. La vita non è fatta solo di materia, di cose tangibili e concrete. Siamo esseri in gran parte sconosciuti, prima di tutto a noi stessi. Quando ti poni con apertura e senza pregiudizio puoi sentire ciò che non hai mai sentito prima. Talvolta si tratta di emozioni e sentimenti, e questo è il primo passo, ma in profondità puoi scorgere un aspetto più sottile, etereo, poco controllabile e per questo più vero. Puoi chiamare tutto questo come vuoi: energia, campo, anima, Dio… in ogni caso non riesci a vederlo con gli occhi, a sentirlo con le orecchie, a percepirlo col tatto. Se entri veramente in contatto con questa grande energia creatrice provi un senso di pace, di luminosità, di amore e a questo punto puoi provare a entrarci in comunicazione, ogni religione/cultura ha proposto riti e preghiere diverse per farlo.
      Credo che questo non possa essere solo un inganno della mente o una autoinduzione ipnotica, anche se sei libera di pensarlo, ma finché non l’avrai provato veramente non potrai sapere di cosa si tratta.

  2. Beh, se hai vissuto un’infanzia da schifo con genitori che ti obbligavano a andare a messa fai fatica a tenere una porta aperta. Comunque, si, ha ragione lei: non si può fare un’esperienza se non ci si buttadentro. Però per me adesso non è possibile”

  3. Cara Ele82, grazie per il tuo prezioso contributo alla discussione. Ti trovi in uno stato di comprensibile repulsione verso tutto ciò che è trascendente, ma ti rendi anche conto che si tratta del condizionamento di esperienze passate. Oggi puoi scegliere di abbandonare tutto questo, in modo da prendere in mano la tua vita e scegliere liberamente ciò che è meglio per te. I condizionamenti del passato, come la nostra educazione, ci trattengono dentro a schemi che non ci fanno stare bene e non ci permettono di essere noi stessi. Il superamento di tutto questo, che va riconosciuto ed elaborato, ci permette di liberarci e di conoscerci più in profondità, rendendo la nostra vita più serena, gioiosa e godibile!